Janis e Leonard al Chelsea Hotel – di Spiritualized Loris

Esistono luoghi del Secolo breve definiti perfetti per raccontare la  storia della Musica, della Letteratura, del Cinema e delle vite di tanti artisti che hanno impresso la loro impronta indelebile in queste stanze…
e la loro eterea presenza che il tempo preserva e non cancella. Certamente il Chelsea Hotel fa parte di quella galleria di edifici diventati ormai archetipi culturali… 
monumenti da visitare. Le 250 stanze dello storico albergo al numero 222 della West 23rd Street di Manhattan, conservano ricordi buoni per l’Aneddotistica d’arte sulla vita, la morte e le tragedie di tanti nomi che hanno firmato il registro giù alla hallBob Dylan, Janis JoplinPatti SmithLeonard CohenArthur C. ClarkeDylan ThomasSid Vicious (la cui fidanzata Nancy Spungen fu trovata uccisa la notte del 12 ottobre 1978 nella stanza numero 100) Robert Mapplethorpe e tutta una serie di artisti legati ad Andy Warhol e alle sue Factories.
La lista completa risulterebbe infinita e comprenderebbe artisti e intellettuali d’ogni risma…
una variegata umanità di geni dell’intelletto partorì innumerevoli opere d’arte in questo luogo; film e musiche, quadri e manoscritti sgorganti da una fonte di limpida ispirazione… da un palazzone rosso e strano, dal suo fascino misterioso e indefinito. Ci torna alla mente una delle sue tante storie…
Chelsea Hotel No.2 di Leonard Cohen, Il suo tributo a Janis Joplin dopo la sua morte, nel ricordo della loro breve relazione divampata proprio nel famoso albergo. Pubblicata nell’album New Skin for old Cerimony del 1972.
Sebbène molti altri come Joni Mitchell, Nico, Jefferson Airplane abbiamo sfornato ottimi brani tra queste stanze, questa di Cohen (uno dei più grandi poeti della musica viventi) rimane per la storia della musica la canzone del Chelsea Hotel. La musica di Leonard non è di certo un contorno alle sue liriche… ma i suoi testi possono vivere e splendere da soli… brillanti di luce propria. 

I remember you well in the Chelsea Hotel
You were talking so brave and so sweet
Givin’ me head on the unmade bed
While the limousines wait in the street.

Those were the reasons
That was New York
We were runnin’ for the money and the flesh
And that was called love for the workers in song
Probably still is for those of them left.

But you got away didn’t you babe?
You just turned your back on the crowd
When you got away
I never once heard you say

I need you
I don’t need you
I need you
I don’t need you
And all of that jivin’ around.

I remember you well
In the Chelsea Hotel
You were famous, your heart was a legend
You told me again, you preferred handsome men
But for me you would make an exception.

And clenching your fist
For the ones like us
Who are oppressed by the figures of beauty
You fixed yourself
You said “Well nevermind
We are ugly but we have the music.

And then you got away didn’t you babe?
You just turned your back on the crowd
When you got away I never once heard you say
I need you
I don’t need you
I need you
I don’t need you
And all of that jivin’ around

I don’t mean to suggest
That I loved you the best
I can’t keep track of each fallen robin
I remember you well in the Chelsea Hotel
That’s all, I don’t think of you that often.

Tradurre il testo in italiano durante l’ascolto no: si perderebbero tutte le rime, le assonanze, la lucidità del momento…
il ricordo di Janis nel suo splendore, il Chelsea Hotel al centro del sentimento e del risentimento celato di Cohen, il sesso, la limousine che aspetta in strada, i soldi e la carne…
Leonard penetra l’intimo e la disperazione di Janis (all’apice del suo successo e, nello stesso tempo, all’inizio della sua fine) e li rappresenta in un dipinto indimenticabile.
La prima strofa è un incipit perfetto, anche in quel che non dice.
Janis muore a Los Angeles nel 1970 in uno squallido hotel dopo un’overdose di eroina.

Hotel, sempre Hotel… un viavai di luoghi e stanze meravigliose o fatiscenti percorrono la vita dei musicisti.
Nomadi intelletti in cerca di successo e di morte. 
Si, ma Janis è una donna e Leonard l’ha capita al volo.
La loro relazione sta tutta li. Nel suo parlare coraggioso e dolce, nel sesso orale mentre una limousine aspetta in strada… una cosa veloce come le stanze di un albergo. 

Se l’inizio è un ricordo al presente o quasi, poi tutto è già un passato.
Si, perché si stava lì per delle ragioni. Motivi di tutti noi in fondo.
Si stava lì per i soldi e per la carne (parola che va oltre il sesso).
Quella era New York. Quello era il Chelsea Hotel.
Quello veniva chiamato amore per i lavoratori della canzone
e anche per quelli che hanno abbandonato. (Un velato di ricordo di altri che si sono persi?)

Poi il brano cresce come la voce di Leonard che si alza come a indicare Janis con l’indice puntato.
Eh sì, anche tu te sei andata. Hai fatto come loro. Hai voltato le spalle alla folla e mai ho sentito
“Ho bisogno di te / Non ho bisogno di te”… 
ripetendolo due volte nel ritornello come un risentimento per la fine di una relazione fatta di solo sesso, nella quale forse lui credeva ci fosse qualcosa di più mai realizzato.
Poi il pezzo ritorna all’inizio, al ricordo lucido della cantante che sembra dare una giustificazione a quel rapporto.
Ossessionata in negativo dalla bellezza fisica uomini, aveva fatto per lui un’eccezione, una concessione da star. Si era concessa solo per la sintonia comune circa le brutte fattezze e il comune amore per la musica… poi se ne andata: fuori dalla vita per sempre… 
tanto che l’ultima strofa nasconde quasi un Cohen arrabbiato e risentito. Il finale del brano è una risposta di un poeta abbandonato,. di un uomo rifiutato con un’indifferenza non nascosta che sente il dolore di un amore perduto e di un sentimento che poteva nascere e crescere. Così Leonard riduce Janis ad un qualunque uccelletto canterino caduto a terra… senza speranza.
L’ ultimo verso è emblematico… That’s all, I don’t think of you that often. 

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