Cleanliness and Godliness Skiffle Band: “Greatest Hits”(1968) – di Maurizio Fierro

Sono i tempi dell’operazione “Rolling Thunder”: Lindon Johnson e gli Stati Uniti contro il Vietnam del Nord. Quelli della propaganda governativa super orientata e dell’effetto domino della minaccia comunista; del picco delle spese militari e del moltiplicarsi esponenziale dell’intervento armato nel sud est asiatico. E se l’universo a stelle e strisce esibisce i muscoli dell’imperialismo ipertrofico, molti dei suoi giovani scoprono che l’età dell’innocenza è finita, e che lo “stato di natura” ipotizzato da Thomas Hobbes come condizione primigenia dell’uomo ha trovato, una volta di più, l’occasione per rialzare la testa. Sono i tempi in cui Joan Baez e Bob Dylan rappresentano l’avanguardia dei folk singers del Greenwich Village che, sulle note di I Ain’t Marching Anymore di Phil Ochs, lanciano il guanto di sfida della protesta pacifista invitando l’uomo della strada a osservare il paese con altri occhiali. Quelli in cui, sulla costa del Pacifico, l’Università di Berkeley rappresenta il “Ground Zero” per l’attivismo contro la guerra e la culla di quel Free Speech Movement pronto a esplodere a livello nazionale.
Berkeley, appunto, un mondo a parte con i suoi guru alla Timothy Leary. Una sorta di coscienza interiore a cui piace smascherare la coscienza sporca della nazione e, la musica, una volta di più, rappresenta uno dei detonatori ideali per innescare i processi di cambiamento. La scena musicale della città universitaria vede in quel periodo protagonista un gruppo di culto chiamato Instant Action Jug Band, attivo dall’autunno del 1964 e di casa al Jabberwock, il famoso “Coffee House” al 2901 di Telegraph Avenue che, da lì a poco, diventerà uno dei simboli della “Psichedelic rock explosion” che travolgerà San Francisco nella seconda metà degli anni Sessanta quando, a partire dal 1966, la rivoluzione politica lascerà la scena a quella psichedelica e tutti passeranno all’elettrico. A differenza però di altri club presenti nella baia – dal Fillmore Auditorium all’Avalon Ballroom – il Jabberwock, che ha aperto nel 1963 sostituendosi a un ex jazz club chiamato Tsubo, cerca di preservare una certa tradizione orientata al folk, al blues e al bluegrass, da sempre più vicina ai gusti delle città universitarie.
Negli Istant Action Jug Band suona la chitarra un ex marine reduce dalla guerra in Corea, Country Joe Mc Donald, che si è fatto una certa reputazione come cantante folk girando per i campus universitari, e che diventa una delle icone della controcultura quando un suo volantino musicale autoprodotto lancia la celebre I-Feel-Like-I’m-Fixin’-to-Die Rag, destinata a diventare l’inno della protesta studentesca e che inaugura la serie Rag Baby, la rivista politica pubblicata dalla Takoma. Successivamente al loro scioglimento (avvenuto nel novembre del 1965), nel corso del 1966 i componenti degli Action formano due gruppi: i Country Joe and the Fish e i Cleanliness and Godliness Skiffle Band, che godranno di una certo seguito per il loro breve periodo di attività, concluso nel 1970. È quella l’epoca in cui sembra esserci una grande gara nel trovare il nome più fantasioso per la propria band e, se il riferimento all’amore e alla beatitudine è poco più che un motto d’ironia, parlare di Skiffle equivale tracciare una precisa linea di demarcazione rispetto allo Zeitgeist musicale, ché se non sei elettrico, o psichedelico, oppure orientaleggiante o cose del genere, allora sei finito.
Lo Skiffle, una libera combinazione di rhythm’ n blues e musica country, è una moda che è dilagata in Inghilterra alla fine degli anni Cinquanta, specialmente dalle parti di Liverpool, dove gli stessi Beatles hanno avuto un gruppo skiffle ai tempi del liceo, i Quarry Men. La facilità con cui si può suonare anche utilizzando strumenti fatti con mezzi di fortuna, l’allegria e la capacità di intrattenimento, lo accomunano all’ondata di revival americano dei gruppi Jug, risorti a imitazione delle Jug Band di inizio secolo, quelle con le brocche, i banjo e le chitarre fatte in casa, che suonavano una sorta di proto mix di blues e jazz negli stati del sud. I Cleanliness and Godliness Skiffle Band, caratterizzati da un buon approccio folk e blues, a partire dal nome, si distinguono soprattutto per la vena di ironia che serpeggia nei testi, che fa di loro una interessante attrazione. specie nelle apparizioni dal vivo. Vantano un discreto numero di passaggi radiofonici nelle emittenti californiane dell’epoca, a partire dalla KMPX del mitico dj texano “Big Daddy Donahue, e di loro parla spesso il Berkeley Barb, famoso giornale di controcultura underground della città. Anche dopo la chiusura del Jabberwock, avvenuta l’8 luglio 1967, i Cleanliness continuarono a esibirsi in altri luoghi culto della cittadina universitaria, come la New Orleans House, il Mandrake’s e l’Helmet Club.
Dal 31 agosto al 2 settembre 1968 partecipano a uno dei primi mega raduni all’aperto dell’epoca, lo Sky River Rock Festival, tenutosi in una fattoria biologica di lamponi nella periferia di Seattle. Durante l’estate del 1968 registrano al Sierra Sound Labs di Berkeley quello che rimarrà il loro unico 33 giri, convincendo l’ex proprietario del Jabberwock e loro manager, Bill Jolly Blue Giant Ehlert, a dare all’album il titolo ironico di “Greatest Hits”. Prodotto da Sam Charkers per la Vanguard Records, l’album è composto da dodici tracce, nelle quali i connotati folk vengono inaspriti qua e là da impennate di psichedelica acida che strizzano l’occhio al sound della vicina San Francisco. Il 33 giri è un discreto prodotto ma l’impatto commerciale è deludente. Nel corso del 1969 i Cleanliness and Godliness Skiffle Band partecipano ad alcune serate benefiche, come quella organizzata da Chet Helms il 16 gennaio 1969 al Pauley Ballroom, nella quale si esibiscono con alcuni fra i migliori gruppi underground della baia, dai Frumious Bandersnatch agli Other Half, dai Mint Tattoo ai Little John, dagli Steve Miller Band ai Son of Champlin.
La maggiore notorietà del gruppo però deriva da quella che può considerarsi, a ragione, una delle più clamorose burle discografiche della storia del rock. Quattro dei loro musicisti sono infatti coinvolti nel “mistero buffo” rappresentato dai Masked Marauders, un fantomatico super gruppo che avrebbe inciso un bootleg registrato in Canada. Secondo la leggenda, vi avrebbero fatto parte John Lennon, Bob Dylan, Mick Jagger, Paul Mc Cartney, George Harrison e un misterioso batterista chiamato il “predatore mascherato”, che dà appunto il nome alla band. È Rolling Stone a lanciare l’entusiastica recensione del disco il 18 ottobre 1969 a firma di un certo Griel Marcus… in realtà un colossale scherzo ordito dalla rivista californiana a cui non pare vero di farsi beffa dell’establishment musicale dell’epoca (di cui oggi fa parte a pieno titolo). Le centinaia di telefonate che inondano la redazione, e le numerose richieste che subissano i negozi di dischi, inducono però l’editore della rivista, Langdon Winner, a registrare in fretta e furia un reale lp omonimo, “Masked Marauders”, appunto. Per far ciò Winner recluta alcuni musicisti di Berkeley, fra cui Gary Salzman, Phil Marsh, Anne Dynamite Johnston e Brian Voorhees dei Cleanliness and Godliness Skiffle Band, a cui si aggiunge lo stesso Langdon Winner, e tre componenti dei futuri Grootna: Allen Chance, Annie Rizzo e Vic Smith, questi ultimi due in quel momento membri di un’altra popolare band della città, gli Sky Blue.
L’album, che contiene versioni skiffle di alcune dei pezzi indicati nella falsa recensione ed è pubblicato per l’etichetta Reprise, vende più di centomila copie. Agli inizi del 1970 l’attività dei Cleanliness and Godliness Skiffle Band comincia a declinare e, dopo l’abbandono della cantante Anne Dynamite Johnston, il gruppo si scioglie. Al pari di altri gruppi dell’underground californiano dell’epoca (si pensi a certe garage band come gli Oxford Circle per la città di Davis, oppure ai Count Five per San José, o ai Savage Resurrection per Richmond) i Cleanliness and Godliness Skiffle Band rimarranno uno di quei fenomeni locali caratterizzati dalla completa identificazione con la propria città… perché poi, l’incapacità di creare un ponte comunicativo al di fuori della scena musicale locale e l’impossibilità di decontestualizzarsi, alla lunga, diventa spesso l’anticamera del fallimento. 
Questi i componenti originari dei C.C.S.B attivi dal novembre 1966Carlin Arriola: banjo e chitarra. Dan Oaik: voce e chitarra. Will Scarlett: armonica. Phil Marsh: voce e chitarra. Anne “Dynamite” Johnston: voce e mandolino. Richard Saunders: basso. Successivamente suoneranno nel gruppo Hank Bradley, Brian Voorheis, Gary Salzman e il batterista dei Country Joe and the Fish, Chicken Hirsh.

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