Craxi, il Diritto dei Popoli e la Questione Curda – di Riccardo Panzone

Il 6 novembre 1985, il Presidente del Consiglio Bettino Craxi riferisce alla camera dei deputati sul “Caso Sigonella”, uno degli ultimi episodi delle patrie vicende in cui la nostra sovranità nazionale è stata rivendicata con fermezza ed orgoglio dai vertici istituzionali. Craxi – così come gran parte dei suoi colleghi – era di tutt’altra pasta, intellettuale e culturale, rispetto ai molti “saltimbanchi” che oggi bivaccano tra i due rami del parlamento: conosceva la storia e la sapeva interpretare, e quel giorno del 1985 la rese viva operando un collegamento, un ricorso storico vichiano, che scatenò le proteste di parte dell’aula. Il leader socialista, nel suo discorso, legittima la lotta armata dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) ricorrendo ad una opportuna correlazione con i moti risorgimentali nel nostro Paese.
“Quando Giuseppe Mazzini, nella sua solitudine, nel suo esilio, si macerava nell’ideale dell’unità d’Italia ed era nella disperazione perché non sapeva come affrontare il potere, Lui, un uomo così nobile, così religioso, così idealista, concepiva e disegnava e progettava gli assassinii politici. Questa è la verità della storia e contestare a un movimento che voglia liberare il Proprio Paese da una occupazione straniera la legittimità del ricorso alle armi significa andare contro le leggi della storia. Si contesta quello che non è contestato dalla Carta dei principi dell’ONU: che un movimento nazionale che difenda una causa nazionale possa ricorrere alla lotta armata”
L’azione dei popoli, giuridicamente inquadrati in nuclei accomunati da storia, tradizione e cultura comuni, che rivendicano sovranità territoriale, va valutata sul “metro della storia”, come è stato per il nostro Paese, come è stato per Israele, come dovrebbe essere per la Palestina, così come dovrebbe essere per la Nazione Curda. I Curdi sono circa 35 milioni (circa la metà della nostra popolazione) e vivono a cavallo tra Turchia, Siria, Iraq, Iran e Armenia, rappresentando il quarto gruppo etnico più grande del medio oriente. Dopo la fine della prima guerra mondiale e il crollo dell’impero ottomano, i vincitori alleati occidentali avevano previsto la creazione di uno Stato Curdo all’interno del Trattato di Sevres del 1920
L’ipotesi di dotare di sovranità territoriale una così ampia popolazione, piuttosto che renderla minoranza, spesso scomoda, all’interno di altri stati nazione era stata opportunamente ipotizzata ad inizio secolo. La promessa della nascita del Kurdistan venne disattesa in seguito, tre anni dopo, con il Trattato di Losanna, in cui venne fissato l’odierno confine dello stato Turco senza definire alcun confine geopolitico destinato alla minoranza Curda. L’attuale nostro governo, culturalmente inadeguato, è incapace di prendere qualsiasi posizione rispetto alla Questione Curda, che non sia servile e subordinata alle decisioni dei grandi potentati occidentali (ed orientali come l’Arabia Saudita, ad esempio). Non abbiamo dubbi, tuttavia, riguardo quella che sarebbe stata, oggi, la visione di Bettino Craxi rispetto ad una situazione in tutto e per tutto simile a quella relativa all’apprezzabile “discorso di Sigonella”Bettino Craxi, in veste di capro espiatorio di un intero sistema politico, è stato consegnato alla storia dai vincitori della stagione di tangentopoli nella veste di “mariuolo”; la storia stessa, un giorno, che ci piaccia o no, lo riconsegnerà inevitabilmente al Paese nel legittimo ruolo di enorme statista ed intellettuale capace di riflessioni tuttora attuali. Al Lettore perplesso e/o indignato lasciamo infine una domanda buona per riflettersi ed indignarsi davvero… è peggio rubare o rubare e basta?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.