Carola De Scipio: “Moloch” (2011) – di Francesca Spaccatini

Il Moloch, anticamente, era il nome di una divinità cananea, alla quale venivano sacrificati bambini che, dopo essere stati sgozzati, venivano bruciati in olocausto. In “Metropolis”, film muto di Fritz Lang del 1927, si trasforma in una mostruosa macchina da fabbrica, la cui esplosione uccide alcuni operai ad essa addetti. Tra le pagine di “Watchmen”, l’imponente graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons, è lo pseudonimo di Jacobi, il re delle bische clandestine e dei bordelli di New York. In tempi più recenti, “Moloch”, diviene il titolo di un film d’animazione del 2011, basato su una storia del jazzista Alfredo Ponissi, prodotto dalla Jazz Mobile Records e diretto dalla regista romana Carola De Scipio, che stravolge positivamente le attese dello spettatore: le illustrazioni ad acquerello di Francesco Nespola sono fisse, i personaggi inanimati, il movimento è prodotto dall’occhio della camera Canon XM-2, che si avvicina ai dettagli e scorre sulle linee disegnate di ogni tavola, tanto da far sembrare la visione del film, la lettura di un fumetto. La sequenzialità delle scene è data dal montaggio e dall’uso del colore sulle illustrazioni. Altra colonna portante di “Moloch” è la presenza costante del jazz, eseguito da Alfredo Ponissi (composizione e sax), Guido Canavese (pianoforte), Stefano Solani (contrabbasso) e Alessandro Minetto (batteria). Tutto questo preambolo potrebbe far passare la trama in secondo piano, ma in realtà serve a descrivere la perfetta e necessaria fusione di immagini, musica e dialoghi. L’anziano e longilineo Samuele, doppiato da Lello Arena, è il personaggio protagonista, che inizia a narrare la sua storia da una poltrona di una casa di cura o di un ospedale. Parte il flashback e lo incontriamo sul palco di un locale affollato con la sua band: i Moloch. Samuele si definisce un sassofonista completamente pazzo dallo stile poco ortodosso che urla nel suo strumento per far fuoriuscire gli spiriti, i demoni. Si fabbrica un costume da uomo pesce per omaggiare il “Dagon” di H. P. Lovecraft. Luci psichedeliche, free jazz, la Canon impazzisce, l’intermittenza dei colori e del moto suggella il successo del gruppo. L’uomo pesce si ritrova in un vicolo in compagnia di una “tenera fanciulla terrestre”. Scena di un imbarazzante erotismo. La vita poi inizia a prendere una piega diversa: i locali pagano sempre meno, chiudono i battenti, il gruppo si scioglie. Sam punta tutto al tavolo di una bisca clandestina, riscuote una grossa vincita, ma viene pestato selvaggiamente. Forse è qui che parte il viaggio onirico del protagonista in pieno stile lovecraftiano, un bivio a due porte tra sogno e realtà in cui la scelta della chiave di lettura da utilizzare, sarà demandata alla mente dello spettatore. A soccorrerlo è un’incantevole Aurora, con la quale s’innesca una relazione d’amore. La storia continua al passo di un avvincente hard boiled e termina ciclica nella stanza monotona e noiosa iniziale, in cui Sam comincia a suonare il suo sassofono alle prime luci del giorno, perché in fondo “i sogni svaniscono all’alba”. Ci sono cose che non possono svanire nonostante tu sia malato o smemorato e una di queste per un musicista, è l’approccio con il proprio strumento, che diviene il mezzo di fuga come la barca per il marinaio protagonista nel “Dagon”. Il Moloch che spazza via l’umanità, potrebbe riferirsi alla malattia che sopraggiunge e isola l’uomo psichicamente e fisicamente, o alle “Las Vegas Valleys” che sempre più spesso prendono prepotenti il posto di spazi culturali per la logica del mero e sporco profitto. Un film che parla di anime avviluppate all’espressione artistica, adatto agli amanti del jazz, del fumetto e della letteratura di Lovecraft.

Regia: Carola De Scipio
Cast: Lello Arena. Sara Onorato. Stefano Fregni. Arpad Vincenti.
Silvana De Riso. Marika Lisandri. Anna Cianca.
SceneggiaturaCarola De Scipio. Alfredo Ponissi.
FotografiaAntonello SchioppaMontaggioCarola De Scipio.
MusicaOriginal sound track: Alfredo Ponissi.
Suono: Emiliano TrociniProduttoreAlfredo Ponissi.
ProduzioneAssociazione Jazz MobileJazz Mobile Records.

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