Chantal Mouffe: “Per un populismo di sinistra” (2018) – di Ignazio Gulotta

Nel suo ultimo saggio “Per un populismo di sinistra” (Laterza 2018) la studiosa e politologa belga Chantal Mouffe pone in campo alcune questioni cruciali per una formazione politica che si voglia opporre alla deriva neoliberista e alla crisi delle socialdemocrazie. La riflessione di Chantal Mouffe parte dall’analisi del momento storico, seguendo l’esempio e la lezione di Machiavelli il suo lavoro si posiziona nella congiuntura, nella realtà delle cose, non dichiarazioni astratte o di principio, ma che entrano invece nella carne viva della società attuale e del dibattito politico. Quale strategia adottare per una forza politica che si richiami ai valori di uguaglianza e democrazia in una società caratterizzata dalla crisi dell’egemonia neoliberalista, dal diffondersi dei movimenti populisti, dal declino della democrazia così come l’abbiamo conosciuta dal dopoguerra fino all’epoca thatcheriana? È la domanda cruciale a cui dare una risposta che non si limiti all’analisi pur attenta della situazione, ma che voglia cambiarla. Non tanto un saggio sulla realtà attuale, ma una proposta politica per la sinistra che intenda opporsi al liberismo e che combatta quindi la subalternità, quando non la complicità, delle forze che si richiamano alla socialdemocrazia con le politiche antipopolari delle attuali classi dirigenti. Il recupero di una credibilità politica per la sinistra, in quest’epoca che la studiosa, seguendo la definizione di Colin Crouch, definisce di “post democrazia”, con la perdita progressiva di sovranità da parte dei parlamenti e quindi degli elettori, non può che essere il populismo. Termine che la Chantal Mouffe non vede come un’ideologia, ma come un modo di fare politica che da una parte chiami i senza potere alla mobilitazione e dall’altra tracci una linea netta di demarcazione antagonistica, perché “senza la definizione di un avversario non è possibile lanciare un’offensiva egemonica” e, sul tema dell’egemonia, la guida è ovviamente Antonio Gramsci. Il populismo è infatti “una strategia discorsiva per la costruzione di una frontiera politica”. Contro la scelta delle socialdemocrazie di accettare come ineluttabile lo stato delle cose, riducendo la politica a “mera gestione dell’ordine costituito”, la Chantal Mouffe propone la nascita di una forza che si faccia portatrice delle istanze di coloro che non accettano l’assetto economico-finanziario attuale, cercando di studiare e non demonizzare o ridicolizzare le domande poste anche dai partiti populisti di destra, perché molte di esse sono invece portatrici di valori democratici e di uguaglianza. E qui una citazione è d’obbligo e molti esponenti della sinistra dovrebbero esserne indotti a una profonda riflessione sul loro nefasto atteggiamento, anche se chi scrive dubita che ne abbiano l’intelligenza e la capacità: “Classificare i partiti populisti di destra come di estrema destra o neofascisti, e attribuire il loro appeal alla mancanza di cultura di chi li sostiene è una soluzione fin troppo comoda per le forze di centrosinistra… Tale strategia di demonizzazione dei nemici del consenso bipartisan può apparire di conforto sul piano morale, ma è politicamente castrante”Tipico dell’ottusità che regna nella sinistra italiana è l’assoluta incomprensione del fenomeno dei 5stelle, osteggiati e sbeffeggiati aldilà dei loro pur evidenti limiti, e ai quali non viene riconosciuto nulla, dal reddito di cittadinanza, alla critica, alla sciagurata politica economica imposta dalla UE, dal no al TAV e perfino al non essersi accodati a Trump e alla UE nell’appoggio al golpista Guaidò in Venezuela, preferendo all’apertura di un confronto politico la becera sequela di anatemi che vediamo ogni giorno sui media, e così ben stigmatizzati nelle pagine di questo breve, ma essenziale saggio. Altrettanto interessanti le pagine di confronto fra le politiche della Thatcher e quelle della “terza via” di Blair, così come quelle dedicate al tema decisivo della costruzione di un popolo che si raccolga intorno alla questione della radicalizzazione della democrazia e offra “una visione del futuro che dia speranza, anziché restare nel registro della denuncia.”, o quello della necessità di non limitarsi nella costruzione del “noi” da contrapporre a “loro” al concetto di classe, ma tenga conto di una varietà di lotte eterogenee, dalle ambientali a quelle di genere. “Per un populismo di sinistra” è un libro di grande interesse per chi è impegnato nella costruzione di una forza politica di opposizione, tuttavia non manca qualche perplessità (è per esempio ancora possibile utilizzare il termine “sinistra”?) ma offre notevoli spunti di riflessione, qualcuno saprà approfittarne?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.