Charlie Haden: “Liberation Music Orchestra” (1969) – di Carmine Spinella

Si sa, il Jazz ha sempre avuto un intreccio “quasi” inevitabile con la politica, tantissime sono state le contaminazioni che ne hanno caratterizzato il pentagramma e, soprattutto chi lo ha riempito e poi ne ha eseguito le scritture, da Charles Mingus a Miles Davis, da Ornette Coleman a Sonny Rollins al “bianco” Charlie Haden.
Haden nacque in una famiglia di musicisti in una cittadina dell’Iowa nell’anno di grazia 1937 e da bambino, già dai tre anni, aveva una propensione per il canto, esercitato con la  famiglia che spesso suonava nelle radio locali eseguendo brani prevalentemente country-folk… ma il piccolo Charlie, passati i dieci anni, tramite il fratello più grande, iniziò ad appassionarsi al Jazz e, non potendo più esercitare il canto per una poliomelite che ne compromise le corde vocali, si lanciò a capofitto nello studio del contrabasso e, tra i diciotto e i venti anni, si trasferì a Los Angeles e lì gli si aprì un mondo. Nella metropoli del Sud della California ebbe l’incontro che folgorò la sua esistenza nel Jazz: quello con Ornette Coleman, padre del free-jazz e, soprattutto, uno dei più grandi innovatori di quel mondo, uno che affondava a piene mani le sue idee dal blues e che, soprattutto, diede vita alle improvvisazioni e ad un’idea del Jazz che fosse anche rumore, cacofonia ed espressioni libere vocali con urla che ne liberassero il corpo e la mente.
Tornando al nostro Charlie, fu proprio con Ornette che, giovanissimo, dai ventidue ai ventiquattro anni, registrò capolavori come “The Shape of Jazz to Came” nel 1959, “This is Our Music” nel 1960 e “Free Jazz: A Collective Improvvisation” nel 1961. Ci fu però per Haden un altro passaggio fondamentale in quegli anni e che darà vita a quello di cui vogliamo  parlarvi… l’incontro con Carla Bley. Carla era una grandissima compositrice ed arrangiatrice e, quando nel 1967 al “nostro Eroe” venne in mente di scrivere qualcosa che avesse una connotazione politica forte, pensò a lei e così la contattò e s’incontrarono. Charlie le parlò con entusiasmo di questa sua idea e di ciò che aveva scritto pensando alle canzoni popolari della guerra civile spagnola. Si era nutrito di di quei brani e si era procurato una raccolta molto approfondita di quel periodo (1936-1939) e, del resto, Haden aveva sempre dichiarato l’amore per il suo idolo: il Comandante Ernesto Che Guevara. L’idea iniziale di Charlie era di arricchire i brani con tanti strumenti a fiato come sassofono, tromba, corno, tuba, flauti di Legno… ed i nomi che aveva nella testa erano quelli di Don Cherry, Roswell Rudd, Dewey Redman, Gato Barbieri (argentino come Guevara) ed altri amici come Paul Motian che doveva amalgamare il tutto con i tanti strumenti da percussione. Così Carla Bley si occupò di tutti gli arrangiamenti e gli amici e colleghi interpellati furono “felicissimi” di partecipare al progetto.
L’idea era chiaramente meravigliosa ma, vista l’epoca, in piena contestazione giovanile con la repressione militare in molti paesi e quella molto violenta della polizia americana, la musica era soggetta a censure e bavagli, tanto che Haden dovette sopportare tanti rifiuti, perché “Liberation Music Orchestra” era considerato troppo politico. Allora Charlie si rivolse al grande Bob Thiele, protagonista di tantissime produzioni con la Impulse di Coltrane e Archie Shepp e Bob s’impegnò in prima persona, cercando di scardinarne dubbi, rimostranze e timori… non dimentichiamo che in quel periodo c’era il Fronte di Liberazione del Vietnam in primo piano e, quindi, la parola “Liberazione” spaventava. Bob Thiele fece leva allora su quella parola di cui gli americani si facevano vanto ed ostentazione e su cui gli Stati Uniti d’America hanno fatto motto: “Liberation”.
“Liberation Music Orchestra” 
vide finalmente la luce nel 1969 e subì un ostile fuoco di fila da parte della “critica inquadrata” che stroncò in tutti i modi l’album… quegli stessi critici che, ad ogni cambio di direzione del divino Miles, storcevano il naso ed avevano da ridire… di cui Davis se n’è, a ragione, sempre fregato (bellissima la sua frase “Non andare là dove la nota c’è, ma bisogna andare dove la nota non c’è”). “Liberation Music Orchestra” col tempo divenne un disco fondamentale nella storia del Jazz, il primo con contaminazioni molteplici che, fortemente attinsero da canzoni popolari della sanguinosa Guerra Civile spagnola ma anche dalla situazione politica Americana di quel periodo, condizionata dalla politica reazionaria della presidenza di Richard Nixon, con i suoi scandali e le massicce contestazioni per la guerra in Vietnam. Anche nel rock molti suoi protagonisti antimilitaristi come Country Joe e i Jefferson Airplane con il loro manifesto politico “Volunteers” e con ancora gli echi della tristemente famosa Convenzione di Chicago, con manifestanti pacifici picchiati selvaggiamente nelle strade (si pensi ad un riferimento cinematografico come “Fragole e Sangue” ) e cantata anche da Graham Nash con la sua Chicago ed il refrain “We can change the world…” “Liberation Music Orchestra” è meravigliosamente fresco e innovativo, con quello spirito politico e popolare suonato con atmosfere e rumore da banda che sembrano accompagnarti per le strade ad intonare cori e condividere un messaggio comune: il Jazz pensato senza legami ortodossi e stabiliti, dove tutti gli interpreti fanno sentire forte la partecipazione all’idea di Haden, sprigionando con tanta libertà e passione le loro note. Nella prima parte del disco troviamo tre brani ispirati alla guerra civile spagnola, magnificamente arrangiati da Carla Bley, mentre il secondo lato è composto da due brani di Haden: la poetica Song for Chè – con un’introduzione al contrabasso da brividi – e Circus ’68 ’69 sulla convenzione di Chicago; War Orphans, scritta da Ornette Coleman ed un brano di Carla Bley in interludio (altri suoi due sul lato A) e il finale con la mitica We Shall Overcome. A proposito di quest’ultimo brano, Charlie 
scrive nelle note dell’album: “Dopo che l’accordo sul Vietnam venne messo in minoranza e sconfitto al voto, le delegazioni della California e di New York cominciarono spontaneamente a cantare in coro We Shall Overcome (l’ultima traccia sull’album) in segno di protesta. Incapaci di riprendere il controllo della situazione, la direzione ordinò all’orchestra in sala di zittire i manifestanti cantando You’re a Grand Old Flag e Happy Days Are Here Again, cercando così di soffocare We Shall Overcome. Per me questa fu, in musica, la storia di quanto successe politicamente nel nostro Pease. I ” compagni ” di Viaggio di questa avventura del 1969 chiamata Liberatio Music Orchestra sono: Perry Robinson clarinetto, Gato Barbieri sax tenore e clarinetto, Dewey Redman sax tenore e contralto, Don Cherry cornetta, Indian wood e bamboo blutes, MIike Mantier tromba, Roswell Rudd trombone, Bob Nornthern corno francese, wood block, crow call, bells e military whistle, Howard Johnson tuba, Paul Motian percussioni, Andrew Cyrille percussioni, Samj Brown chitarra, thumb piano, Carla Bley pianoforte e tamburello, Charlie Haden contrabbasso e violino”.
Terminiamo questo nostro racconto citando due cose importanti: la prima è la copertina dell’album, dove si vede un bellissimo striscione rosso con la scritta in nero del titolo con sotto gli undici elementi e compagni di viaggio della “Liberation Music Orchestra”, ai quali si aggiungono lateralmente a sinistra Carla Bley e a destra Charlie Haden che reggono le aste dello lo striscione. La seconda è la trascrizione in lingua originale di una nota interna all’album dello stesso Haden che qui di seguito riportiamo: “The music in this album is dedicated to creating a better world; a world without war and killing, without racism, without poverty and exploitation; a world where men af all governments realize the vital importance of life and strive to protect rather than to destroy it. We hope to see a new society of enlightenment and winsdom where creative thought becomes the most dominant force in all people’s lives. While working to made this album become a reality, I experienced some of the most meaningful moments of my life. I want to talk all the Musicians in the Liberation Music Orchestra. Without their individual gifts and dedications this album could not have been made” (
Charlie Haden, New York, May, 1969). Nel 1971, in una tourneè che riportava il Newport Jazz Festival in Europa, nella città di Cascais in Portogallo, Charlie Haden fu trattenuto all’Aeroporto e poi arrestato e rinchiuso in una cella di sicurezza. In quel periodo nel paese Lusitano c’era una dittatura fascista e repressiva… ma questa è un’altra storia di cui vi parleremo presto.

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