Claudio Rocchi: “Volo Magico n.1” (1971) – di Alessandro Freschi

“Quando l’ultimo sfruttatore, l’ultimo corruttore, l’ultimo carrierista, l’ultimo ipocrita, l’ultimo borghese saranno scomparsi da questa terra allora sarà giunto il vostro momento di parlarci d’amore. Ma forse tu, ma forse tu fratello non ci sarai più” .Non fa sconti Franco Fabbri quando nel 1972 dedica polemicamente i versi del brano Fratello all’amico Claudio Rocchi“Parleremo di amore solo dopo aver combattuto, non un attimo prima’ in sintesi il messaggio che il carismatico leader degli Stormy Six indirizza al bassista e coautore de “Le Idee di Oggi per la Musica di Domani” (First 1969) all’indomani del suo allontanamento dalla band meneghina in luogo di un percorso solistico profondamente sperimentale ed all’insegna di ideali di pace ed amore. Supportato dai fratelli Alberto e Massimo Salerno, esponenti di rilievo dell’etichetta Ariston, e da un giovane Mauro Pagani che lo accompagna al flauto e al violino, Claudio ha infatti da poco dato alle stampe un album prevalentemente acustico (“Viaggio” 1970) con il quale ha dissolto ogni ombra di dubbio in merito alle intenzioni intimistiche e per certi versi visionare con le quali caratterizzare la personale parabola artistica: propositi ben distanti dai messaggi politicizzati del reazionario gruppo di Stalingrado”. Il lavoro, di stampo cantautorale, raccoglie buoni consensi di critica e pubblico grazie anche ad alcuni azzeccati passaggi televisivi all’interno del programma di Arbore Per Voi Giovani”. Spronato dagli ottimi riscontri Rocchi si getta nel confezionamento di un nuovo progetto inedito. Il risultato di tale sforzo si concretizza pochi mesi dopo (Dicembre 1971) in “Volo Magico N°1”, disco destinato a divenire gemma indelebile dell’archivio storico-musicale italiano degli anni settanta e non solo. La lunga suite omonima che occupa per intero il lato A del vinile condensa all’interno dei suoi diciotto minuti di durata il pensiero universale di Rocchi, amante delle culture orientali e soventemente intento a setacciare l’animo umano in ogni suo angolo più recondito. Una poesia intensa suggestivamente malinconica, che si adagia inizialmente su meditativi fondali folk per poi arrampicarsi in un crescendo elettrico tra atmosfere etno-music ammalianti, improvvisazioni e cortocircuiti proto-kraut. Accurata scelta nell’uso di strumentazioni di origine indiana quali sitar e tabla e certosina ricerca di  raffinati arrangiamenti, contribuiscono in modo essenziale ad amplificare le mistiche e psichedeliche arie del brano. Tra i musicisti radunati a corte si apprezzano le presenze di due talentuosi chitarristi quali il futuro synth-arlecchino Alberto Camerini e Ricky Belloni (Nuova Idea, New Trolls) nonché della cantante Donatella Bardi (al fianco in seguito di Stratos, Finardi ed Equipe 84), abile nell’insinuarsi nei pertugi melodici delle composizioni con incantevoli controcanti. L’apertura della seconda facciata è affidata ad una delle composizioni più apprezzate e rappresentative del lavoro, La Realtà non Esiste, delicata ballad per piano e voce imperniata sull’affannosa conflittualità spiritualismo-divinità (“Hai deciso di essere Dio e di creare, quando chiami tutto questo reale, hai trovato tutto dentro ogni cosa”) quasi una sorta di anticipazione di quella metamorfosi ascetico-intellettuale che indurrà Rocchi nel 1979 ad entrare a far parte del Movimento Hare Krishna. Con una struttura più articolata, la successiva Giusto Amore affronta la tematica dell’amore puro e universale (“Respiri, mangi, bevi, dormi, uccidi, è amore … corri, voli, guardi, ascolti, preghi, vai, amore, amore”), sorretta ancora una volta dagli arpeggi circolari della sei corde di Camerini ed anticipa l’epilogo “Tutto quello che ho da dire”… fragile ed innocente litania che si lascia lusingare dai rintocchi del pianoforte prima di svanire tra le superficiali evoluzioni del mellotron di Eugenio Pezza. L’anno successivo la label Ariston, raccogliendo alcuni outtakes del lavoro precedente (che originariamente avrebbe dovuto essere un doppio LP) rilascia “La Norma del Cielo – Volo Magico N°2”; nonostante sei tracce di indiscusso spessore (si ascoltino Lascia Gesù e L’Arancia è un Frutto d’Acqua) il risultato commerciale risulta inferiore alle aspettative, lontano dai fasti del primo atto. Rocchi, impegnato in un viaggio verso l’India, viene tenuto all’oscuro dell’operazione. Al suo ritorno informa di non gradire il discutibile artwork di copertina ed obbliga l’etichetta a  sostituirlo nelle ristampe successive su musicassetta con il disegno interno raffigurante dei mudra. I “voli magici” di Claudio tuttavia non terminano qui: nei decenni che seguono il musicista lombardo prosegue imperterrito nel suo intenso percorso di esplorazione spirituale e musicale. La collaborazione con artisti come Paolo Tofani, Kevin Douglas, Gianni Maroccolo… dà corpo ad originali progetti sonori. Si cimenta come regista ed attore, speaker radiofonico e fonda la prima radio indipendente nepalese. Il 18 giugno 2013 Claudio Rocchi libera definitivamente la sua bella anima lasciandoci in eredità un intero cosmo di pura emozione e, soprattutto, l’immutata frenesia di continuare ad inseguirlo nelle suggestive traiettorie del suo primo grande ed unico volo magico.

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