Ci vuole orecchio – di Benito Mascitti

In redazione s’ascolta “Ci Vuole Orecchio” del 1980, uno dei dischi più belli di Enzo Jannacci, recente preda delle belle incursioni ai Navigli, purtroppo rare. Sì perché vivere Milano con gli amici è impagabile, così come è sempre bello ricordare questo Artista stratosferico, figlio legittimo di quella Città come pochissimi. Non c’è nessun anniversario da celebrare come si usa sui social… Enzo ci fa volare tutti i giorni e sempre il suo ricordo ci porta emozioni fortissime. Eppure quest’omino qui viveva confondendosi tra la sua gente, la raccontava rappresentandola come in uno specchio, autentica e sempre pulsante. L’anima vera e incontaminata della sua musica rappresentava il suo popolo in modo semplice e diretto, proprio perché comporla non gli provocava nessuno sforzo o mediazione: semplicemente raccontava e si raccontava, senza nessuna differenza tra artista e il resto del mondo, senza nessun artifizio buono per le classifiche. Era umile postulante con la chitarra o capo orchestra geniale e generoso coi suoi musicisti. Non era altro che un Uomo con la schiena dritta e con il cuore tenero e generoso, scontroso a tratti, a rappresentare il disagio della vita agra degli ultimi, suoi fratelli: quella vera e semplice che ti priva delle cose luccicanti ma che ti dona la capacità di vivere respirando l’aria fresca della notte sotto ai cartoni. Francamente di tratteggiare adesso la sua splendida carriera ci importa poco.
Enzo Jannacci ci ha donato tutta l’emozione possibile ad ogni passaggio della sua troppo breve vita… e non sempre con la musica. Quando la nostalgia ci prende alla gola come stasera e non possiamo fare a meno di metter su un suo disco, ci viene in mente un aspetto poco noto della sua esistenza. Un’intervista televisiva breve, ormai perduta negli archivi – tanto che non possiamo riportare le esatte sue parole – quasi a punire la sua estrema e bellissima autenticità. Enzo si presentò alla telecamera com’era davvero… scavato e bianchissimo nel volto, rosso negli occhi, tristi e dolcissimi che parlavano per lui più delle parole semplici e vere che pronunciò. Ebbe il coraggio di mostrarsi e dire semplicemente quello che sentiva davvero. Non si preoccupò neanche per un attimo di lasciare un messaggio d’artista buono per la memoria, non cercò parole costruite per addolcire il calice amaro che stava bevendo e, con un fil di voce rotto dal pianto che aveva dentro, disse – più o meno – che la vita è troppo bella per lasciarla e che Lui non avrebbe voluto andar via per questo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ci-vuole-orecchio-mascitti

Un pensiero riguardo “Ci vuole orecchio – di Benito Mascitti

  • ottobre 29, 2016 in 3:07 pm
    Permalink

    Manca. Genuino e sensibile. Non doveva spiegare nulla. I messaggi sono sempre e solo per chi è in grado di capirli. Per il resto sono solo parole. Vanno e vengono. La sua arte è lì per chi vuole scavare.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *