Cuoredibue – di Bartolo Federico

Tristi buffoni, barcollanti ubriachi, insetti e formiche, strani individui. Un allucinante muro del suono! Viaggiatori e cadaveri. “Pam! Pam!”. Con la luna di traverso il cielo è irritato. Frank è in macchina e fuma una canna, con alcuni amici. C’è qualcuno che ride, è un suo compagno di scuola. Eclissatisi nell’Antelope Valley a nord della contea di Los Angeles, nel deserto californiano, sotto tette di stelle, fanno capriole con bastoni e occhiali. “Musik”. Da dove saltano fuori questi stravaganti freakery? La tranquillità è solo per i mediocri. Se ti esponi ti feriscono, cercheranno di schiacciarti, di torturarti. Quando nasce una canzone è come quando la palla va in buca. Una nuova speranza prende forma. Nel buio, nel grigio della notte, si mette lì tutta nuda, in una posa quasi pornografica. La puoi amare, detestare, o chiederle perdono. Abba-Zaba. Rumore di ossa. Lei saprà ascoltarti, muta. Un brivido, un delirio, un’apparizione. Vecchie signorine, la Quinta Avenue, una lanterna magica. Armoniche e slides, un blues ortodosso. C’è un mondo che vive. Al “Re dei matti” gli venne in mente il nome Captain Beefheart proprio in quel posto.  “Ah!” disse Frank pensoso. Come a dire,  Grande. “Ne faremo un film” aggiunse, “e lo chiameremo Captain Beefheart Meets The Grunt People”.
“Il chiaro di luna nel Vermont influenzò tutti. Anche la signora Mrs. Wooten, come il Piccolo Nitty. Anche il salvagente che galleggiava con la sua piccola pistola in mostra, con la sua piccola pistola che si ingrandiva. Beh questo serva a dimostrarti quello che la luna può fare”. (Moonlight On Vermont). 
Mezza pinta di Ballantines. Di notte nel deserto “Doctor Dark” girava a torso nudo con un grande mantello e una tuba nera sul capo. Ma nel baule c’erano anche stivali sformati, un cappotto con collo di pelliccia, rovesci e uragani. Un paio di Jeans. “Neanche un incantesimo. Diavolo!”. Per tanto tempo si era sentito come un uomo in mare, che si teneva a galla per forza d’inerzia. Ma quando incontrò Frank, cominciò a nuotare verso la riva. “Questo posto è magnifico, perché non c’è nessuno” disse a se stesso. Aveva l’aria sorpresa, seduto da solo. Con il dono della disperazione si era raggomitolato nei sogni che riusciva a ricordare quando si tramutavano in canzoni. Allora gli s’incollavano addosso. Cuore di bue non è il suo nome, ma quello che si è dato. Don Van Vliet si alzò dal letto, con un banjo in mano. La stanza era fredda qualcuno bussò… ma poi non entrò. Si fece una doccia e tornò a sdraiarsi. Grandi speranze lo avevano spinto fin lì. Aspettando di rimettersi i pantaloni, si girò verso lo specchio. Mirror Man gli fece segno di rispondergli. La carta da parati svolazza sui muri screpolati. Ci sono delle strane cose anche nelle nostre teste. “Vieni a vedere, vieni a vedere Crazy Little Thing”. Fu allora che mise un disco di free jazz, una musica dura. Ornette Coleman e il suo sassofono di plastica. Come lui vaneggiava poesia quando i dragoni gli saltavano addosso. Ma This Is The Day dopo due tre passi in punta di piedi, ti porta sotto la pioggia. Ha nascosto sorprese in una casa buia e piena di sbarre, ha soffiato la polvere da occhi stanchi, e si è messo un elmetto a punta per le cornacchie. Era un fenomeno da baraccone. A me mi stanno sul cazzo i radical-chic. Forse non si è capito. Allora lo ripeto.
“Mi stanno sul cazzo i radical-chic”. Sono quelli che hanno scritto la storia del rock, pippe viziose, destra, sinistra, centro. Gol. Inchiostro gettato. Un nuovo sound era nato – “panico” – mescolando il blues con il jazz d’avanguardia, insieme a quella voce roca, dall’estensione micidiale. “Stricly Personal” è un album di blues che sembra di sentire Son House che canta sotto effetto di peyote. Potete immaginarlo… ti prendono per un deficiente bizzarro, cialtrone. Uno che gioca contro tutti: un pagliaccio. Non è andato nessuno a sentirlo, a vederlo.
“Blàblàblàblà: Formiche bianche camminano, Formiche nere strisciano, Formiche gialle sognano, Formiche marroni sono impazienti, Tutte queste persone impazienti di essere libere. Uhuru. Formica Uomo. Ape uhuru Formica Uomo Ape Tutte le formiche del giardino di Dio, non possono andare d’accordo La guerra dura ancora E’ per quel mucchio di zucchero Che non si lasceranno stare Perché ci fai questo? Ci devi lasciare liberi”. (Ant Man Be). 
Libri d’avanguardia, suoni strambi, tamburi di latta, folli che sbavano. La sfiga è totale. Applauso generale. Lester Bangs scrisse che quella era la determinazione ad entrare nell’essenza della musica… e beveva secchiate di gin. Gli intellettuali non riuscivano a decifrarla questa cosa. “Tutte giovani menti illuminate”. Visioni di bandisti che suonano liberi. Perché nessuno sapeva leggere la musica, ma “Trout Mask Replica” è nato lo stesso. Dali’s Car è ispirata al taxi giallo di Salvator Dalì. Il diavolo gli chiese dove fosse stato. Forse fu una session improvvisata di otto ore consecutive. Oppure una seduta in casa di Don Van Vliet durante la quale il Capitano, fece chiamare un botanico, preoccupato dai disturbi che alcuni alberi del giardino mostravano di subire, per via della musica. Da un castello all’altro, la Banda Magica suona cose che non tutti vogliono sentire. Mentre aggrottano le ciglia. Ci vuole un cuore di bue per amarlo davvero. Il sogno americano del successo facile. Conformisti in un sonno senza pace. “Lampy Gravy” e “Hot Rats”, sono tutta farina sua. I giganti della penna andranno a chiedere perdono? “Non lo faranno mai, queste menti fumose”. Come tutte le cose belle, l’estate dura poco. Anche il fuoco che aveva acceso. La rivoluzione nel rock? “Dai, non fatemi ridere, è stato uno scherzo di pessimo gusto. Scusate…” C’è chi pensa alla pensione (perché era poco al corrente). Altri, artisticamente parlando, sono condannati a morte; ma ogni creazione porta con sé la sua nascita, la sua fine, il suo assassino. Aveva occhi speciali e non temeva niente il Capitano. Vado a cercare un’artista se lo incontro ve lo dico.

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