“I Clan-Destini e il re Saggio”: una fiaba per non dimenticare – di Cinzia Pagliara

Un giorno, d’improvviso, era cominciato. Gli abitanti del luogo non avevano dato subito importanza alla cosa: gli stranieri arrivavano, stavano qualche giorno, poi andavano via. Era sempre stato così. Certo, questi non sembravano turisti, non avevano tutte le attrezzature che gli abitanti del luogo ormai conoscevano bene, giusto qualche cellulare, ma roba da poco… e poi avevano tutti un’aria malata, o nel migliore dei casi sofferente. Gli abitanti del luogo pensarono che fossero stranieri convalescenti di chissà quale malattia, e un po’ si spaventarono… ma si diedero tempo. Gli stranieri non se andarono più. Anzi, avevano evidentemente sparso la voce, perché ne arrivarono altri, e altri ancora, e ancora… troppi. Troppi anche per quel luogo aperto e accogliente, troppi per non porsi domande. Gli abitanti del luogo guardavano le imbarcazioni degli stranieri: troppo piccole, troppo piene, troppo sporche, troppo violente. Sentivano urla, di comando, di rabbia, di paura, di dolore, urla spaventose prima del silenzioCon loro, però, gli stranieri non parlavano mai. Restavano a guardarli, immobili, gli occhi spalancati. I volti sempre più emaciati, quasi a sciogliersi. Dopo l’ultimo immenso arrivo, gli abitanti del luogo si dissero che era il momento di prendere la decisione di rimandarli via. Non lavoravano. Non producevano. Occupavano il loro spazio e non erano come loro. “Via i clandestini” cominciarono a dire. Avevano sentito urlare queste espressioni, anche se non sapevano cosa significassero, e le ripetevano per difendersi. Erano arrivate voci che si faceva così. “Via i clandestini”Erano arrivate voci che si dovevano cacciare. Decisero  dunque di cacciarli via. Via. Altrove. I clandestini non hanno diritti… ma gli stranieri restavano immobili:  gli sguardi fissi, i corpi ora quasi liquidi. Finalmente qualcuno tra gli abitanti del luogo si avvicinò e tentò di comunicare con gli stranieri dagli occhi spalancati. Gli abitanti del luogo sapevano leggere negli occhi, e ascoltarono storie spaventose, e piansero molto, e si arrabbiarono molto, e decisero che bisognava fare qualcosa per gli stranieri liquidi dagli occhi spalancati. Così andarono dal loro Re – che tutto poteva – a chiedere aiuto. Il Re – le fiabe hanno sempre bisogno di un Re saggio – ascoltò e si commosse ascoltando le storie. Decise, agitando il suo scettro dai rari poteri, di guarirli e di rendere gli stranieri adatti a quel luogo aperto e ospitale. “Vi chiamerete Clan-Destini, perché è il destino che vi ha portato a noi e resterete qui”. E così fu: nuove fantastiche creature abitarono quel luogo e vissero felici, senza nemmeno un briciolo di malinconia. Il “Mondo di Sopra” non merita sofferenza. Potere del Mare, che accoglie e protegge.

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