“#cellettiblue”: intervista con Alessandra Celletti – di Gabriele Peritore

Alessandra Celletti è una musicista che utilizza il pianoforte come strumento d’elezione e ha costruito la sua ricca storia artistica con un notevole spirito di iniziativa, collaborando con artisti internazionali di varia attitudine e poi suonando nei posti più inconsueti in Italia. La sua ricerca musicale passa dalla classica alla leggera, dal concettuale all’emozionale e proprio in questi giorni esce il suo progetto discografico: “#cellettiblue”
Il pianoforte è il tuo linguaggio, sogno, fantasia creativa, lavoro. La tua biografia dice che sei diplomata al Conservatorio di Santa Cecilia ma quando è nato l’amore per questo strumento?
“Ho iniziato a suonare il pianoforte che ero bambina. Avevo sei anni e, grazie ad Angela (la mia prima Maestra) è nato subito un grande amore per il mio strumento. Andavo a lezione la domenica mattina ed era davvero un giorno di festa. Spesso suonavamo a quattro mani. A me spettavano solo poche note, ma la stanza si riempiva di suoni che per me erano meravigliosi. Poi a undici anni sono entrata in Conservatorio e lì le cose si sono un po’ complicate. Non ho avuto un buon rapporto con la mia insegnante. Io ero troppo timida e al tempo stesso troppo ribelle. Sicuramente due qualità che insieme producono problemi. Per il pianoforte non era più “amore” ma un vero rapporto di amore/odio… Ma ce l’ho fatta a portare a termine gli studi e ho fatto un bell’esame di diploma. Poi, dopo il Conservatorio ho trovato finalmente l’insegnante ideale che ha saputo riconciliarmi con il pianoforte. Si chiamava Vera Gobbi Belcredi ed era una persona speciale oltre che una grande didatta”.
Tutto questo percorso un po’ tortuoso ha contribuito a creare il tuo linguaggio. Ad ascoltarti sembra che ti muovi con disinvoltura in tutti i generi… cosa conta per te?
“Per me conta la sincerità, la possibilità di potersi esprimere in modo libero e autentico. Non lasciarsi intrappolare da generi e etichette. Solo così riesco a sentirmi bene e a stabilire un rapporto bello con chi mi ascolta”
E sembra che tu ti sia fatta ascoltare tanto anche all’estero. Possiamo dire, infatti, che la tua carriera artistica è nata in Italia ma è sbocciata fuori dal nostro Paese. Da lì hai iniziato a collaborare con artisti in tutto il mondo. Come è avvenuto questo passaggio?
“Sicuramente mi ha sempre aiutata il mio entusiasmo, la mia gioia di vivere, ma anche la curiosità. Sono timida ma mi sfido sempre e non mi tiro mai indietro rispetto alle nuove possibilità. Una vera svolta è avvenuta grazie al web. Intorno al 2007 grazie a myspace si sono moltiplicati i contatti con artisti di tutto il mondo e ho potuto lavorare con Hans Joachim Roedelius, pioniere dell’elettronica tedesca, Mark Tranmer, polistrumentista inglese, Jaan Patterson, sperimentatore surrealista, Lawrence Ball, minimalista londinese. Ma anche musicisti italiani: il percussionista Marcello Piccinini, il sassofonista Nicola Alesini, il contrabbassista Daniele Ercoli… e poi Gianni Maroccolo con cui ho avuto l’onore di partecipare a diversi progetti importanti e con cui sto per collaborare alla realizzazione del suo nuovo disco “Alone vol. 2”. Ma non è tutto: sempre grazie al web ho avuto la fortuna di essere notata da James Nice dell’etichetta inglese Ltm e soprattutto da Michael Sheppard dell’etichetta nord-americana Transparency che ha prodotto molti dei miei lavori discografici. Sono stati anni magici”.
Non credo sia solo fortuna. Il tuo talento parla per te. Poi però sei tornata in Italia ed è difficile realizzare la stessa magia ma ti sei immediatamente inventata un progetto fantastico: “Piano Piano on The Road”. Mostra tutto il tuo coraggio e il tuo spirito di iniziativa. Ci racconti di che si tratta e qualche aneddoto a riguardo?
“Si, erano anni difficili. Tutto sembrava bloccato. Così ho deciso di caricare il mio pianoforte sopra un camion e di viaggiare per tutto lo Stivale fermandomi a suonare nei posti più belli e più insoliti: in un bosco, in riva al mare, su una montagna, davanti ai sassi di Matera… È stata un’esperienza indimenticabile che per fortuna si può rivivere grazie al regista Marco Carlucci che mi ha seguito nel viaggio realizzando un documentario che si intitola come il tour “Piano piano on the road” e che ora sta per essere esportato in Cina. Di aneddoti ce ne sarebbero tantissimi. Ogni tappa era un esperienza unica. Ciò che ricordo con immenso piacere è la presenza degli animali che assistevano ai concerti. In Sicilia c’era un cagnolino che ha ascoltato tutto il concerto accucciato accanto al piano. Lo abbiamo adottato e ora vive con il tecnico del suono che viaggiava con me”
La famosa ospitalità siciliana… Non poteva che essere altrimenti. Veniamo alla tua pubblicazione più recente: “#cellettiblue”. Cosa ti ha ispirato, cosa vuoi comunicare. Ci dici qualcosa a riguardo?
“È un viaggio nel blu, il colore che amo di più. Le composizioni sono nate mentre mia mamma era accanto a me e dipingeva quasi solo con questo colore. Era malata, ma questa musica le dava una grande gioia. Ed è questo ciò che vorrei comunicare con la musica. La possibilità di essere felici anche quando le cose si fanno difficili”
Un periodo blu ogni artista dovrebbe permetterselo prima o poi. Anche in questo caso metti in mostra un grande coraggio e un grande talento, registrando in presa diretta e pubblicando solo in vinile. Da cosa nasce questa scelta?
“Ciò che mi interessa di più nel mio modo di fare musica è la ricerca sul timbro e, sicuramente, la registrazione su nastro analogico offre un mondo sonoro molto interessante. Dopo aver pubblicato tanti cd ero curiosa di affrontare anche questo nuovo spazio acustico. La cosa bella è che il vinile è stato prodotto da Guido Laudani, cardiologo, ma anche fotografo e appassionato d’arte. Desiderava realizzare un prodotto che fosse al tempo stesso un viaggio sonoro e un oggetto da collezione (i vinili sono in edizione limitata e numerati a mano da 0 a 499). Sto scoprendo tantissime cose: ad esempio che ogni vinile è diverso dall’altro. Sono oggetti delicatissimi e c’è bisogno di trattarli con estrema cura”
Questa è musica per le orecchie dei collezionisti… Come intendi promuoverlo? Dove ti vedremo esibire? 
“Ho suonato in tante città europee e anche negli Stati Uniti, in Africa e in India. Mi manca l’Asia e spero di approdare presto in Cina. Ma poi mi piace lasciare aperte tutte le possibilità”.

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