Cinema… “la trilogia della bara” (parte terza) – di Erica Burdon

“Ci piacerebbe regalare ai lettori tre film i cui tre protagonisti hanno in comune lo stesso mestiere…
il becchino.” Così aprimmo il primo articolo di questa serie…

ed eccoci dunque alla terza e ultima  parte della “trilogia della Bara”.
Con questo terzo film, completiamo il viaggio nei meandri della mente umana alle prese con la Morte…

DEPARTURE (おくりびとOkuribito) Giappone 2008.
Regia YojiroTakita. Cast: Masahiro Motoki: Daigo Kobayashi, Tsugomu Yamazaki: Ikuei Sasaki. Ryoko Hirosue: Mika Kobayashi. Kazuko Yoshiyuki: Tsuyako Yamashita. Kimiko Yo: Yuriko Kamimura. Takashi Sasano: Shokichi Hirata. Tetta Sugimoto: Yamashita.

La crisi economica investe il Giappone e l’orchestra nella quale il violoncellista Daigo Kobayashi suona da anni si scioglie, perché sempre meno pubblico si presenta ai concerti. Daigo decide di non fare più della musica una professione e si rammarica di non avere capito per tempo di essere un musicista mediocre. Ritrovandosi disoccupato il giovane, insieme alla moglie Mika, decide di lasciare Tokyo e di ritornare nella sua piccola città natale:
Yamagata, zona agricola del nord Giappone.
Sfogliando un giornale, alla pagina degli annunci, trova quello dell’agenzia NK: “Assistiamo chi parte per dei viaggi”. Fissa un appuntamento e quando si presenta al colloquio capisce che c’è stato un malinteso. L’attività non è quella di un tour operator, bensì di un’agenzia che si occupa di antichi rituali tradizionali giapponesi per la preparazione delle salme da esibire ai famigliari per l’ultimo saluto.
Daigo viene assunto come nokanshi e riceve un cospicuo anticipo sullo stipendio. La sera festeggia con la consorte il suo nuovo lavoro, ma omette di specificare in cosa consista. Il primo incarico che il datore gli affida è quello di recitare la parte del morto in un videotape pubblicitario, in cui illustra tutti i passaggi rituali della cerimonia. Poi ecco presentarsi la prima e vera preparazione. Daigo rimane sconvolto.
E’ una vecchia morta due settimane prima del suo rinvenimento ed è in avanzato stato di composizione.
La vista e soprattutto l’odore gli provocano conati violenti e irresistibili. Il rientro a casa è mortificante.
Si accorge di portarsi dietro l’odore della morte. Infatti delle studentesse lo canzonano per la puzza che si lascia dietro. Per questo prima di giungere a casa, si ferma in un bagno pubblico dove incontra Yamaschita, suo vecchio compagno di giochi e figlio della proprietaria.
A mano a mano che Daigo apprende le tecniche del tanatoesteta e si accorge quanto amore metta il principale, signor Sasaki, nel preparare i defunti, l’animo del giovane è invaso da questo sentimento amorevole e il protagonista si convince di avere fatto la scelta giusta. Il rapporto tra i due uomini è sempre meno del tipo datore/dipendente, e sempre più maestro/allievo.
Le giornate scorrono lisce fino a quando Mika scopre il lavoro del marito, ritrovando la videocassetta pubblicitaria con lui nei panni di un morto. La donna prova una vergogna tremenda e chiede a Daigo di lasciare quel genere di occupazione. Lui rifiuta e Mika torna a casa della madre.
Come se non bastasse anche l’amico Yamaschita scopre il lavoro di Daigo e lo tratta come se fosse una persona spregevole. Nonostante tutto Daigo non potrebbe più abbandonare questo tipo di lavoro, perché non si tratta solo di un’occupazione, ma è diventato la sua profonda ragione di vita.
Passa la stagione più lenta dell’anno: l’inverno. Mika ritorna dal marito e gli annuncia di essere incinta. Mentre discutono arriva improvvisa una telefonata. E’ morta Tsuyaco, proprietaria del bagno pubblico e madre di Yamaschita. Tocca a Daigo preparare il corpo dell’anziana donna sotto lo sguardo assorto di Yamaschita, sua moglie, sua figlia e Mika.
Le cure amorevoli sono così cariche di affetto nel trattare il corpo di Tsuyako, che colpiscono i cuori degli astanti fino al punto da comprendere e accettare la professione di Daigo. Finita la cerimonia funebre Daigo accompagna Mika al fiume, nel punto in cui da piccolo aveva scambiato dei sassi col padre, pietruzze che dovevano servire a esprimere il loro stato d’animo.
In quel luogo si erano scambiati la promessa che una volta all’anno avrebbero ripetuto questo stesso rituale. Invece quella fu l’unica volta che se li scambiarono, perché dopo d’allora il padre lo abbandonò e non si fece mai più rivedere. Trascorre altro tempo e un giorno arriva una lettera in cui si annuncia la morte del padre di Daigo. Subito il giovane vorrebbe ignorare la notizia, ma la moglie lo convince a dare l’estremo saluto al genitore.
Daigo scopre che dopo l’abbandono il padre ha vissuto solo e in estrema povertà. Prepara la salma personalmente e mentre si svolge la cerimonia funebre trova chiuso nel pugno il sasso che da ragazzo aveva donato al padre. Il volto del padre, che nel ricordo non aveva contorni, in quel momento prende lineamenti ben precisi. Quando la moglie gli consegna nuovamente il sasso Daigo lo pone sul ventre gravido della sua compagna.
Questo film è una perla. Il regista Takita lo ha realizzato come da molto tempo non ne venivano prodotti; ricco di mille risvolti, con un protagonista che per rendere meno dolorosa la separazione del morto dalla famiglia, compie i gesti rituali di questa antica carimonia nipponica con meticolosità e Amore.
Perché in questa agenzia di nokanshi gli uomini non svolgono la loro mansione per puro interesse economico, ma dimostrano di possedere quei tratti umano che ognuno di noi dovrebbe sviluppare: compassione, empatia, dolcezza e malinconia.
In questo film niente è lasciato al caso. Tutto è minuziosamente costruito, affinché il risultato non si fermi alla semplice riflessione sulla stretta dicotomia morte/vita, ma si possa provare empatia con i problemi esistenziali dei suoi personaggi: i loro dolori, i loro ricordi, i loro sogni, le loro ambizioni e le loro aspettative. Il protagonista con la sua scelta riesce a cambiare la sua vita e anche quella dei suoi concittadini.
Daigo sboccia, passando dall’odio represso per l’abbandono del padre, il senso di colpa per non avere seguito il funerale della madre perché era in trasferta, a un modo nuovo di rapportarsi con le persone, più disponibile, più appagante che lo trascina fino al profondo amore per la vita, soprattutto la nuova vita che sta per nascere.
Departure è quindi un capolavoro di emotività profonda che tocca i luoghi più nascosti del cuore e scandaglia la complessità razionale del cervello.
Sembra una storia lontana da noi occidentali, ma non è vero.
Solamente ci siamo scordati vecchi pensieri e usanze simili a quelli trattati nella pellicola: i legami famigliari, i ricordi e i rapporti in genere.
Spero che la visione possa risvegliare la forza e la potenza delle emozioni e dei sentimenti.
La potenza che si sprigiona dall’anima fa di questo opera una rarità; in netto contrasto con il cinema occidentale che non produce più opere che rappresentino valori e sentimenti, sostituiti con effetti speciali, violenza, 3D e storie non storie senza trame sensate.
Se cercate un’opera che possa fare parte della storia del grande cinema, eccovela servita.
Il film ha vinto il premio Oscar come migliore film straniero nel 2009
, ma in Italia non si sarebbe mai visto se non fosse stato per l’impegno che ci ha messo la Tucker Film (coraggiosa distribuzione indipendente, operante dal 2008  e fondata grazie all’impegno di appassionati della zona di Udine e Pordenone, organizzatori anche del Far East Film Festival).
Questo grande tesoro della settima arte, di vasta e profonda sostanza etico/morale, non si può ignorare. Va visto almeno una volta e ai cuori più teneri si consiglia una scorta di fazzoletti di carta formato famiglia.
La visione è consigliata a un pubblico attento e accompagnato non necessariamente da adulti, ma da persone sensibili che possano condividere sentimenti profondi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Per chi se la fosse persi… eccovi i link della prima parte e della seconda parte della Trilogia…

http://www.magazzininesistenti.it/cinema-la-trilogia-della-bara-parte-prima-di-erica-burdon/

http://www.magazzininesistenti.it/cinema-la-trilogia-della-bara-parte-seconda-di-erica-burdon/

Departures

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