Chris Yan: “Blasé” (2021) – di Francesco Picca

Il reticolato social mi ha offerto uno spunto davvero molto particolare. Sono stato colpito dall’immagine di un uomo armato di microfono, dalla sua figura incorniciata tra le linee poco definite di una grande spiaggia a me familiare. Il litorale romagnolo, in inverno, è il luogo ideale per camminare, pensare, perdere il conto dei passi e dei minuti, in un silenzio solo apparente, per cui, un ascolto attento e un microfono adeguato, possono far emergere suoni impercettibili. È questa una delle occupazioni preferite di Christian Mastroianni, in arte Chris Yan. Nato musicalmente come bassista e polistrumentista, Chris Yan si è poi dedicato alla sound art, alla composizione e al field recording. In oltre dieci anni di attività è stato coinvolto in tanti progetti e collaborazioni: raccolta di paesaggi sonori tramite registrazioni su campo, musica per immagini, narrazioni sonore per radiodrammi, installazioni e performance dal vivo, sempre con un particolare interesse e una grande dedizione alla musica elettroacustica e alla ricerca sonora.
In un periodo di particolare stasi artistica ed umana, tra il 2018 e il 2019, la città di Napoli ha ospitato la genesi del progetto Blasé” (2021), sviluppato parallelamente alla lettura di Le metropoli e la vita dello spiritodi Georg Simmel, un libro in cui il filosofo e sociologo tedesco fotografa l’uomo moderno alle prese con il nuovo habitat fatto di cemento, di solitudine e di indifferenza. L’apatia e il disinteresse hanno spesso preso il sopravvento rispetto alla vitalità sfrenata della metropoli e hanno condizionato tutte le improvvisazioni che compongono questo concept album di nove tracce, ottavo capitolo della discografia di Chris Yan. A supporto del lancio del disco ci sono anche tre video.
La frenesia della grande città e lo scorrere del tempo sono stati cristallizzati da Chris Yan nella staticità di un fermo immagine. Lo stesso editing è stato condizionato dal considerare ogni traccia come un paesaggio cinematografico in cui trovano spazio, in alternanza, sia la ragione che l’emotività, con un picco di sentimentalismo in
Eppure, ricordo anche dei fiori sul tuo volto, il brano che chiude il lavoro e che si riallaccia all’universo poetico di John Berger. Il concept si presenta come un contenitore multidisciplinare inevitabilmente influenzato dagli ascolti musicali giovanili, in particolare Brian Eno e John Cage, dalla musica elettronica e da quella ambient, dal rumorismo, dalla filosofia, dalla poesia e dalla videoarte. La copertina è del pittore, illustratore e designer Matteo Babbi. 
È piuttosto complicato delimitare e categorizzare questo lavoro. Il perno è il suono, colto in tutte le sue forme, scovato attraverso una incessante attività di ascolto; poi ci sono gli ammiccamenti alla ambient music, alla musica intesa in maniera più tradizionale e, soprattutto, alla randomica-autogenerativa, ovvero a quel genere di musica, sempre diversa e mutevole, frutto di mixaggi casuali e di composizioni computerizzate, individuata e definita come genere da Brian Eno a metà degli anni 90. L’album “Blasé” persegue una pratica costante di Chris Yan, quella che lui definisce “infilarsi tra i silenzi”, e nasce da un lavoro di ricerca certosina all’interno di un enorme archivio digitale, tra migliaia di registrazioni realizzate con un piccolo studio mobile trascinato a fatica, in treno, dalla periferia Romagnola sino a Napoli. Il paziente lavoro di selezione è stato aiutato da un’altra lettura, “Saggi sul paesaggio”, sempre di Georg Simmel. I punti cardine del saggio hanno indicato la modalità di selezione dei tappeti sonori e il percorso di definizione delle tracce.
Il compagno di viaggio è stato lo studio mobile composto da un sintetizzatore modulare, un piccolo microfono a condensatore per i suoni in presa diretta e da una serie di cianfrusaglie, tra cui alcuni microfoni a contatto per i dettagli sonori, due microfoni idrofoni, un looper, un registratore a bobine e, infine, un multi traccia digitale sul quale registrate il tutto. Ricerca è sicuramente la parola chiave per interpretare il lavoro di Chris Yan. Il nostro paese ha una lunga tradizione nella ricerca sonora, cominciata con lo studio di Fonologia della Rai di Milano, attivo sin dalla fine degli anni 50, importante al pari di altri centri di sperimentazione europei come quelli di Parigi e di Colonia. Oggi il panorama è decisamente diverso, affidato quasi totalmente all’iniziativa privata e al sostegno di qualche sparuta sovvenzione di difficile accesso. Non rimane altro da fare che indossare un paio di scarpe comode e incamminarsi nell’ascolto di “Blasé”, come fosse un trakking sonoro lungo un sentiero. Il paesaggio potete sceglierlo voi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: