Colter Wall: “Colter Wall” (2017) – di Claudio Trezzani

Certo, questo è il suo debutto ufficiale, molto atteso dagli addetti ai lavori, ma il 21enne canadese aveva già attirato su di sé parecchie attenzioni con il suo EP autoprodotto “Imaginary Appalachia”, e soprattutto aveva colpito le fini orecchie di quel mago alla produzione che risponde al nome di Dave Cobb. Grazie alla collaborazione con il guru delle produzioni country di qualità, Colter Wall ci regala un avvio molto interessante che lascia in bocca quella sensazione piacevole, che ti spinge a non vedere l’ora di sentire quello che sarà in futuro. La cosa che maggiormente colpisce è la stupefacente maturità del ragazzo canadese che traspare dalle musiche ondeggianti fra il folk e il country alla maniera del grande Maestro Townes Van Zandt, e dei testi altrettanto solidi e malinconici, cantati con una timbrica fosca e crepuscolare… un po’ come  il Johnny Cash di fine carriera. Due leggende che non citiamo a caso. Non sono i soliti paragoni azzardati per far vendere qualche copia in più ad un imitatore di basso rango, ma i nomi di due degli artisti che maggiormente hanno influenzato Colter, cresciuto lontano dalla polvere del Texas ma solo fisicamente. La sua musica è intrisa dell’aria secca del deserto e delle imprese dei “fuorilegge” che ha amato nella sua adolescenza. Non inventa nulla nei suoi pezzi, ma il talento è genuino, non costruito e lo fa spiccare in mezzo ad un panorama affollato quale è la scena country d’autore americana attuale. I pezzi, che sarebbero perfetti per un film western (come lo è stato già un suo brano in passato per il capolavoro di David Mackenzie“Hell Or High Water”) non hanno flessioni di intensità. Spiccano la stupenda cover di un pezzo di Van Zandt, Snake Mountain Blues e la traccia d’apertura Thirteen Silver Dollar, con la  voce che non assocereste mai a quella di un ventunenne alle prime armi: matura e malinconica. Ritmato ed elegante il country delle steel-guitars in Motorcycle, intenso e triste il blues di Trascendent Ramblin’ Railroad Blues e della ballata finale Bald Butte. Un disco promettente, cesellato alla perfezione da una produzione al solito eccellente, che proietta di certo Colter Wall, con merito, al centro delle attenzioni di questo 2017. Avrebbe meritato forse un voto più alto, ma quello lo riserviamo alle prossime produzioni, sicuri che il Nostro migliorerà con gli anni, soprattutto se sarà sempre guidato da persone capaci come Dave Cobb.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *