Chuck Berry e la poesia che balla – di Gabriele Peritore

Sì, forse è un azzardo definire poesia i versi cantatati da Chuck Berry, ma è con l’azzardo che si vincono certe scommesse. Al giovane Chuck che il 18 ottobre ha compiuto 90 anni tondi tondi siamo sicuri che piacerà. Lui che ha vissuto tutta la vita all’insegna dell’azzardo. Chiudersi in uno studio di registrazione, prendere un classico del country come Ida Red, fonderlo al rithm and blues, accelerare la cadenza delle battute e tirare fuori un genere di musica totalmente nuovo (in seguito battezzato Rock and Roll), forse era un azzardo maggiore di rapinare negozi.
A lui è riuscito perfettamente, forse perché abituato a barare con la vita. Così è nata Maybellene… così è nato tutto, da un azzardo. I testi sono semplici, è vero, ma è anche vero che sono diretti, escono in una forma di gesto spontaneo, senza filtri, dalla vita al palco. Perché è la sua vita che mette in ballo, nel senso letterale del termine.
In Johnny B. Good canta di un ragazzo di campagna che vuole affermarsi nella metropoli. La fame di conquiste sociali lo divora fin da giovanissimo, spingendolo anche a delinquere e a conoscere il carcere. Canta la voglia degli adolescenti di rompere i ponti con le noiose pratiche quotidiane e con la musica dela passato, come in Roll Over Beethoven o in Too Much Monkey Business. Affronta da spaccone le tematiche legate al razzismo, esaltando il fascino degli uomini di colore come in Brown Eyed Handsome Man… e poi canta del sesso, con tormentoni a doppio senso per ingannare la censura come in My Ding-A-Ling, e canta dell’amore per le donne, per le giovani donne soprattutto, che gli causerà non pochi problemi giudiziari, tanto da provocare un arresto determinante della sua carriera che non toccherà mai più i vertici della seconda metà degli anni Cinquanta. Certo è che per i suoi testi è stato inserito nella Songwriters Hall of Fame, e che Johnny B. Good rappresenta gli Stati Uniti d’America nella missione del Voyager nello spazio. Sono passati circa sessant’anni da quando il rampante Chuck caracollava imbracciando la chitarra con il suo celebre passo dell’anatra… e tanti hanno avuto voglia di confrontarsi con la sua musica: da John Lennon a Bob Dylan, passando per Lou Reed, David Bowie e Bruce Springsteen… Buon Compleanno Chuck, tu sei poesia che balla.

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Un pensiero riguardo “Chuck Berry e la poesia che balla – di Gabriele Peritore

  • Ottobre 26, 2016 in 10:21 am
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    Chuck Berry, da buon uomo nato sotto il segno della bilancia, ha sempre avuto un piede nella serietà e uno nel faceto (più in questo direi). Se per un po’ rigava dritto, per lo più doveva seguire il suo istinto a tutti i costi. Ha rivoluzionato la musica, ma per lui la fama non ha così importanza. Ha vissuto la sua vita fatta di pulsioni, che trasportava nella musica e sul palco. Poco curante della notorietà persa e tutto quello che ne consegue, ha continuato a vivere come più gli piaceva e intanto è arrivato a compiere 90 anni.

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