“Charge!” Paladin 1972: come il buon vino – di Maurizio Garatti

Correva l’anno 1970, Keith Webb e Pete Soley, rispettivamente batterista e tastierista regolarmente in tour con gli Stones, decidevano che era giunto il momento… smettere di essere dei semplici gregari e dare libero sfogo alla loro creatività. Il periodo era quello giusto e le idee del duo si fondevano perfettamente con il crescente Movimento ProgE così, reclutati il bassista Peter Beckett, l’altro tastierista Lou Stonebridge, e il chitarrista Derek Floey, i due fondano una Band nuova di zecca… Paladin.
Un organico così composto, con due tastieristi, è per antonomasia proiettato verso il Progressive, e in effetti il loro sound è molto elaborato. Con chiare influenze Jazz e Blues… con riferimenti al Soul e ai ritmi latini e afrocubani
Il gruppo si costruisce una discreta base di estimatori, tra i quali spicca un nome non da poco…
Jon Anderson. Dopo aver acquisito una credibile reputazione con una serie di concerti, i Paladin firmano  il primo contratto discografico, e registrano il loro Album di debutto. Un lavoro decisamente sperimentale, registrato praticamente come un Live, con accenni di World Music e perfino di Rap. Una cosa  totalmente inaspettata…
e anche fuori luogo per quegli anni. Così l’album in vinile – “Paladin” 1971 – rimane pressoché invenduto… trasformandosi, come per un prezioso vino riserva, in un vinile molto raro
Il quintetto non si perde d’animo e un anno dopo tira fuori “Charge”.
Album di tutt’altro spessore che denota una ricerca molto articolata… fatta d’influenze Folk e Rock Psychedelico. A tratti si rintraccia anche la eco del Rock ‘n’ Roll e l’impasto crea un disco di difficile catalogazione. Oggi, dopo aver ascoltato per anni costruzioni musicali dovute ai Genesis, Barclay James Harvest, Uriah Heep, Jethro Tull… rischieremmo di inoltrarci in un ragionamento a dir poco inesatto.

Era il 1972… e il sound che circolava in quel periodo – sopratutto in Inghilterra – quello era… è quindi difficile dire chi abbia influenzato l’una o l’altra Band. Sta di fatto che l’Album funziona e, grazie anche alla splendida copertina illustrata dal grande Roger Dean, riscuote un discreto successo… che però non regge il confronto con lo strapotere dei gruppi sopracitati. Alla fine di quell’anno i Paladin si sciolgono e i membri della band si disperdono come rivoli in altri progetti, tra i quali spicca sicuramente quello confezionato dagli Snafu“Charge” resta un Album che, riascoltato  dopo oltre 40 anni, acquista una sua identità e risulta perfettamente in linea con la strepitosa scena musicale di quel periodo.

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paladin garatti

 

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