Cube: “Cube” (2018) – di Marco Valerio Sciarra

Dentro una scatola piena fino all’orlo non si sa mai quello che si può trovare. Talmente piena da non riconoscere gli oggetti accumulati dentro. Infilare la mano alla cieca è il primo istinto a cui non si può resistere. Rovistare, assaporando con le dita la consistenza degli oggetti che casualmente si incontrano. Rovistare e rovistare tentando di trovare quello che ci si è prefissi di trovare… e perdersi nel piacere di cercare senza più sapere quello che si stava cercando. In alcuni oggetti, non si sa perché, c’è un impulso che ordina di conservarli per poi nel tempo dimenticarne il motivo. Altri oggetti fanno scattare il meccanismo della nostalgia. Ce n’è uno in particolare: il nastro srotolato di un’audiocassetta degli anni ottanta/novanta che immediatamente fa rivivere l’atmosfera di quel periodo. Una compilation di tutte quelle band che iniziavano a sperimentare con le programmazioni elettroniche e i sintetizzatori più sviluppati. Molta della fase ritmica era affidata a calcoli del computer… a esaltare la componente umana erano i testi, di una poesia intima e diretta… e la voglia di proporre qualcosa di nuovo, esplorare territori futuribili… avviavano la stagione New Wawe e cambiavano il modo di ascoltare e di ballare. Spesso ascoltare e ballare si incontravano in maniera indissolubile ma, senza avere l’aggressività del Punk che si lasciavano alle spalle. Le melodie erano morbide, soffici, spesso si inoltravano nella malinconia o nel lato oscuro, detto anche: Dark. Il cubo o “Cube”, di questi quattro ragazzi di Catania assomiglia alle percezioni sentite in questa scatola. Forse il “cubo” è questa scatola magica… che riporta indietro nel tempo e ripesca in quelle sonorità per comunicare, emozioni, inquietudini del presente. Di oggi. Andrea Di Blasi, autore dei testi e delle musiche, oltre che della voce, è responsabile dei synth e delle programmazioni. Coadiuvato da Antonio Gangemi alla batteria acustica ed elettronica, Leandro Blancato alla chitarra e Luigi Cannata al basso. Per loro frugare nella scatola magica è un modo per frugare dentro se stessi e nelle esperienze esistenziali alla ricerca delle emozioni più profonde, quelle degne di essere scolpite in maniera indelebile. “Vorrei afferrare il sole del mattino / per riprendermi e ricominciare”, così infatti cantano nel brano di apertura, Il Sole Del Mattino, come in un perpetuo bilancio tra quello che si ha e quello che manca… “Le parole che non riesco più a sentire… / Le ferite che non riesco più a guarire”. Il sound è omogeneo lungo la lista delle dieci tracce ben dosate tra testi in italiano e quelli in inglese con uno spettacolare apice in Desease In My Head. Inevitabilmente, quando si oscilla tra i due estremi, la bilancia finisce per pendere sempre sul lato negativo e i versi di Di Blasi sono espliciti, soltanto la musica, la loro musica, può lenire la sofferenza. “Le cose che non ho / che non avrò mai / le vedo sono qui / si nutrono di noi…” (Le Cose Che Non Ho), “Quello che cerco qui non c’è / stimoli ed intenzioni/ provo a difendermi / da questi limiti…” (Quello Che Cerco). Forse è questa la sfida lanciata dai Cube:  rovistare nei suoni del passato per superare i limiti.

Cube: “Cube” (Seahorse Recordings/ Audioglobe 2018)

Tracklist: 1. Il Sole Del Mattino / 2.) Ti Vedo Qui / 3.) Si Alza Il Vento / 4.) The Sun Will Always Shine /
5.) Ancora Qui / 6.) Everything I Want / 7.) Le Cose Che Non Ho / 8.) Disease In My Head /
9.) Ricordi Nel Tempo / 10.) Quello Che Cerco.
Formazione: Andrea Di Blasi, voce, synth e programmazioni. Antonio Gangemi, batteria acustica ed elettronica. Leandro Blancato, chitarra. Luigi Cannata, basso. 
https://www.cubemusic.net/

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