Chrome: live at Freakout Bologna – di Massimiliano Speri

A tre anni dalla loro ultima scorribanda italica, i Chrome tornano in quello stesso Freakout che li ospitò nella tappa felsinea del tour precedente ma soprattutto nella stessa città in cui, convocati da una cellula carbonara di appassionati, nel remoto 1981 tennero il loro primo concerto in assoluto; quando più che una band erano un progetto da laboratorio annegato nelle pieghe dell’articolata scena di San Francisco, seppur già con cinque dischi alle spalle: così si narra, per lo meno… leggende a parte, fa piacere ritrovarli e saperli ancora marci, scapestrati, reticenti al compromesso. Certo, non parliamo della stessa band che all’epoca dovette lasciare a bocca aperta la sparuta compagine di fedelissimi bolognesi (il fondatore Damon Edge è infatti deceduto nel 1995) ma la serata che sto per raccontarvi confermerà come il loro spirito sia quantomai lontano da qualsiasi possibile “imborghesimento”. Ancora adesso definire la loro musica dentro parametri convenzionali risulta scivoloso. Partiti da una psichedelia fuori tempo massimo flirtante con il kraut e lo space rock (ben testimoniata dall’esordio “The Visitation”, datato 1976) i Chrome sono approdati sin dal secondo album (significativamente intitolato “Alien Soundtracks”, il primo con il chitarrista Helios Creed in formazione) ad un suono sinistro e disturbante, somigliante più ai lamenti metallici di un androide morente che a delle composizioni umane; una musica di clangori prodotti da macchine in avaria che tuttavia mantiene un suo decomposto rapporto con la classicità rock grazie alla chitarra di Creed, che trapianta armonie & timbri dei primi 70 nell’algida decadenza new wave. Più che alle altre band del “quadrato di San Francisco” sotto contratto con la mitica Ralph Records (Residents, Tuxedomoon e MX-80 Sound) verrebbe da associarli con la seminale scena rumorista locale, a fianco dei Factrix, dei Minimal Man, di Z’ev dell’inquietante Boyd Rice e, soprattutto, di quel Monte Cazazza che per questa estetica ferocemente antimusicale coniò una fortunata definizione: “industrial”. L’immaginario cyberpunk, i riferimenti sci-fi e il corredo di foto sfocate a cui ci siamo tutti affezionati sono parte integrante di un progetto non solo musicale che, né le alterne fortune, né i mille cambi di organico né la dipartita di Edge (di fatto, insieme a Creed, unico responsabile del progetto) sono riusciti a frenare. In un certo senso, i Chrome sono stati una deviata enciclopedia di tutto quanto la California antagonista abbia prodotto, degli inguaribili freak che anziché invocare utopie sciorinano visioni di un’apocalisse post-tecnologica già in atto nell’indifferenza generale. Il concerto sarà la quintessenza di quanto è lecito aspettarsi da loro: una musica da un lato ossessiva e robotica, dall’altro totalmente anarchica, senza capo né coda. Il primo a palesarsi sul palco è il batterista che nel giorno dell’insediamento del neo-eletto presidente USA ostenta un’ammiccante t-shirt griffata “Fuck Trump” (forse per esorcizzare la sua indubbia somiglianza fisico-tricologica con il vivace miliardario?) seguito dal pittoresco tastierista (sorta di Leon Russell junky con tanto di copricapo e occhiali da sole) da un bassista che potrebbe essere potenzialmente sotto l’effetto di qualsiasi tipologia di droga e da un secondo chitarrista sulla cui maggiore età nutriamo più di un dubbio. Infine, ecco arrivare il leggendario Helios, un consunto Burroughs con i capelli lunghi e l’aria già stanca. Apertura al fulmicotone con un medley tra le prime tre tracce di quell’“Half Machine Lip Moves” da più parti indicato come il loro capolavoro: T.V. As Eyes, una canzoncina isterica che scioglie il suo impeto punk in una coda lisergica, seguita a strettissimo giro dalla danza orrorifica di Zombie Warfare e dal massiccio hard-garage di March Of The Chrome Police.
I suoni sono confusi, acidi, sgradevoli. Con Danger Zone e In a Dream i ritmi si fanno più ipnotici, l’anfetamina sale e sembra davvero di decollare ma solo per poi schiantarsi rovinosamente sul roboante riff proto-stoner di 3th From The Sun. La lunga Armageddon tiene fede alla promessa del titolo e per quasi dieci minuti si scatena, letteralmente, la fine del mondo; un martoriante incubo a cottura lenta degno dei Killing Joke più spietati. Il resto della scaletta, dalla cavalcata intergalattica di Eyes On Mars al funereo crooning alla Iggy Pop di Firebomb, passando per le detonazioni radioattive di Nephilins; prosegue imperterrita la rintronante missione dei nostri eroi. Dopo una brevissima pausa c’è ancora tempo per la fratturata fantasia transumana di New Age e una chiusura in grande stile con Chromosome Damage che nell’universo malato dei Chrome è ciò che più può avvicinarsi al concetto di classico. In un clima ormai delirante, con i musicisti che sgusciano via e alcuni sconosciuti che si impadroniscono dei microfoni con fare scomposto, riesco a sottrarre una scaletta abbandonata a bordo palco. Fuori dal locale trovo Helios che firma autografi insieme al resto della Band (dei tranquilloni rari, c’è da dirlo) e ne approfitto per fargli scarabocchiare il suddetto fogliaccio. Ho i timpani disintegrati, e l’unica frase che riesce ad attraversarmi la mente è “ma a cosa ho appena assistito?!”: perfetto, direi. Le piccole dimensioni e l’acustica non ottimale del locale si sono rivelate dei suggestivi propulsori di senso: in alcuni frangenti pareva davvero di essere compressi in qualche fetido buco malfamato della periferia californiana. Insomma, non si poteva chiedere di meglio… Riavviandomi verso casa mi accorgo che davanti al Freakout troneggia un disordinato cantiere, con gran dispiego di tubi e lamiere: potrebbe forse esistere migliore cornice per una musica così implacabilmente siderurgica?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 Setlist: 1. T.V. As Eyes / 2. Zombie Warfare (Can’t Let You Down)
3. March of the Chrome Police (A Cold Clammy Bombing) / 4. Danger Zone
5. In A Dream / 6. 3rd from the Sun / 7. Armageddon / 8. Eyes On Mars
9. Meet You in the Subway / 10. Nephilins (Help Me) / 11. Administer the Treatment
12. Firebomb. Encores: 13. New Age / 14. Chromosome Damage.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.