Culture Club: “Do You Really Want To Hurt Me” (1982) – di Cinzia Pagliara

“Give me time to realize my crime, let me love and steal, I have danced inside your eyes, how can I be real?” Adorava questa canzone, così lontana dai suoi anni, figlia di un tempo che aveva sperato essere andato e che invece rimaneva, perché il tempo è un’invenzione sociale e passa troppo in fretta, senza passare mai. Gli era sempre piaciuto ballare: passi di danza classica azzardati in punta di piedi, o movimenti ritmici del bacino con le braccia al cielo, con una sensazione di libertà che difficilmente provava, sempre attento ad essere quello che gli altri si aspettavano da lui. Ballava chiuso nella sua stanza in uno spazio piccolo che si dilatava senza limiti, perché la sua mente scavalcava tutto, coraggiosa tanto quanto invece diventava timida appena apriva la porta. “Do you really want to hurt me? Do you really want to make me cry?” Era abituato a nascondersi, a non esprimersi, a non mostrare ciò che provava perché era stato ferito tante volte quando ci aveva provato. La ferita più grande era stata leggere il rifiuto di capire la realtà negli occhi delle persone a cui voleva bene, il cambiare tono e parole, il deviare il discorso con leggerezza macchiata di superficialità.
E lui invece avrebbe voluto cantarlo e ballarlo, quello che provava: “come inside and catch my tears,you’ve been talking but believe me,if it’s true you do not know…”. Quante decine di anni passati inutilmente. Boy George aveva ballato il suo amore con orgoglio, con una bellezza che ancora brillava, con una grazia che non era riuscita a sbiadire: le sue treccine, gli occhi tristi, il sorriso malinconico e dolcissimo. Tutto gli era sembrava cambiato, ma non era vero. Intellettuali, politici, scrittori, giornalisti, tutti ancora continuavano a giudicare quella danza e quell’amore, quella vita che si faceva largo con poesia, per spalancare la porta e lasciarla, finalmente, aperta. Ogni volta era la stessa offesa, la stessa violenza, la stessa cattiveria spietata. Si sentì stanco di subire, di soffrire, di aspettare. Indossò la sua camicia bianca lunga e senza colletto, sottolineò gli occhi con una morbida matita kajal e mise in testa il cappello che teneva in bella mostra sulla mensola ma che tutti fingevano di non vedere e, finalmente, aprì la porta: anche lui poteva essere Boy George. Scese le scale ballando, ondeggiando sui fianchi, con un leggero volo delle braccia. “If it is love you want from me, then take it away, everything’s not what you see it’s over again.Do you really want to hurt me?” La libertà inizia ballando, per tutti.

Give me time to realize my crime / Let me love and steal / I have danced inside your eyes
How can I be real / Do you really want to hurt me / Do you really want to make me cry
Precious kisses words that burn me / Lovers never ask you why / In my heart the fire is burning
Choose my color find a star / Precious people always tell me / That’s a step a step too far
Do you really want to hurt me / Do you really want to make me cry
Do you really want to hurt me / Do you really want to make me cry
Words are few / I have spoken / I could waste a thousand years / Wrapped in sorrow, words are token
Come inside and catch my tears / You’ve been talking but believe me / If it’s true you do not know
This boy loves without a reason / I’m prepared to let you go / If it’s love you want from me
Then take it away / Everything’s not what you see it’s over again
Do you really want to hurt me / Do you really want to make me cry
Do you really want to hurt me ( Do you really want to make me cry
Do you really want to hurt me / Do you really want to make me cry
Do you really want to hurt me / Do you really want to make me cry
Do you really want to hurt me / Do you really want to make me cry.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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