Cronache dal (l’ex?) cratere – di Ginevra Ianni

L’Aquila sei aprile 2009, ore 3,32, un boato scuote la città addormentata, chi si sveglia fugge nudo o in pigiama. 309 sono rimasti a dormire, il terremoto se li è portati via (speriamo) nel sonno. Disperazione, morte, abbandono, disgrazie, pianto e stridore di denti  per dirla evangelicamente, il resto è noto, ormai è storia.  Si è pianto tutto, le lacrime sono finite e forse non è un bene, forse è peggio. Otto lunghissimi anni sono passati nell’assurda, anacronistica, irrazionale speranza che tutto sarebbe finito e ricominciato presto, prestissimo. Otto anni. Chi sopravvive si aggrappa a tutto, ha bisogno disperatamente di confermare a se stesso di essere vivo e allora si mangia, si beve, si fa l’amore, si fa tutto e di più, si tagliano i rami secchi che ci si trascinava da tempo, si elimina l’inutile. Gli psicologi, arrivati in massa con il sisma insegnano concordi: si deve stare bene, si ha il dovere di stare bene, se si è felici per se stessi staranno bene anche gli altri. Si vabbè, ci crediamo. Ci si è fidati e ci abbiamo creduto, che tutto rinasceva, che tutto sarebbe stato come prima, anzi, seppur diverso sarebbe stato meglio. Ma nel frattempo c’è stato l’impatto con il muro burocratico e granitico della ricostruzione, della protezione civile, o ti allinei o vai via, il disorientamento sul sapere cosa fare, dove andare, dove lavarsi o curarsi, con gli occhi e il cuore ancora pieni di spavento della visione assoluta dell’inferno: l’evacuazione notturna dell’ospedale con malati che venivano soccorsi in strada, altri che venivano fatti uscire dalle finestre del nosocomio legando le lenzuola dei letti come si vede nei vecchi film comici, medici ed infermieri che correvano ovunque, altri che quella notte pur non essendo in servizio arrivavano comunque a dare aiuto senza essere stati chiamati e dovunque urla, strilli, pianti e urla, urla, urla urla. C’è chi non ce l’ha fatta a sopportare tanta disperazione e si è lasciato andare: il primo funerale senza prete (disperso chissà dove) sotto gli ombrelli carichi di pioggia e neve di un aprile gelato, odioso, tutti stretti intorno ad una cassa di legno a salutare senza benedizione. C’è chi si è addormentato la sera sulla brandina del centro di accoglienza in mezzo agli altri e non si è svegliato più. L’hanno trovato così al mattino, stretto alla coperta militare. In questa tragedia immane ci si è ritrovati fratelli, figli, padri e madri di tutti i morti, pur senza conoscerli personalmente se ne sapevano comunque nome e cognome, le facce, la risata, i loro peggiori difetti, le loro qualità migliori. Immaginate il dolore che può sopportare un unico cuore che piange contemporaneamene la morte di trecentonove figli, trecentonove genitori, trecentonove fratelli. E poi c’è chi è rimasto vivo. A quelli hanno cominciato subito a telefonare, il cellulare sembrava impazzito, tutti volevano sapere, essere d’aiuto, ma c’era anche chi telefonava per sapere come mai la bolletta elettrica e/o del gas non era stata ancora pagata:
“Signora deve pagare”
“guardi che non ho più casa, è distrutta”
“si ma la bolletta si riferisce a gennaio/febbraio [i periodi piu freddi, L’Aquila è una città di montagna] e quindi in quel periodo l’utenza era attiva”
“ma io non ho soldi con me adesso, non so come fare, non ho possibilità”
“guardi che se non paga passiamo tutto all’ufficio legale”…
Dialoghi tra pazzi, discorsi di lucida follia. E poi mega bollette rateizzate e poi le tasse che lo Stato clemente non ti abbona, no. Lui, buonissimo, ti dice “tranquillo non pagare”
“me li abbuoni?”
“nooooo,  me li ridarai a rate, sommate alle tasse future. Sono buono io, che ti do i soldi solo per la prima casa e per parte della seconda”.
Aiuto. La scuola riparte ma non c’e la città, dove vanno i bambini? Aiuto, aiuto, aiuto. Il tempo passa ineluttabile, gli anni si snocciolano come grani di rosario,  le cose cominciano a muoversi, la città non c’e più ma intanto prendiamo coraggio, paghiamo le mega bollette,  max 120 rate, e le rate delle tasse, ma si ricomincia. Poi dall’ultimo agosto nuove scosse, le stesse incertezze, nuove crepe su case rifatte. Da otto anni siamo tutti esperti, “saranno crepe di intonaco o lesioni su muri portanti? e le travi?”. Scosse, scosse, qui vicino si ripete il solito teatro tragico: morte distruzione, pianti e stridore di denti, bare, morti di terremoto o di abbandono e disperazione. La tivvù ripropone un film già visto. Nessun aquilano vorrebbe essere nei panni di quei disperati per niente al mondo e non solo per il terremoto ma perché conoscono già il loro futuro… e intanto scosse, scosse, scosse. Se va bene ci si sta muovendo, si sta vivendo e non le si sentono tutte. I tecnici dicono, presagiscono, fanno e disfano allarmi e nel caos totale si prepara di nuovo la borsa d’emergenza accanto al portone: pile di varie misure, coperte, una bottiglia d’acqua, carta igienica, scatole di tonno, cioccolato e calze pesanti. Non si sa mai. La si guarda ogni giorno entrando ed uscendo di casa quella maledetta borsa, la si odia, non se ne sopporta la vista ma si sa che nel bisogno salverà la vita. Intanto in questa non-vita senza città, da otto anni sale esponenzialmente l’uso di psicofarmaci e di alcool soprattutto tra i giovani cresciuti in questo nulla per cui, non esistendo altro, il sabato sera si riduce al girovagare ubriachi da un locale all’altro, tanto che altro vuoi fare? Cresce a dismisura l’uso di droga. Ormai la si trova appena girato l’angolo, nemmeno lo sforzo di cercare. Non ci si è mai ripresi dal sei aprile 2009, il terremoto morde i piedi ai sopravvissuti mentre si cerca di scappare, non li molla, scosse scosse scosse, chi può fugga, via lontano, senza voltarsi: davanti e lontano c’è la vita, bella o brutta che sia, qui si muore. La pietra tombale? A febbraio ho incontrato un’amica, mi ha parlato senza guardarmi negli occhi, senza salutare: “a carnevale mi vesto da terra ferma…”Non le ho risposto, sono andata via. Scappate.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *