“Child in Time”… l’Agnello di Dio – di Ginevra Gico

Un bimbo è morto, un bimbo siriano è morto, un bimbo di due anni di nome Aylan è morto.
Affogato. Solo. Piccolo e composto. Con le scarpine allacciate. Con le braccine abbandonate lungo il corpicino riverso. Come un uccellino. Come un angioletto paffuto e solo. Lambito dolcemente dalle onde sulla spiaggia di una località turistica. Vacanze spensierate… non tutto questo immenso dolore.
Aylan è morto. Piccolo. Troppo piccolo e innocente… e ora – si dirà – è inutile pensare a quale sarà stata l’ultima volta che ha riso o che ha battuto le mani, quando ha ricevuto l’ultimo bacio prima di morire, quando la sua mamma lo ha stretto forte forte ridendo come solo le madri felici sanno fare.
Sì deve testimoniare, non farlo equivarrebbe all’aderire alla gazzarra buonisti vs xenofobi che pervade ormai l’italia… ma anche l’Europa in preda alla sua peggiore – storica – malattia.
La paura dei diversi, miscelata alla dura vita di un periodo di grande crisi come quello che stiamo vivendo, spinse l’Europa nelle braccia dei totalitarismi… fascista, nazista e conseguentemente stalinista.
Questa testimonianza quindi, non è pornografia del dolore, questo non è crogiolarsi in una pena inutile.
Questi pensieri bisogna averli dentro, bisogna decantarli dentro di sé…

perché se Aylan è morto bisogna saperlo, bisogna sapere che lui esisteva, respirava, rideva, giocava, che era una creatura tenera di carne e sangue e non era solo un numero tra i tanti morti che hanno perso la loro strada della speranza di una vita migliore in fondo al mare.
Si deve almeno conoscere la sua paura, l’inimmaginabile terrore di morire solo, affogando di notte in un  mare nero che se lo è preso e ha riempito senza pietà i suoi polmoncini d’acqua, strappato via da tutti, dalle braccia di sua madre.

Dov’è l’Europa? Dov’è adesso? Dov’era quando Aylan affogava?
Era impegnata nel suo solito e pericolosissimo delirio…
(lo stesso che ci sta trascinando lentamente nel baratro) a chiudere i confini dei propri stati membri, a seguire una linea chiusa, rigida, sorda, invalicabile e crudele… ma non certo a raccogliere gli amari frutti di anni e anni di insensata politica economica, solo economica nel senso più avvilente e spregevole del termine.

Se l’Europa è questa lasciateci scenderenon ne voglio far parte…
io non lo voglio Aylan sulla coscienza.
Quelli che fuggono forse ignorano ciò che realmente li attende all’inizio del loro viaggio ma se sono così tanti, se questa marea umana che monta dal sud e dall’sud est del mondo verso nord lo fa e continuerà a farlo…  è  un segnale per l’Europa, un campanello di allarme che già avremmo dovuto sentire da un tempo ormai troppo lungo e passato inutilmente.

Qualcosa sta cambiando… è un processo  irreversibile che non è destinato a fermarsi se la fame e le guerre che ne sono all’origine non cesseranno.
La fede cristiana – di molti di noi – ci insegna che l’Agnello innocente è stato immolato per tutti, per il bene di ogni singolo figlio di Dio.
Ci si può credere o no e ogni opinione è rispettabile,  ma ieri l’Agnello di Dio è stato di nuovo immolato in un insensato, crudele sacrificio, sull’altare dell’Europa e aveva una faccia e un nome scritto sull’involucro nero che conteneva le sue spoglie… Ayall, scarpine allacciate, anni due.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.