Casiopea: il Funk del Sol Levante – di Mattia “Blackjack” Chiarella

Dall’emissione dei suoi primi vagiti negli anni Cinquanta, fino alla sua effettiva consacrazione a metà del decennio successivo ad opera di James Brown e del suo sassofonista Maceo Parker, il Funk è sempre stato un genere musicale libero da schemi, a tratti ripetitivo ma incredibilmente incalzante e coinvolgente. Non è una sorpresa, quindi, scoprire che due importanti e storiche nazioni come l’Unione Sovietica ed il Giappone, da tempo in guerra con gli Stati Uniti, abbiano attinto dal vasto repertorio delle sue sonorità per miscelarle alle proprie creando un sound giunto, in molti casi, fino alle nostre orecchie di ascoltatori europei. Nel 1976, anno in cui il pianista Yuji Ohno compose la prima colonna sonora dell’Anime “Lupin III” contaminandola con sonorità Jazz, Funk e Fusion, una band iniziò a muovere i suoi primi passi dando inizio ad una carriera che conta, ad oggi, più di una quarantina di album rilasciati in terra nipponica ed americana: Casiopea. Conosciuta anche come Casiopea 3rd dal 2013, la band Funk/Fusion nipponica nasce da un’idea del chitarrista Issei Noro, dal bassista Tetsuo Sakurai e dal tastierista Hidehiko Koike e deve il suo nome alla costellazione raffigurante l’omonima e vanitosa regina d’Etiopia. L’album d’esordio omonimo, uscito nel 1979, vide partecipi tre musicisti Jazz americani di grande fama, quali il trombettista Randy Brecker, suo fratello Micheal e David Sanborn, questi ultimi entrambi sassofonisti. Nel 1982, la collaborazione con musicisti americani prosegue: con la pubblicazione dell’album “4×4”, la band nipponica si troverà a collaborare non solo con il pianista Don Grusin (fratello minore del più noto Dave) ma, soprattutto, con il chitarrista Lee Ritenour, il bassista Nathan East ed il batterista Harvey Mason (che produrrà, inoltre, il loro album del 1981 “Eyes of the mind”). L’incontro tra questi ultimi porterà, nove anni più tardi alla nascita dei Fourplay, uno dei progetti Smooth Jazz più famosi al mondo, in collaborazione con il tastierista Bob James. Dalla seconda metà degli anni Ottanta ad oggi, la formazione ha subito diversi cambi di line-up grazie ai quali gli ex membri hanno creato ben quattro band, alcune delle quali si sono esibite accanto ai Casiopea nei tour in Europa e Stati Uniti. In modo particolare, è da segnalare il progetto parallelo in duo acustico Pegasus, composto dal chitarrista e dal bassista fondatori della formazione che, nel 2009, hanno inciso un album dal titolo “My dear musiclife” inaugurato dal singolo Mirage. Con una serie di sonorità che si avvicinano molto a Shakatak e Spyro Gyra, Casiopea è un progetto che si presta molto ad ulteriori contaminazioni molto più contemporanee: nel 1995, ad esempio, MC Gaku e la cantante Yuki Mori intitolarono un loro brano Hip-Hop, proprio come uno dei brani più celebri della formazione: Asayake (“alba” in italiano), presente negli album “Super flight” del 1979 ed “Eyes of the mind” del 1981, inserendone all’inizio del proprio brano il riff di chitarra orginale. Nella sua lunga storia musicale, Casiopea ha prodotto una serie di singoli di successo che hanno cavalcato l’airplay di mezzo mondo: brani come Domino line, Galactic Funk, Space road (che ispirò il compositore di musiche per videogiochi Yu Suzuki a creare la colonna sonora di “Space Harrier” targato SEGA), Black joke ed Eyes of the mind sono alcuni dei brani che, a partire dagli anni Ottanta e fino ad arrivare ad oggi (con la costituzione della rinnovata formazione), sono tra i più richiesti dal pubblico durante le esibizioni dal vivo. In sostanza, questa Band può essere definita un progetto che, come gli Incognito nell’Acid Jazz, nonostante il passare dei decenni non ha mai modificato il proprio pensiero ed ha continuato a parlare un linguaggio musicale basato sulla continua ricerca di nuove sonorità e contaminazioni, portando con sé un bagaglio di freschezza e giovialità che nella musica contemporanea di genere è, ormai, qualcosa di “plastico” e non più genuino. Unico rammarico, il fatto che la formazione non abbia mai vinto un premio internazionale, anche se il numero di loro concerti tra gli Stati Uniti, l’Europa e la Terra del Sol Levante parlano da soli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *