Clara Wieck Schumann: d’Amore e di Musica – di Sabrina Sigon

È una fredda sera del 27 febbraio del 1854 quando un uomo esce di casa in pantofole e vestaglia, imbocca la strada che porta al ponte a pedaggio del fiume Reno e lì si getta nelle sue acque scure e gelide. Passanti e pescatori, l’uomo verrà salvato a fatica e ricondotto nella sua casa di Düsseldorf, per poi essere allontanato di nuovo, questa volta per andare nella clinica per malattie mentali del Dottor Richarz a Endenich, un sobborgo di Bonn, e rimanere internato in quella casa di cura che vedrà la sua morte, appena due anni dopo. Inutili le terapie tentate per contrastare quella che, all’apparenza – le carte del ricovero sono andate perdute e non restano che le ipotesi – oggi fa pensare a un disturbo bipolare della personalità. Inutile il tentativo, in extremis, della moglie, Clara Wieck Schumann, di far mangiare il suo amato marito. Robert Schumann si spegne così, all’età di quarantasei anni, e con lui il pianista e compositore che attraversò e animò, insieme ad altri nomi importanti, la musica dell’800. Un uomo ben diverso da colui che, anni prima, volle fortemente diventare un pianista, al punto di interrompere gli studi di giurisprudenza, decidendo di varcare la soglia di casa Wieck e, fatalmente, venendo a conoscere la giovane figlia del suo nuovo maestro di musica.
Ed è lei, Clara Josephine, nata a Lipsia il 13 settembre 1819, seconda di sei figli di Marianne Tromlitz e Johann Friedrich Wieck, la protagonista di questa storia. Vista la predisposizione della figlia, il padre di Clara decise di occuparsi personalmente della sua educazione musicale, e mise a punto un metodo – ore di esercizi alternati a camminate all’aria aperta, intransigenza sui programmi e molto altro – che diede ottimi risultati, certo non in termini di rispetto dei diritti dell’infanzia ma in successi concertistici. Clara fece il suo debutto all’età di nove anni, il 20 ottobre del 1828, a Lipsia, insieme a un’altra allieva del padre, e a undici diede il suo primo concerto al Gewandhaus con un programma di variazioni su un proprio tema. Dopo altri anni di studi intensi con il padre, nel 1831 intraprese una tournée che la portò a Weimar, Arnstadt, Kassel, Francoforte s. M. e, infine, a Parigi, dove ebbe modo di conoscere Hector Berlioz, Giacomo Meyerbeer e Fryderyk Chopin. Passata l’emergenza dell’epidemia di colera, nel 1837 ci fu il viaggio a Berlino e, nel 1838, quello a Vienna, città in cui Clara ebbe dall’Imperatore la nomina di “virtuosa da camera”. Appena due anni dopo un altro evento importante si inserirà nel percorso di questa promettente concertista, determinandone il futuro; il matrimonio con Robert Schumann.
Mia amatissima giovane sposa, lascia che ti dia il più tenero dei baci in questo giorno, il primo della tua vita da sposa, il primo del tuo ventiduesimo compleanno”, scrive Robert Schumann una domenica mattina, in una Lipsia che li vede alloggiati al numero 5 della Inselstrasse; è la prima pagina di quei “Diari del matrimonio” che il compositore terrà, insieme alla moglie, per alcuni anni della loro unione. Diari che hanno il merito di farci addentrare nella vita della coppia, e anche di portarci in una straordinaria quotidianità ottocentesca, fatta di concerti, viaggi e amicizie. Come quella di Mendelssohn, direttore d’orchestra e grande compositore già allora molto stimato – battezzarono il loro figlio Felix in suo onore – come Hector Berlioz, per il quale Clara non aveva grande ammirazione e che Robert, invece, considerava degno di attenzione; e poi Richard Wagner, “Un uomo che non smette mai di parlare di sé stesso”, scrisse Clara. Vincenzo Bellini e Gaetano Doninzetti non entrarono nelle sue grazie, in compenso il lago di Como la vide ospite entusiasta di una villa nata per svolgere un importante ruolo di contatto e promozione della cultura italiana in Germania e viceversa: Villa Vigoni di Menaggio. Più di tutti, però, sarà Johannes Brahms, con il suo riserbo e la sua profondità, a conquistare entrambi, al punto da fare di Robert un vero e proprio figlio spirituale.
Johannes, che sopravvisse a Robert, rimase sempre molto legato a Clara, con la quale intrattenne una corposa corrispondenza epistolare solo in parte recuperata e tradotta, che è testimonianza di un rapporto di amicizia sincero e fedele. “Come sei fortunata, tu, oppure devo dire bella, buona, dritta. Voglio dire, tu porti il tuo cuore come un possesso in piena sicurezza – scrisse Johannes a Clara in una lettera – noi dobbiamo nasconderlo ogni momento”. Uno dei meriti di Clara fu quello di sponsorizzare, durante i suoi concerti sia in patria sia all’estero, il lavoro del marito; come ad esempio i tre Quartetti per archi op. 41, dedicati a Mendelssohn, il Quartetto per pianoforte in mi bemolle maggiore Op. 47, e il bellissimo Quintetto per Pianoforte Op. 44.Abbiamo provato il quintetto di Robert appena terminato” scrive sul diario e se ne fa promotrice suonandolo a casa di amici e in pubblico, descrivendolo come “Un’opera stupenda, straordinariamente brillante e piena di effetto” e considerandolo una specie di inno al loro amore. Quattro furono gli anni che ci vollero a Robert per sottrarre questa enfant-prodige al suo Pigmalione – un padre rigoroso e severo che lo giudicava un mediocre compositore dall’animo instabile, e che ricorse a tutto pur di vanificare questa unione, comprese le minacce fisiche – durante i quali Schumann compose molte delle sue opere pianistiche; tutto questo probabilmente gli costò molto, in termini di fatica e stress, troppo forse per il suo carattere problematico.
Quando Clara convolò a nozze, liberandosi così dalle ingerenze paterne, cominciò per lei una vita familiare durante la quale, nonostante gli otto figli, continuò a esibirsi, con concerti che la portarono a essere considerata la musicista più rappresentativa dell’Ottocento. Ma non solo; in molti casi toccò a lei mantenere la famiglia, intensificando la sua attività. Al punto che Robert, oggi apprezzato e conosciuto come famoso compositore, per un certo periodo della loro vita fu “il marito di“. Clara era quella che oggi chiameremmo una Star. Ma non tutte le tournée, alle quali spesso l’accompagnava anche lui, andarono bene; in un periodo storico in cui la classe sociale di riferimento aveva ancora una mentalità piuttosto ristretta, questa coppia tendenzialmente anticonformista non sempre fu capace di riscuotere consensi. Anche la vita familiare non fu priva di difficoltà, infatti molti degli otto figli della coppia ebbero problemi di salute come Emile, il figlio maschio nato più di cinque anni dopo il matrimonio dei genitori, che morì all’età di sedici mesi. Sul secondo maschio, Ludwig – che nacque poco prima che i moti rivoluzionari in Germania sconvolgessero il paese costringendo la famiglia Schumann a sfollare – tante furono le aspettative, ben presto deluse dalla sua salute cagionevole. Julie, sempre un po’ sofferente e abulica, affetta da tubercolosi dall’età di ventitré anni e da una malattia nervosa simile a quella del padre, la figlia di cui ci si impietosiva; di lei, in famiglia, si chiedevano notizie sottovoce e, per la preoccupazione, le si cercò di impedire di vivere prima ancora di morire.
Elise, che da piccola dimostrò allegria e umorismo, qualità che, da grande, sfociarono in un cattivo carattere; a undici anni, vide dalla finestra il padre che veniva potato in manicomio, a sedici abbandonò la casa di famiglia per impiegarsi come dama di compagnia e, successivamente, a Francoforte come insegnante di piano, anche se non fece il Conservatorio perché la cosa non incontrò il favore di Clara. Esigente, cresciuta nella disciplina di un padre ossessivo, il suo imprinting fece di Clara una madre che difficilmente riuscì a capire che i movimenti dell’infanzia necessitano di comprensione, insieme ad allegria e spensieratezza, ed ebbe sempre un atteggiamento forte e severo, generoso ma esigente. I trasferimenti della famiglia furono prima a Dresda e poi a Düsseldorf, città in cui Robert ottenne un posto di Musikdirector che, però, gli procurò molte amarezze e insoddisfazioni; con il passare degli anni, il peggioramento delle condizioni di salute lo portarono, in alcuni casi, a essere addirittura licenziato, e compromisero la sua capacità di comporre. Crisi che ne fecero un uomo mentalmente instabile. Brava ed estrosa scrittrice di partiture di variazioni originali su temi famosi, ottima esecutrice, un’altra qualità importante di Clara fu la capacità di comporre brani interessanti fin dalla più tenera età, a partire dai “Quatre Polonaises”, Op. 1, pubblicate quando aveva appena dieci anni. Poi “Caprices en forme de Valse”, “Valses Romantiques”, “Quatre Pièces Caractéristiques”, “Soirées musicales”, fino a quello che da molti è considerato il suo capolavoro, il Trio in sol minore Op. 17, valutato anche dalla critica come il lavoro più importante di questa artista così espressiva e dalla tecnica perfetta – tocco elastico dal suono rotondo – e, per questo, universalmente apprezzata.
Il suo stile nel comporre fu anche il frutto della contaminazione artistica e affettiva con la genialità del marito, cosa che risulta evidente nella Romanza Variata Op. 3 (C. Schumann) e Improvvisi Op. 3 (R. Schumann), per la presenza di relazioni tematiche ben intrecciate fra loro. In un periodo che va dal 1830 al 1856 Clara scrisse un numero considerevole di Lieder, composizioni dove pianoforte e voce interpretano le poesie dei maggiori scrittori dell’epoca, un genere tipico del romanticismo tedesco nel quale la musicista poté esprimere la sua spiccata sensibilità e l’utilizzo delle emozioni più intime attraverso la musica. Ed è proprio con la morte del marito, avvenuta nel 1856, che Clara smise questo genere di composizione, per dedicarsi a un’attività di fondamentale importanza per la storia della musica: la conservazione, la cura e l’ulteriore promozione del lavoro di Robert. A lei va il merito del fatto che oggi si conosca l’opera omnia di questo grande autore. Impegno, parsimonia e fedeltà, aveva scritto Robert Schumann alla fine della dedica alla moglie sul diario, e fu con questi principi che Clara, fra le molte difficoltà, cercò di condurre la sua vita.
Negli ultimi anni, cosa all’avanguardia per quei tempi, insegnò pianoforte al Conservatorio di Francoforte, ed ebbe sempre vicino Brahms – amico, consigliere, educatore dei suoi figli – che la sostenne con un’amicizia che, per quanto si conosce, rimase sempre tale fino alla fine. A qualche mese dal ricovero di Robert nella clinica di Endenich, Brahms si trasferì in casa di Clara, continuando la sua attività di compositore; per lui fu amica, madre e beneamata: le rimase accanto tutta la vita, e le sopravvisse di un solo anno. Il 12 marzo 1891 a Francoforte, l’ultimo suo concerto, le Variazioni per due pianoforti su un tema di Haydn di Brahms, poi anche Clara cominciò ad abbandonare ogni cosa. Astiosa, apatica, soggetta a forti emicranie, le allucinazioni simili a quelle del marito e una fastidiosissima artrite alle mani; infine le crisi apoplettiche e l’ictus, in quegli ultimi giorni annotati meticolosamente nel diario del nipote Ferdinand. “Questa mattina la mia prima visita è stata alla sua tomba, che ho trovato coperta di lauro e che ho magnificamente addobbato. Potrò mai dire quello che ho provato?”, scrive Clara a proposito della commemorazione di Robert organizzata dalla città di Bonn nel 1873, alla quale fu invitata come ospite d’onore; “mi sono sentita profondamente confortata dalla pace del cimitero; là riposa colui al quale sono rivolti tutto il mio amore e tutta la mia ammirazione”. In quello stesso cimitero, dal 20 maggio del 1896 riposa anche lei; insieme a Robert e a quella passione che li ha legati per tutta la vita: la musica.

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