Caterina Palazzi Sudoku Killer: “Asperger” (2018) – di Mr. Hyde

Cinque tracce per un totale di quasi un’ora di musica che ti tengono inchiodato sull’ascolto di una sequenza di sollecitazioni sonore a volte martellanti e spinte fino al limite della sopportabilità acustica, a volte ipnotiche e cariche di tensione, a momenti  piene di malinconica tristezza: “Asperger”, pubblicato il 5 aprile 2018 in anteprima  italiana, e l’11 maggio per il tutta l’Europa, per l’etichetta portoghese Clean Feed Records, è il nuovo album di Caterina Palazzi e dei Sudoku Killer, suoi compagni di scorribande, caratterizzato da un grande forza espressiva, intelligenza compositiva e pregiata tecnica esecutiva. Un genere che si muove tra post rocknoise  e sperimentazione, ma è fortemente influenzato dal Jazz, perché sia Caterina, contrabbassista e compositrice di tutti i brani, sia gli altri componenti del gruppo: Giacomo Ancillotto chitarra, Maurizio Chiavaro batteria, Sergio Pomante sax tenore (tracce 1, 2, 4, 5) e Antonio Raia sax tenore (traccia 3), provengono da esperienze jazzistiche. Coerente con il percorso tracciato nei precedenti “Sudoku Killer” (2010) l’opera di esordio e “Infanticide” del 2015“Asperger” è il nome di una sindrome infantile che pur coinvolgendo la socialità e la comunicazione, non compromette l’intelligenza dei soggetti colpiti. Grimilde, Jasper & Horace, Maleficient, Edgar The Butler, Medusa cinque cattivi delle favole della nostra infanzia, sono il motivo ispiratore degli altrettanti brani dell’album. Ognuna di queste suite, ha una struttura narrativa che procede per “scene” come succede nei video-games: una variante, nell’era digitale, del criterio compositivo per pannelli accostati, usato da Charles Mingus a suo tempo, nell’era analogica. A volte la musica e il rumore si rincorrono, l’uno per spiegare o sostituire l’altra, entrambi per narrare o suscitare una reazione, un po’ come Carl Stalling usava note e rumori per creare le soundtracks dei cartoni animati prodotti dalla Warner Bros negli anni Trenta. Stessa impressione ascoltando Naked City dell’eclettico John Zorn. Un’atmosfera dark e inquietante si avverte fin dalla prima traccia, Grimilde (from Snow White) in cui l’ascolto è dominato da una tensione crescente che ti fa capire che certamente non sarà una tranquilla passeggiata. Qui l’uso delle ance ricorda Anthony Braxton e l’espressionismo di Bennie Maupin e Miles Davis in “Bitches Brew”. In Jasper & Horace (from 101 Dalmatians) e Maleficient (from Sleeping Beauty), le pulsioni free sono incalzate da una sezione ritmica di lusso: batteria che viaggia sul velluto nonostante i frenetici cambi di tempo, rallentamenti e velocizzazioni, basso dal suono possente e profondo in collegamento diretto con l’Ade che sospinge una chitarra a volte punkeggiante e dal suono sporco e distorto, in altri dolce e malinconica. Lo spirito decadente e disincantato del Bill Frisell  di Before We Were Born sembra a tratti sopravanzare, ma viene inghiottito da tenebre più fitte e frequenze assordanti. Queste ultime fanno riferimento ad uno stato mentale di “sovra-percezione” del suono, una sorta di momentanea perdita di coscienza. Come, ad esempio, succede nell’inizio apocalittico di Edgar the butler (from Aristocats) che introduce un trip zoppicante tra cunicoli sotterranei e vicoli oscuri, accompagnato dallo stridulo grugnire e soffiare del sax. Amici, sappiate che la musica continua a girare nel nostro cervello anche quando la fonte sonora è spenta. L’impressione è che quest’album contenga le tracce di un ascolto cosciente successivamente elaborato inconsciamente: prende una sua via oscura, nuovi connotati, nuovi significati. Ad ogni traccia ti chiedi: “Dio mio cosa succederà adesso?”… e poi c’è anche una sorpresa finale in Medusa (from the Rescuers), brano avvincente, di struggente poesia, che ti lascia definitivamente con la convinzione espressa da Caterina Palazzi: 
La figura del “cattivo” diventa, affascinante e non più spaventosa”
“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.
(Italo Calvino, “Le città invisibili”).  

Caterina Palazzi: contrabbasso e composizioni. Giacomo Ancillotto: chitarra. 
Maurizio Chiavaro: batteria. Sergio Pomante: sax tenore (tracce 1, 2, 4, 5).
Antonio Raia: sax tenore (traccia 3).
Tracklist: 01 Grimilde (from Snow White) 9:57. 02 Jasper & Horace (from 101 Dalmatians) 9:25.
03 Maleficient (from Sleeping Beauty) 9:25. 04 Edgar the butler (from Aristocats) 11:01.
05 Medusa (from the Rescuers) 16:40.
Label: Clean Feed Records. Registrato, missato e masterizzato da Lorenzo Stecconi (agosto 2017 gennaio 2018), presso LRS Factory. 

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