Cesària Evora: “Besame Mucho” (1940) – di Valeria La Rocca

Che sapore ha un bacio? Non un bacio qualunque. Quel bacio che respiri ancora prima del contatto. Non lo so che sapore ha. Chi sa spiegare com’è riconoscersi in un bacio? Non è quello del mattino su guance di bimbo al risveglio. Quei baci lì conosco e sanno di notti di attesa e dolore, di sudore e respiri profondissimi prima della spinta che ti fa carne nella carne. Che odore ha un bacio ricevuto che sale alle narici e penetra la mente e la conquista e ne fa dominio anche nella lontananza? Conosco il profumo dei baci donati e dispersi nel limbo dell’ingratitudine… ma non so cos’è essere scelti da un bacio. Com’è sentire che altre labbra scelgono le tue ad ogni tocco e poi ancora, senza sosta, senza brama di saziarsi ma di saziare… e non avere fame di nutrirsi, ma di colmare, com’è? Spiegami cos’è un bacio e la sua alchimia? Mesci la tua carne con la mia e liberami dall’immaginario. Baciami come se fosse l’ultima volta, come se avessi paura di perdermi. Sceglimi in un bacio e non permettere che mi perda in questa “sodade” che mi tiene prigioniera. Baciami, baciami tanto e poi baciami ancora e fammi volare. Scegli me, solo me. Sceglimi in un bacio. Scioglimi fra le tue labbra.
Nel 1940 Consuelo Velàzquez scrisse questa canzone prima dei suoi ventiquattro anni, età in cui l’autrice stessa racconta non avesse ancora dato il suo primo bacio. Bésame mucho divenne presto una delle canzoni più popolari e amate del repertorio in lingua spagnola del XX secolo. Il primo ad inciderla fu il cantante messicano Emilio Tuero nel maggio del 1940 con Los Cadetes del Swing. Nel 1999 fu riconosciuta come la canzone spagnola più cantata, tradotta in altre lingue e registrata. Fra tutte le versioni conosciute quella di Cesària Evora, cantante di umili origini capoverdiane e soprannominata “la diva a piedi nudi”, è forse la versione che più incarna l’anima femminile della compositrice messicana. La voce calda e roca di Cesaria traduce quel senso di nostalgia, struggimento, rimpianto racchiuso nel termine portoghese saudade e che grazie alla sua interpretazione trasmutò nel capoverdiano “sodade” (titolo di una delle più celebri canzoni dell’artista ed  elemento importante della musica di Capo Verde).

Besame, / Besame mucho / Como si fuera ésta noche / La última vez
Besame, besame mucho / Que tengo miedo a perderte / Perderte después
Besame, / Besame mucho / Como si fuera ésta noche / La última vez
Besame, besame mucho / Que tengo miedo a perderte / Perderte después
Quiero tenerte muy cerca / Mirarme en tus ojos / Verte junto a mi
Piensa que tal vez mañana / Yo ya estaré lejos, / Muy lejos de ti
Besame, / Besame mucho / Como si fuera ésta noche / La última vez
Besame, besame mucho / Que tengo miedo a perderte / Perderte después
Besame, besame mucho / Que tengo miedo a perderte / Perderte después
Que tengo miedo a perderte / Perderte después.

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