Claudio Nizzi e Guido Buzzelli: “Tex il grande!” (1988) – di La Firma Cangiante

Nel 1988 il mito di Tex Willer volava già alto, la bandiera della Sergio Bonelli Editore si apprestava a compiere 40 anni. Un eroe coetaneo di mio padre che tra l’altro ne è sempre stato appassionato come tanti altri della sua generazione… insomma, come non voler bene all’iconica “stella del west”? Proprio per festeggiare i quarant’anni del ranger in camicia gialla (ma l’avrà mai cambiata sta camicia?) si mette in piedi un progetto nelle intenzioni, e spesso negli esiti, di profilo davvero alto. Il “Tex Speciale” presenterà una volta l’anno un’avventura del personaggio e dei suoi pards illustrata in grande formato da un artista della matita spesso estraneo al mondo di Tex. Il grande formato e la foliazione che tra articoli e storia toccherà le 240 pagine, varranno a questa nuova collana il confidenziale e azzeccato soprannome di Texone… mai soprannome fu più indovinato, poiché l’albo è davvero un Texone. Puoi sfogliarne le pagine e, se ti va, infilarci dentro la testa per godere al meglio delle tavole ariose e del grande respiro che trasmettono i paesaggi, le prospettive sulle strade polverose delle cittadine del west, le ombre dei boschi o il buio delle prigioni. Un’esperienza di lettura sicuramente diversa da quella fornita dal classico albo mensile in formato bonellide. Per il primo di questi appuntamenti che porta il titolo di “Tex il grande!”, troviamo alla sceneggiatura un veterano del Texas Ranger… l’inossidabile Claudio Nizzi che si fa carico, come già ha fatto molte altre volte, di imbastire una bella storia dove Tex e il vecchio Kit Carson possano muoversi a loro agio, compito per altro assolto a meraviglia. Non è la prima volta che lo scrittore si cimenta in storie di così ampio respiro e non ho la pretesa di affermare che la stesura del primo Texone sia stata per Nizzi una passeggiata… l’autore e la sua esperienza sono però garanzia di riuscita certa. La sfida era in realtà quella di mettere al lavoro un disegnatore atipico, in grado di fornire una visione personale del personaggio e mettere insieme più di duecento tavole di ottima fattura. La scelta di Sergio Bonelli per festeggiare i quarant’anni della creatura di suo padre (quasi un suo fratello possiamo dire) e per aprire questa ormai mitica collana è caduta su Guido Buzzelli, romano classe 1927Buzzelli porta in dote un bagaglio di esperienza nel mondo del fumetto che nasce addirittura prima di Tex, nel 1946 per la precisione, ingentilito o imbastardito a voi giudicare, dalla passione dell’artista per la pittura. Come viene fatto notare anche nell’introduzione dell’albo, il disegnatore venne in qualche occasione definito “il Goya del fumetto”. I successi del disegnatore/autore arrivano negli anni 70, quando Buzzelli si fa portatore di uno stile ora satirico e parodistico ora visionario e pessimistico. Torna invece al classico per la realizzazione di questo primo Texone, dove è evidente il rispetto del disegnatore per il lavoro portato avanti in casa Bonelli. Ovviamente non manca un tocco personale che rende questa prima uscita della collana degna di grande attenzione. La storia è di quelle più classiche. Siamo nelle foreste dell’Oregon, dove in molti si guadagnano da vivere con il commercio del legname. La piccola impresa condotta dal signor Thompson e dalla figlia Jane è minacciata dalla masnada di farabutti al soldo dei fratelli Patterson, grossi imprenditori del campo, decisi a rilevare i terreni dei Thompson a qualsiasi costo. L’unico disposto a dare una mano a Thompson è Pat Mac Ryan (noto da sempre agli appassionati di Tex), uno dei suoi boscaioli. Il ragazzo nasconde un asso nella manica, essendo grande amico dei due “raddrizzatorti” più pericolosi del continente: Tex Willer e Kit Carson. Gli elementi di un classico d’avventura western ci sono tutti: soprusi, scazzottate, inseguimenti, amicizia virile, sparatorie, cavalcate, fughe e un pizzico di ironia per una narrazione scorrevole e fluida che di certo non delude. Il tratto di Guido Buzzelli rende al meglio l’espressività dei personaggi… in particolar modo sulle inquadrature ravvicinate dei volti che risultano credibili e veritieri, incapaci di nascondere un’emozione. Il segno sporco dell’Artista riesce a infondere dinamismo alle scene d’azione, così come regalare, aiutato anche dal formato, grande respiro a paesaggi e scorci con una capacità tale da dare l’impressione al lettore di vivere la vicenda da vicino. Nel complesso ne esce un albo estremamente godibile e di grande valore che inaugurò, in maniera più che degna, una delle collane dedicate al Ranger ancor oggi più amate dal suo pubblico.

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