Claudio Lolli: “Borghesia” – di Bruno Santini

Borghesia, canzone del 1972 contenuta nell’album “Aspettando Godot”, può essere considerata sintesi del pensiero di Claudio Lolli, cantautore (nonché poeta e scrittore) tra i protagonisti del trentennio compreso tra gli anni 50 e 80 e troppo frettolosamente dimenticato dai moderni media. Claudio Lolli nasce nel 1950 da una famiglia piccolo borghese, ed è essa stessa l’oggetto di critica della canzone, che di certo però va a toccare un panorama ben più ampio.
“Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista,
oppure un figlio non commerciante, o peggio ancora uno comunista…”
è la frase emblematica, figlia del pensiero dello stesso Lolli e della visione del suo tempo, maturata e cambiata soltanto con gli anni. Lolli è un solitario, vive un’adolescenza nel pieno della maturazione dei suoi ideali, che trovano riscontro in una realtà bollente, pregna di rivoluzione e spinta dalla voglia di diritto. E’ un diciottenne, Lolli, quando il ’68 bussa alle porte
Di certo, Borghesia, pubblicata quattro anni dopo l’inizio della “rivoluzione”, è centrale in un periodo in cui vige il pensiero esistenzialista e anti-anacronista. Claudio Lolli è un bolognese che trova tra i suoi idoli la musica propagandante libertà dei Beatles e la poesia sporca della Beat Generation. Il suo pensiero può considerarsi frutto di un incontro di questi due generi, a cui va aggiunta l’influenza di Francesco Guccini, anch’egli bolognese, con cui stringe una forte amicizia. Borghesia è, però, anche un manifesto, una canzone che vuole portar messaggio: il cantautorato di scuola bolognese, infatti, è impegnato e attivo sulle tematiche sociali e politiche del tempo; la borghesia, per l’appunto, viene anche accostata alle questioni umanitarie e sociali, dalla contestualizzazione della crisi della cultura e della società, oltre che dal tema dell’amicizia. Il pensiero di Lolli cela al suo interno la crescita di un attivismo sociale sempre progressivo, che non si ferma al concetto, ma che – anzi – ricerca all’interno dello stesso un’azione di massa collettiva che si concretizza poi nel movimento del ’77… tentativo drammatico e sterile, molto presto represso e annullato, anche per la sua evidente inefficacia, costituita sopratutto dall’incapacità di interpretare e contrastare le nuove forme di repressione proprie del potere di allora…
“Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia.
Per piccina che tu sia, il vento un giorno ti spazzerà via.”
… un’affermazione che non ebbe poi riscontro nella realtà. Il cantautore crede nella ribellione rivoluzionaria ma non solo: crede che la rivoluzione, concepita in modo collettivo e mai spinta dalla volontà individuale, possa portare a un ribaltamento delle condizioni del tempo. Come biasimarlo, del resto, in un momento in cui viene a crearsi la massa giovanile che spinge per la propria libertà nelle piazze e nelle scuole? Tuttavia Claudio Lolli si distacca da questi parametri. Il Diritto, concepito in quel tempo, non può stagnarsi nella voglia di poter camminare nudi per strada, o nell’esplosione smodata dei propri istinti. La rivoluzione dev’essere un fatto serio e storico che – seppur destinata al fallimento – deve portare al rovesciarsi di dettami male stabiliti… ed è a questo punto che nasce l’errore storico, in cui lo stesso Lolli cade: la borghesia non è una classe, contro cui scontrarsi violentemente. La borghesia non può essere combattuta con una rivoluzione di quel tipo, e non sarà quel vento rivoluzionario tanto agognato a rovesciarla. Il cantautore (e molti altri con lui) perde di vista il fattore mentale del borghese, la voglia di accumulo e la brama di potere che non può limitarsi ad un fattore di classe e d’imprenditoria
(“Sei soddisfatta dei danni altrui, ti tieni stretti i denari tuoi,
assillata dal gran tormento che un giorno se li riprenda il vento.”
)
ma che è dilagante, al punto di non poter essere fermato. Insomma, quello di Claudio Lolli è un pensiero che si può riconsiderare solo a distanza di anni, dopo l’acquisizione di informazioni ed esperienza in materia storica. Eppure, per quanto Borghesia sia colma di quei sopracitati particolari che la rendono una canzone fine a sé stessa, essa mantiene un significato che per certi aspetti può considerarsi attuale. Non solo: è lo stesso pensiero del cantautore – accostato poi all’esistenzialismo – ad esser oltremodo condivisibile. Perché, in effetti, la sintesi di tanto operato è il distacco da una realtà non capace di poter soddisfare sé stessi. Oggi, la borghesia (che un tempo fu spinta stessa di rivoluzioni, per poi trasformarsi in classe dominante e/o complice del sistema) è a sua volta decimata dal nuovo potere, impegnato a spazzare via anche le classi medie, in favore di una dittatura di stampo economico che non ammette l’esistenza di classi intermedie democraticamente organizzate. Infine, tanto per testimoniare il concreto impegno sociale di Claudio Lolli, ricordiamo la copertina di “Aspettando Godot”, ricavata da una simulazione grafica delle cinquemila lire di allora… il disco infatti fu messo in vendita a quel prezzo, imposto alla EMI dal cantautore, in contrapposizione al costo medio di un disco che, ai tempi, non scendeva sotto le diecimila lire.

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lolli cinquemila

3 pensieri riguardo “Claudio Lolli: “Borghesia” – di Bruno Santini

  • Agosto 11, 2016 in 3:40 pm
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    Il disco non fu messo in vendita ad un prezzo imposto di 5000 lire, ma allo stesso costo di tutti gli altri…. L’unico disco di Claudio Lolli messo in vendita a prezzo imposto fu “Ho visto anche degli zingari felici”.. Lolli non ha mai subito alcuna influenza da parte di Francesco Guccini, ha sempre avuto un’identità tutta sua e inconfondibile.

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  • Agosto 20, 2016 in 9:33 am
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    Buongiorno dalla redazione…
    vediamo di rispondere a questo cortese quanto lapidario commento…
    intanto, l’uso dei termini ha tutto un mondo dentro… “influenza” si porta dietro un discorso quantomeno articolato in pubblicistica… certo è che Lolli incontra Guccini in senso complessivo e di complicità… è ovvio che il prodotto dei due artisti è del tutto differente… ma è anche vero che sulla questione dell’influenza, non si può fare una critica del tutto oggettiva: l’essere o meno influenzati da un artista è una questione di intimità che si sviluppa individualmente. Lolli ha di fatto subìto un’influenza da Guccini, che non va vista negativamente… in quanto non si tratta né di un copia e incolla e né di un emulazione. Noi pensiamo che i due siano due artisti originali e non sovrapponibili… ai tempi, Enzo Caffarelli scrisse su Ciao 2001 che Lolli è Guccini “per me pari sono”… si sbagliava. Certi incontri portano sempre ad una formazione professionale e artistica crescente… esperienze queste, fondamentali nella carriera e nella vita. Nel caso di Lolli, “Aspettando Godot” reca in filigrana molte sonorità, arrangiamenti, e formule compositive sviluppate precedentemente da Guccini… avendo quest’ultimo una storia artistica e anagrafica precedente a quella di Lolli… è noto che i due si conobbero nella Bologna delle osterie e, fu proprio Guccini a presentare Lolli alla EMI… caldeggiando una sua incisione per la casa discografica… questa collaborazione si rivelò da subito complicata, vista la volontà dell’uomo Lolli, impegnato nel non perdere la coerenza dell’essere umano sacrificata sull’altare del successo. Tanto che ai tempi della pubblicazione del disco, si sviluppò una forte polemica tra gli addetti ai lavori, soprattutto alimentata dalle dichiarazione di Lolli circa il sistema discografico e il costo della musica. La copertina del disco (una banconota da 5000 lire) non richiamava i contenuti del racconto dell’artista ma parlava chiaro circa la polemica… EMI si impegnava a calmierare il costo dei dischi ma non poteva dirlo esplicitamente… in seguito, come il commento ricorda, Lolli abbassò ulteriormente il prezzo con “Zingari”, pubblicando il disco in regime misto di produzione e realizzazione… chiudendo di fatto la collaborazione con la casa discografica… rispettando però il contratto. Detto questo, invitiamo l’estensore del commento in questione a inviarci via mail un suo contributo alla discussione meno lapidario, anche in forma di articolo…
    lo pubblicheremo volentieri… Buona giornata a tutti

    Risposta

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