Caterina Caselli “Casco d’oro”: dalla balera, al beat, ai cantautori – di Fabrizio Medori

Se Patty Pravo è stata quella che ha rappresentato tutti i sogni giovanili degli anni ’60, Caterina Caselli è stata invece quella che ha dimostrato a centinaia di migliaia di giovani che anche una ragazzona “sguaiata e sgraziata”, una ragazza normalissima, poteva far sognare un “mondo migliore “, più nuovo e più bello, ai suoi coetanei. Caterina veniva da Sassuolo (Mo), e fin dall’età di tredici anni aveva abbandonato la scuola per andare a lavorare come segretaria, visto che le entrate della madre, magliaia, non erano certo favolose. La passione di Caterina era però la musica, e fin da giovanissima iniziò a cantare nelle balere.
A diciotto anni non ancora compiuti, le si presentò la prima vera occasione artistica della sua vita: durante la partecipazione al Festival di Castrocaro, nel quale non andrà oltre le semifinali, venne notata da un discografico, che le fece incidere Ti telefono tutte le sere, una canzoncina smielata adatta più a Gigliola Cinquetti che a una ragazza piena di grinta come lei.
Il risultato commerciale fu così scarso, nonostante gli sforzi della casa discografica, che il previsto secondo singolo su etichetta MRC non uscì mai. Invece di scoraggiarsi, Caterina formò un gruppo, “gli Amici”, nel quale cantava e suonava il basso elettrico. Il gruppo proponeva covers, con una spiccata propensione per il Rhythm&Blues e per i Rolling Stones e, grazie soprattutto alla prorompente personalità della leader, iniziò a farsi conoscere oltre i confini regionali. Due furono le tappe che introdussero Caterina nel mondo dell’industria discografica vera: il taglio di capelli ad imitazione di Brian Jones, e l’approdo al tempio del beat italiano, il Piper. Prima della già citata Patty Pravo, per un breve periodo sarà “ragazza del Piper” e, grazie anche all’amico Maurizio Vandelli, otterrà un nuovo contratto discografico, con la potente CGD. Il singolo con cui si inaugurò il nuovo corso fu la versione italiana di Baby please don’t go di Van Morrison e i Them, preludio all’importante riscontro internazionale. Il successo arrivò a Sanremo ’66:
Celentano aveva già inciso il suo brano per il festival, ma all’ultimo momento preferì partecipare al concorso con
Il ragazzo della via Gluck, la sua autobiografia, così alla CGD si ritrovarono con una canzone pronta e un interprete straniero molto famoso, Gene Pitney, senza sapere a chi affidare la ripetizione del brano in italiano, come si usava allora. La scelta cadde su Caterina perché le speranze di successo della canzone erano piuttosto scarse: infatti, la prima tiratura della versione della Caselli fu di appena 70.000 copie. La canzone era Nessuno mi può giudicare, e diventò una delle pietre miliari del beat italiano, una delle poche canzoni italiane ad avere un grosso successo anche all’estero, la canzone che dette il titolo a uno dei primi film musicali del periodo, sicuramente il più fortunato, la canzone che nel giro di pochi giorni trasformò la sua interprete in una star di prima grandezza.
Le poche copie stampate non permisero al brano di arrivare immediatamente al primo posto in classifica, ciò nonostante le sue vendite, a fine anno, superarono comunque il milione di unità, rimanendo a tutt’oggi il maggior successo della cantante emiliana. Le realizzazioni discografiche successive, sebbene spesso di livello molto elevato, non riuscirono a raggiungere la fortuna di Nessuno mi può giudicare…
e
 il motivo fu, molto probabilmente, nell’ansia dei discografici di ripetere l’exploit.
Durante lo stesso anno Caterina incise Perdono: bellissima canzone che cercava di imitare, nel testo e nella struttura, il precedente successo, con L’uomo d’oro sul retro;  e Cento giorni, accompagnata sul lato B da Tutto nero (cover di Paint it, black dei Rolling Stones. La qualità dei quattro brani, concentrati in due soli singoli fa capire quanto la casa discografica fu superficiale nella gestione di un’artista che avrebbe sicuramente potuto avere una vita artistica molto più lunga se “spremuta” un po’ meno.
Intanto l’onda beat proseguiva e la Caselli, costretta a partecipare ogni anno a Sanremo, Cantagiro, Festivalbar, Canzonissima (o Partitissima che dir si voglia) e a qualsiasi manifestazione a premi di carattere nazionale, incise altri capolavori. Il cammino di ogni speranza, presentata con Sonny & Cher ad un Sanremo; Sono bugiarda (nuovo tentativo di riproporre le tematiche di Nessuno mi può giudicare, questa volta traducendo i Monkees);
Sole spento, e Il volto della vita. A metà del 1968 arrivò però il momento di cambiare alcune cose, e l’occasione per disfarsi dei cliché legati al beat sarà offerto da una canzone, Insieme a te non ci sto più, scritta da uno di quelli che non saranno mai elogiati abbastanza per quello che hanno dato alla musica italiana: Paolo Conte.
Da ora in poi la Caselli diminuirà progressivamente i suoi impegni dal vivo e in televisione, concentrandosi solo sull’interpretazione. I brani da lei incisi fino al suo ritiro dalle scene, nel 1975 (Tutto da rifare, Emanuel, Spero di svegliarmi presto,Viale Kennedy, Com’è buia la città), sono la riprova che questa scelta fu artisticamente molto interessante, ma meno importante dal punto di vista delle vendite;
e Caterina, che nel frattempo aveva sposato il boss della CGD, Piero Sugar, si dedicò con grande passione al lavoro del marito, dimostrando un acume e delle capacità manageriali insospettabili.
All’interno della CGD fondò la “Ascolto”, etichetta dedicata alla musica “alternativa”, per la quale incisero il suo concittadino Pierangelo Bertoli, scoperto proprio da Caterina; gli Area, storico gruppo-bandiera dell’ultrasinistra negli anni settanta; Mauro Pagani (violinista della P.F.M.) che proprio su “Ascolto” ha dato alle stampe il suo primo disco (secondo me il più bel disco italiano di tutti i tempi).
Quando, all’inizio degli anni 80 la “Ascolto” è stata riassorbita dalla casa madre, Caterina ha messo a segno un altro colpo magistrale… Paolo Conte. Il cantautore di Asti, giunto finalmente alla corte di Caterina, ha prodotto i suoi dischi più belli e ha ottenuto quei riconoscimenti di pubblico che sicuramente gli spettavano di diritto, sia in Italia che all’estero, riscuotendo impressionanti successi in tutto il mondo. L’attività discografica di Caterina Caselli continua oggi, tra gli altri con Andrea Bocelli, Malika Ayane, Raphael Gualazzi, i Negramaro e con Elisa. Il suo “digiuno” discografico si è interrotto nel 1990 con la partecipazione al festival di Sanremo con la deludente Bisognerebbe non pensare che a te e con la pubblicazione del ben più ispirato album “Amada mia”.
Noi, invece, aspettiamo la prossima scoperta di “Casco d’oro”.

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caselli medori

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