Cosmic Jokers: “Galactic Supermarket” (1974) – di Piero Ranalli

In realtà i Cosmic Jokers non erano una band ma un collettivo di musicisti, artisti, scrittori, poeti, occultisti tedeschi provenienti dalle filosofie psichedeliche ed esoteriche degli anni 70, uniti da un interesse che era quello di creare una musica cosmica tale da far espandere la coscienza mondiale grazie all’LSD. Un viaggio musicale estremo, un’avventura unica in gran parte improvvisata, una musica che si prefiggeva di trascendere il mondo materiale, una protesta contro la realtà. Tutto questo prese forma da Rolf Ulrich Kaiser (anche proprietario delle etichette underground Ohr e Pilz) che fondò Die Kosmischen Kuriere e che con la collaborazione di Gille Lettman mise insieme una serie di jam sessions eseguite tra febbraio e maggio 1973: una combinazione di acido, musica e divertimento che fece da catalizzatore per la realizzazione degli obiettivi visionari di Kaiser.
Solo che Kaiser, come si suole dire volgarmente “fece i conti senza l’oste”, perché pubblicò queste performance senza che nessuno dei partecipanti al gioco lo sapesse, e questo ovviamente gli costò la carriera perché fu portato in tribunale e punito per non aver riconosciuto le royalties ai musicisti, tuttavia ebbe il merito e l’intuizione (e questo gli si deve almeno riconoscere) di pubblicare album davvero sorprendenti. Nello specifico “Galactic Supermarket
(Kosmische Musik 1974) fu il secondo di una serie di uscite dei Cosmic Jokers, si tratta di un lavoro veramente fuori di testa, con il contributo massiccio e prepotente di stupefacenti psicoattivi, sintetizzatori analogici, percussioni, esperimenti con l’eco, chitarre acide e voci femminili occasionali e, a parte la controversia, è diventato un classico nel vasto panorama krautrock.
Si compone di due lunghe tracce, Kinder Des Alls e Galactic Supermarket, entrambe suddivise in tre sezioni, la prima traccia ha una solida presenza di cadenze jazz-rock alimentate da eleganti divagazioni chitarristiche che sfumano nella seconda sezione con un rallentamento attraverso un universo di languidità cosmica, con una presenza incisiva di sintetizzatori e mellotron, costruendo un ambiente da sogno, con l’arrivo della terza sezione la chitarra solista torna in primo piano, solo questa volta condividendo i riflettori con l’organo e il sintetizzatore, in una sorta di rinnovamento della struttura elaborata nella prima sezione. La seconda traccia è costruita su parametri psichedelici più vicini al prog rock.
Nella sua terza sezione ci troviamo alla presenza di una logica free form che vede tutti i musicisti riuniti in un caos stimolante, ma rivelando ancora quanto ciascuno di loro stia prestando attenzione agli altri, con alcune voci femminili che sembrano funzionare come delle evocazioni di una sacerdotessa. La formazione in questo disco fu la seguente: Rosi Müller (voce), Jürgen Dollase (voce, organo e mellotron), Manuel Göttsching (chitarra), Klaus Schulze (sintetizzatori), Dieter Dierks (basso, missaggio), Harald Großkopf (batteria), Gille Lettmann (voce). Alcuni dei grandi nomi della scena krautrock di quell’epoca: Schulze un compositore elettronico che aveva già esternato il proprio talento in “Cyborg” (pubblicato nel 1973), Göttsching chitarrista degli Ash Ra Tempel, Dollase e Großkopf membri dei Wallenstein, Dierks talentuoso ingegnere del suono e produttore, fondatore dei leggendari Dierks Studios di Colonia, in questo esperimento bassista nonché produttore (ovviamente) e, sebbene le due tracce dell’album siano strumentali, ci sono passaggi estremamente brevi di parole pronunciate dalle vocalist Rosi (che aveva collaborato anche con gli Ash Ra Tempel) e Gille (socia in affari e compagna di Rolf Ulrich Kaiser). Senza dubbio uno dei più grandi esempi di viaggi nello spazio senza l’utilizzo di una navicella spaziale!

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