Cat Power: “Wanderer” (2018) – di Natale Biondo

“Wanderer” (Domino Records 2018) è il nuovo album dell’affascinante Chan Marshall, in arte Cat Power. Poetessa e sognatrice, la cantautrice nordamericana continua a proporre felicemente in modo molto intimo e coerente le sue intuizioni creative, tendenzialmente indirizzate verso un dark folk acustico ed essenziale. Chan Marshall, nata ad Atlanta, Georgia, si forma artisticamente a New York City e le influenze della “Grande Mela” sono evidenti, così come il predominante e continuo nomadismo che l’ha sempre accompagnata, dandole la possibilità di venire a contatto con molteplici figure della scena musicale alternativa contemporanea. Nel 2014, con l’arrivo del primo figlio, la compositrice  considerò di cambiare drasticamente la sua esistenza. Per oltre due decenni aveva fatto della strada la sua casa, combattendo tenacemente la guerra frustrante ed infinita di una carriera come musicista indipendente, esponendo il suo tormento emotivo, notte dopo notte, per un pubblico sicuramente cult ma esigente. “All’improvviso – dichiara in un’intervista – stavo avendo un figlio, e sembrava di vincere alla lotteria. Andrò in Australia e ricomincio, pensai, chi non vuole una vita semplice (…)”. Effettivamente le intenzioni erano estremamente reali, visto che aveva persino contattato un wisky bar, che accettò di assumerla come barista. Una visione di isolamento e anonimato insomma, definita dalla stessa Chan “Quasi come quella che avevo avuto da giovane negli oscuri momenti della depressione: trasferirsi in una piccola città nel deserto, cambiando il mio nome in Beth, indossando abiti, avendo i capelli corti. Avevo sognato otto bambini, più animali e un giardino. Quello era il mio piccolo interruttore, la mia fantasia”… ma per il fato così non doveva essere e, quindi la signora Marshall, sul punto di diventare una mamma single, ha ripreso i suoi strumenti riposti in magazzino e si è trasferita a Miami Beach dove, dopo sei anni dal suo ultimo lavoro “Sun”, ha dato vita a questo nuovo lp, il decimo della sua discografia. “Wanderer” è un’opera caratterizzata da toni spesso tetri e sofferti, tutta giocata su un magico intreccio di chitarra, pianoforte e voce. Le atmosfere che si respirano ci riportano indietro nel tempo, fino ai primi lavori della songwriter“The Greatest” e “You Are Free” – in cui la giovanissima cantante, attingendo dal folk e dal blues, dà vita ad atmosfere notturne soffuse e sempre coinvolgenti. Chan Marshall è stata sempre una donna solitaria, senza band né manager, che ha scelto case discografiche che le lasciassero la possibilità di esprimere le proprie intuizioni senza limitazioni o schemi prestabiliti. “Guardando indietro, so che mi stavano usando”, ha detto Chan ricordando un dirigente della Matador (label per cui ha inciso fino al 2012 e che ha ritenuto “Wanderer” un disco poco convincente, fino al punto di non pubblicarlo, ndr.) che le ha fatto ascoltare un album di Adele suggerendole che era così che doveva suonare un disco. “Ho capito che ero un prodotto, e ho sempre pensato di essere una persona”. Da qui l’approdo alla corte della Domino, altra etichetta indipendente di punta del mercato discografico. “Wanderer” potrebbe essere anche visto come una rinascita della sua carriera artistica, infatti è il suo primo album dal 1996 che non è stato pubblicato dalla Matador ed il suo primo con un manager, Andy Slater, parlando del quale Chan ha detto: “Mi ha insegnato che ho molto di cui essere orgogliosa. Non è pretenzioso che io sia un artista. Non è banale cantare canzoni che forse gli altri pensano siano deprimenti”. Cosi come “Sun”, anche “Wanderer” è stato autoprodotto ma, mentre nel primo è evidente l’interesse verso la musica elettronica a scapito degli input dell’anima, in questo nuovo capitolo della sua vita e carriera artistica Cat Power mette in mostra un ritrovato senso di calma, pace e di forza. Come ha scritto il New Musical Express, “Wanderer è un trionfo silenzioso, il lavoro discreto di un artista che onora se stessa e la sua creatività”. Un disco dal suono essenziale ma invitante, intimo piuttosto che austero, con la voce di Chan che scorre intorno alla chitarra e ai pianoforti, intensa, misteriosa e calda, anche quando canta testi piuttosto tetri. Le liriche – con il loro riferimento costante al movimento e al viaggio – sembrano avere tanto a che fare con la determinazione della cantautrice di andare stilisticamente per la propria strada, qualsiasi aspettativa gli altri abbiano di lei. Uno dei titoli che certamente farà parte della mia top ten del 2018.

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