Chris Stapleton: “From A Room, Volume 2” (2017) – di Claudio Trezzani

Solitamente non sono mai entusiasta di operazioni che puzzano di commerciale, come quella di due dischi a poca distanza l’uno dell’altro e provenienti dalle stesse sessions, soprattutto quando sono opera di un artista di assoluto talento e che stimo. Certo si può e si deve obiettare che è pur sempre un lavoro che si fa per guadagnare anche quello del musicista ma nella mia visione romantica dell’arte che amo, concepisco solo passione e talento. Fatta questa premessa devo fare ammenda e dopo aver dato il giudizio più alto al precedente “From A Room: Volume 1”, devo confermare lo stesso anche per “From A Room: Volume 2”, la seconda parte di quelle sessioni dello Studio A a Nashville. La scelta di dividere in due uscite quelle registrazioni è stata vincente e ha permesso ai due dischi di essere intensi allo stesso modo, brevi ma senza cali di tensione e di dare il giusto peso a tutte le canzoni, cosa che non sarebbe quasi certamente avvenuta in un doppio di diciotto pezzi di oltre un’ora di musica, seppur di qualità altissima. Come dicevamo il disco è composto da nove brani come il precedemte e dura anche questo poco più di 30 minuti. Rispetto a quello uscito in primavera che aveva al suo interno solo una cover, in questo le cover sono due: Millionaire di Kevin Welch (che la voce di Chris, con lo stupendo controcanto di sua moglie Morgane, rende ancora più emozionante e riuscita) e Friendship che chiude il disco, un pezzo semi-sconosciuto di Pops Staples, che al solito è migliorato dalla cura Stapleton. Chi dubitava ancora che il buon Chris fosse a ragione considerato l’erede più credibile di Waylon Jennings, in Hard Livin’ avrà pane per i suoi denti: un country-rock con un riff di chitarra tagliente e con un bellissimo assolo finale introdotto da un urlo da vero Outlaw di Stapleton. La successiva Scarecrow in The Garden è certamente il pezzo più riuscito del disco, una ballata polverosa come lo è la storia narrata, la vita di un contadino irlandese con la Bibbia in una mano e la pistola nell’altra, storie di frontiera. Emozionante come sempre la voce ormai diventata il suo strumento vincente, che ha però trovato in quella di sua moglie il perfetto completamento, canzone dopo canzone. Ogni pezzo andrebbe menzionato, dalla delicata A Simple Song, all’andamento country di Tryin’ To Untangle My Mind, che ha nel testo una delle frasi più riuscite dell’album, che riassume le storie di anime perdute narrate da Chris“I’m lonesome and stoned, so far down the Devil’s looking high” (“Sono solo e fatto, così in basso che il Diavolo mi guarda dall’alto”). Citazione finale per una canzone ripresa dal suo esordio discografico con la band bluegrass degli SteelDrivers: “Midnight Train To Memphis” (2008), che originariamente era un brano blues molto banjo-oriented, e che nella sua nuova versione Stapleton trasforma con successo in un brano dal forte sapore blues-southern con un riff lacerante che più si adatta al testo, che pare uscito dalla penna di un bluesman del Delta. Un disco perfetto nella sua emozionante brevità, come riesce solo ai più grandi. Ora speriamo in un bel disco live per suggellare una carriera solista in pratica appena cominciata ma già leggendaria. Buon ascolto.

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