Colter Wall: “Songs Of The Plains” (2018) – di Trex Willer

Le speranze che avevamo coltivato recensendo il suo esordio omonimo nel 2017 sono state ampiamente accontentate: Dave Cobb, il “Re Mida” della produzione country di Nashville, il country vero, quello fatto di polvere e sentimenti, ha fatto di nuovo centro… e che centro signori… Colter Wall non ha eguali nel panorama folk-country americano, un 23enne con una voce da outlaw consumato, profonda cupa e intensa, una sorta di Johnny Cash ultima maniera influenzato da Townes Van Zandt e Guy Clark, un narratore western come non ne nascevano da anni. Le canzoni sono asciutte, essenziali e corte: sette pezzi autografi e quattro cover di artisti underdog, quasi  a voler dire al mondo di essere come quegli artisti mai celebrati, quasi intuendo che il suo lavoro sarà di culto come quello di Billy Don Burns, autore di uno dei pezzi più belli del disco, la cover Wild Dogs. Chitarra acustica direttamente dalle praterie, storie di frontiera e… quasi possiamo sentirci addosso la polvere soffiata dalle pianure. Meraviglioso affresco in note: a pochi eletti alla sua età è riuscito compiere un miracolo visivo-auditivo di tale portata, considerando anche la società moderna dove la sua musica è così tanto rétro da sembrare marziana… è per questo vi incolla alle casse. La parte centrale del pezzo poi, con la gran cassa che batte, è come quando il cavallo comincia a galoppare nella prateria e la pedal steel di Lloyd Green lo accompagna. La band che segue Colter è eccellenza pura ma anche essenzialità, fra cui spicca l’armonica geniale di Mickey Raphael e,. nei cori, la voce del suo connazionale Corb Lund, altro artista country underground, che meriterebbe maggior celebrità. Fra le cover anche due cowboy-songs tradizionali: Night Herding Song e la conclusiva Tying Knots In The Devil’s Tail, quasi a urlare a tutti l’universo a cui si ispira, mentre Colter suona la sua chitarra acustica o mentre la sua voce ci entra nella pancia con le sue storie di praterie infinite. Non è un disco radiofonico o di facile ascolto… chiariamo subito, ci vuole tempo per assimilarlo, per capirne la profondità… e basta ascoltare il pezzo di apertura, Plain To See Plainsman, che è stato pure il singolo apripista, per capire che non sarà un viaggio facile ma di certo emozionante ed intenso questo brevissimo capolavoro: 35 minuti di “canzoni delle pianure”, di melodie soffiate dal vento, di chitarre acustiche, armoniche e poco altro. La canzone che riassume meglio tutto quello che Colter Wall rappresenta (un menestrello di storie del vecchio west) è senza dubbio Wild Bill Hickokbrano che narra la storia del celebre pistolero… e lo fa come solo i grandi cantautori sanno fare. Gioiello vero. Nella precedente recensione avevamo sperato giusto, confidando in Colter e Cobb… ecco: speranza riposta di certo negli artisti giusti che ci hanno regalato oggi uno dei dischi di western country e folk più bello e intenso degli ultimi anni, un viaggio particolarissimo nella storia degli Stati Uniti senza pensare alle vendite o alle classifiche. Buon ascolto.

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http://www.magazzininesistenti.it/colter-wall-colter-wall-2017-di-claudio-trezzani/

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