Chiara Caselli e Paolo Valerio: “Le ho mai raccontato del vento del Nord” (2018) – Di Marina Marino

Ero curiosa e impaziente di vedere come un epistolario, descritto nel successo mondiale di Daniel  Glattauer, potesse essere traslato e compresso in un atto unico teatrale. Lo dico subito: Paolo Valerio, regista e coprotagonista, ha fatto un lavoro eccellente e dubito fosse scontato, dubito sia stato facile. Ha sfrondato il libro da ogni orpello lasciandone intatti nucleo, senso, emozioni. Emma e Leo si incontrano per caso o per errore per una mail spedita a un indirizzo errato, ne nasce subito un’amicizia scherzosa che si evolve in un qualcosa di potente, forte, intenso. Sulla scena l’intimità è resa in modo tale che si trasforma in pura grazia. I due sono sempre presenti, si parlano di continuo, senza vedersi mai, immersi in una luce calda che li bagna e li accarezza. Chiara Caselli (Emma) offre un’ottima prova, sembra non saper cosa fare del proprio corpo, incrocia le gambe, le accoccola, trasuda sensualità dalla voce leggermente fonda alle unghie smaltate dei piedi scalzi che si arricciano e piegano come i suoi pensieri. Paolo Valerio (Leo), ombroso, ironico,  trasandato ed elegante, a volte, come nel libro, sembra troppo paternalista, ma l’intesa tra i due cresce a dismisura, cresce senza argini. Oggi si abusa del termine “chimica”: come può esserci senza pelle, odori, umori, voci, grana delle labbra? Lo ignoro. Emma, ribattezzata subito Emmi, ha un marito e fa da madre ai figli di lui, forse una responsabilità presa troppo presto, Leo è uno psicolinguista, un accademico, ma i due sono attentissimi a non far irrompere la vita reale nel loro spazio, quello in cui si cercano, trovano, inseguono, quello in cui sono autentici, solo con le parole. Io scrivo da quando so farlo, leggendo il libro mi chiesi cosa sarebbe cambiato se avessero assunto vite, nomi, storie diverse (Internet lo consente) e in questo caso la risposta mi arrivò subitanea; poco o nulla. L’uno trova nell’altra qualcosa di sé, hanno nomignoli, orari, appuntamenti, piccoli riti, come una coppia qualsiasi. Entrambi sembrano feriti, due canyon di tenerezza da riempire, entrambi sembrano fragili, persi, soli. Entrambi si sono trovati senza cercarsi. I due litigano, scherzano, si raccontano, non  cedono al sesso virtuale, simboleggiato con un escamotage elegante e geniale. Un brindisi contemporaneo con vino pregiato scelto con cura e amore, un calice, per saltare insieme nel nuovo giorno. Emmi, leggermente brilla, si accoccola nel bovindo di una finestra, guarda il cielo e, con dolcezza ferita sussurra “Lei è perfetto contro le notti in cui soffia il vento del Nord”, contro la malinconia, le paure, i pensieri e i ricordi in agguato, si offre, disarmata. Nel proteggerla Leo forse scopre lati di sé che non sapeva di avere, come tutti noi: non importa a nessuno sapere chi sia il più forte, chi da, chi prende. Vivono un privilegio raro, si riservano i momenti migliori della giornata, anche il messaggio a Leo del marito di Emmi “Per favore, mi restituisca mia moglie”, perché qui lei sembra avulsa dalla realtà, enucleata, vive con, per e di Leo, il suo amico, amante, innamorato virtuale. Non mi accoderò ai pamphlet sui rapporti virtuali: due adulti, nella loro unica vita, hanno il diritto, il dovere di provare a viverla. Nel programma di sala si afferma che l’opera sia fedelissima al libro, a me non è parso. Emmi qui è meno vivace, meno ironica, meno spiritosa, forse inconsciamente, come ogni donna intelligente sa, lo splendore ha una sua fine, anche quando è al suo acme. Impagabile la scena in cui scoprono le loro voci, si piacciono, si avvicinano. Una voce, talvolta, ha  più forza di un tornado. Reggerà questo rapporto virtuale, fatto d’aria, alla realtà? Decidono di vedersi, passano al tu, si chiamano amore, Leo sta per partire, la invita a casa sua “Segui la musica, la porta è aperta”. Qui, qualcosa dentro mi ha tremato, ho sentito irrigidirsi le dita, ne ignoro il motivo. Emmi all’ultimo istante non va, dal vezzeggiativo con cui la chiama il marito arguisce che questi sa, ma sembra pretestuoso. Forse è il mito di Amore e Psyche; mai guardare il volto dell’amato, forse molti, come Gozzano, “non amano che le rose che non colsero” o, come Hikmeth, immaginano che ”il più bello dei mari sia quello che non navigammo”, troppi forse. Il dolore deluso di Leo si esprime con l’assenza, il silenzio, un cambio irreversibile di indirizzo mail che suona come il clangore di un colpo di cesoie. Emmi è distrutta, l’attrice rende benissimo l’incredulità, lo strazio, la paura del lutto, della perdita di Leo, in ginocchio, spettinata, in blusa bianca, occhi a cui la vita è stata strappata, mentre dietro di lei un finto desktop viene investito da una folata di vento che  fa cadere vocali e consonanti. Io mi sono sentita come se dentro mi piovessero vetri rotti. Paolo Valerio ha fatto un ottimo lavoro. Der Spiegel ha definito questa storia “una favola moderna”, lo trovo giusto. Nella realtà  tutto può andare molto peggio, si può essere traditi e spossessati anche del proprio nome, chiudere dentro urla che farebbero ridere Munch. Tutti abbiamo sentito parlare di stalking on line e di furti d’identità, teniamoci stretta la favola. Nella vita una donna può addormentarsi ogni sera piangendo e sentirsi ugualmente fortunata. Anche Freud si è arreso, per capire le donne occorrono i poeti. Purtroppo un poeta non nasce ogni giorno.

“Le Ho Mai Raccontato del Vento del Nord” di Daniel Glattauer
Produzione: Fondazione Campania dei Festival. Teatro Festival Italia. Teatro Stabile di Verona.

Traduzione: Andrea Cipriani. 
Regia: Paolo Valerio
Con: Chiara Caselli e Paolo Valerio.
Immagini e scene: Antonio Panzuto.
Montaggio video: Raffaella Rivi.
Musiche originali: Andrea Cipriani.
Disegno luci: Enrico Berardi.
Assistente alla regia: Paola Degiuli.
Responsabile tecnico di produzione: Nicola Fasoli.

Foto di scena Antonio Panzuto © tutti i diritti riservati 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.