“Cenere e Diamanti”: ricordo di Andrzej Wajda – di Dario Lopez

Andrzej Wajda, conosciuto come uno dei più influenti registi polacchi, ci ha lasciato giusto qualche giorno fa. Nonostante diverse sue opere avessero riscosso un buon successo negli ultimi anni in tutta Europa (e non solo) io i film di Wajda non li avevo mai visti, nemmeno uno. Però era da un bel po’ di tempo che avevo intenzione di recuperare almeno il suo “Cenere e Diamanti” e così ho fatto.
Wajda, classe 1926, cantore della sua Polonia, girò questo film a trentadue anni, avendo già all’attivo un successo cinematografico che all’epoca fece molto discutere in patria: “I Dannati di Varsavia”.
Come nel film precedente, anche “Cenere e Diamanti” si occupa dell’insurrezione dei partigiani polacchi in opposizione al regime tedesco. Siamo a cavallo dei giorni che vedono la fine della seconda guerra mondiale e dell’occupazione nazista della Polonia, in un paese pronto a passare dalle mani dei tedeschi a quelle dei funzionari del partito comunista, decisi ad aprire un nuovo capitolo della storia della Nazione. In questo caso particolare nelle mani del compagno Szczuka (Waclaw Zastrzezynski) di ritorno dalla Russia. Ma ai vertici della resistenza anche questo nuovo assetto non sta bene.
Andrzej (Adam Pawlikowski) e il giovane Maciek (Zbigniew Cybulski) vengono incaricati di eliminare Szczuka. Purtroppo questi incorrono in uno scambio di persona e uccidono involontariamente più di un innocente. Maciek si incarica poi di porre rimedio all’errore commesso prendendo alloggio nello stesso hotel dove risiede temporaneamente la vittima designata, luogo dove si sta organizzando una festa per celebrare la fine della guerra. Durante il suo breve soggiorno Maciek conoscerà la cameriera Krystyna (Ewa Krzyżewska) con la quale avrà una relazione che scombinerà le carte in tavola e turberà l’equilibrio del giovane.
Con una messa in scena a tratti anche brutale, un Wajda ancora giovane dimostra di avere parecchio talento, per diverso tempo soffocato dall’abitudine di noi spettatori a guardare sempre alle stesse cinematografie, quella statunitense sopra a tutte. Così capita anche all’appassionato cinefilo di non conoscere un regista fondamentale e di non sapere per esempio che in Polonia Zbigniew Cybulski è considerato una sorta di monumento nazionale tanto da essere soprannominato il James Dean polacco, un po’ per la sua presenza scenica che buca lo schermo, un po’ per la sua indole ribelle e un poco per la sua sfortunata dipartita arrivata prematuramente.
Oltre all’impianto storico, Wajda tratteggia un protagonista che ancora non ha deciso o non ha riflettuto a lungo su cosa divenire nel prossimo futuro, tempi in assenza di guerra, tempi che potrebbero essere spesi in maniera diversa, più proficua e felice come l’incontro con Krystyna lascia intuire a Maciek; ma seppure l’idea può sembrare allettante, forse non è questo ciò che ha in serbo il destino, chissà, forse un eroe (per quanto possa esserlo un assassino) è destinato a imperitura gloria e a una vita fuori dall’ordinario dove non trova posto l’amore semplice, oppure questi è destinato a essere dimenticato, come un vecchio cencio abbandonato in una discarica.
In un bel bianco e nero d’epoca, a tratti evocativo e sognante, Wajda racconta la sua storia assestando a volte duri colpi, a volte carezzando i passaggi con delicatezza; e se oltre all’aspetto storico questo film ci insegna qualcosa, è che poco più in là del nostro naso c’è sempre il nuovo da conoscere e imparare.

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