Ciosi: “The Big Sound” (2018) – di Capitan Delirio

Ancora non sapresti spiegare cos’è che ti ha affascinato di questo strumento. Eri poco più che un bambino quando ti sei avvicinato per la prima volta alla chitarra… ed è stato un colpo di fulmine, un innamoramento immediato di quella forma sinuosa assemblata con il legno. Forse perché, pizzicando le corde con le tue piccole dita, magicamente usciva un suono dalla cassa armonica che riempiva l’aria e corteggiava la tua fantasia. Forse perché imbracciandola ti faceva sentire bene come quando si abbraccia la donna amata. O forse ancora perché quel suono riusciva a sostituire le parole che non sapevi ancora padroneggiare. Era il tuo linguaggio più vero, più profondo… e adesso che sei adulto e hai trovato la chitarra della tua vita, una Santa Cruz 1934 D Mahogany, ancora non sai spiegare questa sintonia che ti unisce a lei ma provi ad esprimerla con le tue composizioni e le tue passioni. Attraverso il linguaggio delle sei corde e con un plettro come pennello riesci a manifestare le emozioni più intime della tua anima latina, di argentino cresciuto in Italia. Come quella di quando ti immergi negli occhi di tua moglie, o ti immedesimi nello stupore di tuo figlio che per la prima volta scopre la neve. Di quando ti perdi nei ricordi tra gli insegnamenti di tuo nonno o di quando vai alla ricerca di un suono misterioso come quello di una conchiglia persa in fondo al Mediterraneo. Forse questo suono, alla fine, Federico Franciosi, o più semplicemente Ciosi, l’ha trovato, con il suo flatpicking e lo ha riversato in questa raccolta chiamata appunto “The Big Sound”. Costituita da nove brani di sua composizione, per lo più strumentali, e cinque cover, tra pezzi tradizionali e riproposizioni di standards di maestri storici del Blues. Un suono cercato e cesellato negli anni grazie al suo eccezionale e indiscutibile talento alla chitarra, tra precisione e velocità di esecuzione estreme, nell’eseguire scale di note sulla tastiera e arpeggi pizzicati con il plettro sulle stringhe. Una voce profonda che sembra arrochita dall’umidità di notti passate a cantare e bere in riva al Mississippi. Gli arrangiamenti minimali fatti di chitarra e voce  o solo chitarra, e le preziose collaborazioni di Massimo Tuzza alle percussioni, Gianni Sabbioni al contrabbasso e con la partecipazione, a impreziosire brano per brano, di Lorenz Zadro (chitarre), Graziano Guidetti (batteria), Pietro Marcotti (armonica) e Cristiano Gallian (chitarra). Senza dubbio le sue radici musicali sono riconoscibili nel Blues, nel Bluegrass e nel Country ma la voglia di dialogare con la sua sei corde lo porta ad esplorare anche altri linguaggi come il Folk irlandese o le trame di tutte le sponde del Mediterraneo. Alla fine il suo suono personale, che sa essere tradizionale e attuale, e vive della profondità dell’anima e sulle stesse frequenze di un sogno, è davvero un grande suono ed è il nostro grande piacere. 

Tracklist: 1. Nashville Blues. 2. Who Looks for Something. 3. Mediterranean’s Shell.
4. Dream Guitar. 5. Rolling in My Sweet Baby’s Arms. 6. To David. 7. My Grandfather.
8. First Snow. 9. Transatlantic. 10. Alabama Blues. 11. Silvia’s Eyes.
12. The Cyclone of Rye Cove. 13. Cooley’s Reel. 14. Noir.

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