Colosseum: “Colosseum Live” (1971) – di Pietro Previti

C’è stato un periodo in cui era abbastanza facile imbattersi nella versione economica di “Colosseum Live”. Erano gli anni Ottanta ed il titolo rientrava nella collana “Orizzonte” della Ricordi. Al di là del costo niente male per un doppio, diecimilalirette, tuttavia non sempre alla portata di tasca di noi studentelli, il disco della band inglese attirava soprattutto per la fotografia in copertina. Uno scatto iconico apparentemente semplice, quasi banale. Ritrae un giovane hippy che salta in un moto gioioso e liberatorio, figlio dei tempi con quei jeans a zampa d’elefante che riportavano il simbolo, universalmente conosciuto, del disarmo bilaterale. Era opera di Keith MacMillan, in arte Keef,  uno dei più sorprendenti ed immaginifici fotografi e designer dell’epoca, autore di una miriade di cover per artisti più o meno conosciuti e label di culto. “Colosseum Live” è un doppio entusiasmante, che lascia però anche l’amaro in bocca all’ascoltatore. Rappresenta l’apoteosi ma, allo stesso tempo, è anche il “canto del cigno” di Hiseman e compagni che di lì a pochi mesi avrebbero deciso (Settembre 1971) di intraprendere altri progetti, portando a compimento la breve storia del gruppo.  La band era nata appena tre anni prima per volere del batterista Jon Hiseman, virtuoso dello strumento, drummer di incredibile velocità e precisione con alle spalle importanti trascorsi nei gruppi di Graham Bond e John Mayall ed una miriade di collaborazioni con musicisti jazz. Con il più anziano e portentoso fiatista Dick Heckstall-Smith, capace di soffiare in due strumenti contemporaneamente e l’inventivo Dave Greenslade all’organo e xilofono, Hiseman definisce la prima formazione dei Colosseum, completata dagli altrettanto validi e fantasiosi Tony Reeves al basso elettrico e James Litherland alla chitarra ed alla voce. Il secondo album, “Valentyne Suite”, è capolavoro assoluto e chiude alla grande uno strepitoso 1969, già aperto da un lavoro di notevole originalità quale “Those Who Are About to Die Salute You – Morituri Te Salutant”. Nel 1970 con il successivo terzo capitolo, “Daughter of Time”, la formazione diventa un sestetto. Entra un vocalist potente, Chris Farlowe, apparentemente fuori contesto per il suo approccio urlato ma che si rivelerà essere acquisto indovinato, che caratterizzerà ulteriormente l’originalità del complesso. Ai fuoriusciti Reeves e Litherland subentrano i più robusti e moderni Mark Clarke (basso e voce) e Dave “Clem” Clempson (chitarra, ex Bakerloo), capaci di aggiornare e sporcare le sonorità quel tanto da assicurare un impatto più in linea in quei giorni che volgevano rapidamente all’Hard-Rock. Già a quel punto, in un paio di stagioni solamente, i Colosseum erano riusciti a raggiungere una sintesi tra generi assolutamente fuori dal comune, caratterizzata dall’incontro riuscito tra i sinfonismi tastieristici alla Nice con gli impulsi jazzistici dell’innovativo “Bare Wires” (1968) di John Mayall, alla cui stesura proprio Hiseman, Heckstall-Smith e Reeves avevano contribuito. Jazz-Rock che ammicca ad un primigenio Hard Rock, a sua volta frammisto a fremiti Blues. Canzoni pop d’autore (Theme for an imaginary western) seguite da assoli convincenti ed ardite improvvisazioni per un sound che avrà non pochi ammiratori e, soprattutto, imitatori… ad iniziare dai primissimi Chicago. Il doppio long-playing in questione non si sottrae a questi aspetti, anzi li enfatizza tanto da riuscire a condensare in appena sei lunghissimi brani il percorso fino a quel punto espresso dalla band. La resa dal vivo non si sottrae alla banale constatazione che alcune finezze si sono perse per strada. La forza e virulenza del gruppo ne esce rafforzata però. Si rendono inoltre disponibili al mercato anglosassone ed europeo Lost Angeles e Rope Ladder to the Moon, brani reperibili, fino a quel momento, soltanto su “The Grass is Greener” (1970),  pubblicazione americana in cui la “Valentyne Suite” veniva riproposta con una scaletta differente, giudicata più adatta ai gusti del pubblico statunitense. Ed ancora, appaiono per la prima volta nella loro discografia, Skellington, Tanglewood ’63 e Encore… Stormy Monday Blues. Tanglewood ’63 è a firma di Mike Gibbs, bandleader della più elettrizzante orchestra del nuovo Jazz inglese di fine anni Sessanta mentre Stormy Monday Blues propone un inaspettato confronto a distanza con gli americani dell’Allman Brothers Band, altro Continente, altro Blues, ma stesso Nume tutelare in T- Bone Walker. In apertura Walking in the Park, unica traccia recuperata dal primo disco della band.  Ecco, questo era il doppio che vi sareste portati a casa all’epoca. Se non siete collezionisti incalliti e patetici come il sottoscritto, cercate invece di mettere le mani sulla recente ristampa della Esoteric. Doppio CD, per intenderci. La set list originale risulta arricchita da un’altra traccia, I Can’t Live Without You. Soprattutto indispensabile appare il secondo CD che contiene inedite registrazioni dal vivo tratte dai concerti di Brighton, Bristol and Manchester. Tra queste, particolarmente significativa è la riproposizione on stage della topica Valentyne Suite ed il recupero della stessa The Machine Demands A Sacrifice, per l’occasione accorciata in Time Machine, fosse solo per recuperare gli incontenibili dodici minuti di assolo dell’inesauribile Hiseman. Ad occuparsi della pubblicazione del doppio LP fu Gerry Bron, discografico all’epoca agli esordi con la neonata Bronze Records ma già sufficientemente avveduto da mettere sotto contratto gli Uriah Heep e, appena un lustro dopo, i Motörhead di Lemmy. Bisognerà attendere circa ventitré anni perché i Colosseum si riformino. Anno di grazia 1994. E la band riprenderà con la stessa formazione ed ancora maggiore convinzione ed autorevolezza nei propri mezzi, ripartendo proprio da dove aveva interrotto il progetto. La conferma avrà il titolo di “Colosseum LiveS – The Reunion Concerts” e, guarda caso, sarà sempre un live.

Dedicato a Jon Hiseman che ci ha lasciati lo scorso mese di Giugno, non ancora settantaquattrenne.
Le foto dei Colosseum sono state scattate al Liri Blues Festival (03.07.2011).

Colosseum: “Colosseum Live” (Bronze 1971 – UK

A1. Rope Ladder To The Moon (Bruce & Brown). A2. Walking In The Park (Bond).
B. Skelington (Clempson, Hiseman). C1. Tanglewood ’63 (Gibbs).
C2. Encore… Stormy Monday Blues  (Aron T. Walker).
D. Lost Angeles (Farlowe, Greenslade, Heckstall-Smith).
Recorded at Manchester University &  Big Apple, Brighton & Bristol March 1971.
Mixed at Lansdowne Studios.

Vocals: Chris FarloweGuitar, vocals: Dave ‘Clem’ Clempson.
Organ, xilofono: Dave GreensladeBass, vocals: Mark Clarke.
Drums: Jon HisemanSaxophone (tenor, soprano): Dick Heckstall-Smith.
Producer: Colosseum, Jon HisemanRecording and remix: Peter Gallen.
Executive producer: Gerry Bron, Hedley Leyton).
Design cover: photography Keef (Keith MacMillan). Photography: Harry Isles.

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

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