Carlo Faiello: “Miserere – cantare la Passione” – di Marina Marino

Napoli, 18 Aprile 2019, Giovedì Santo. Di Carlo Faiello, ex NCCP, va in scena, alla Domus Ars, sotto l’egida de Il Canto di Virgilio e patrocinato dalla Regione Campania, “Miserere”, tratto da un verso biblico, più probabilmente traslato dal greco antico, Kyrie Eleison. “Abbi pietà di me, Signore, aiutami, perdonami”, chi non lo ha mai detto o pensato, in un grido o mormorando, una volta nella vita? Va in scena? Non saprei definirlo propriamente uno spettacolo, Faiello ne ha fatto qualcosa di più e di diverso, facendo un lavoro lessicale-antropologico, cogliendo e raccogliendo idiomi  meridionali, dal Cilento alla “Terra di Lavoro”, al napoletano.  In penombra entrano, attraversando la navata, le cantattrici, se posso permettermi un neologismo,  perché non si limitano a cantare, interpretano, con il corpo, il ventre, gli occhi, le mani. Sono Antonella Stefanucci nel ruolo della Madonna, Antonella Morea, corifea, e, come seguaci di Gesù, Patrizia Spinosi, Fiorenza Calogero, Marianita Carfora ed Elisabetta D’Acunzo. Sono vestite con semplici abiti neri e un fazzoletto nero sul capo, come tante, troppe donne del nostro e forse di tutti i Sud del mondo per innumerevoli lutti sovrapposti. Una cerimonia laica, a cui  da inizio la Madonna, descrivendo Cristo, “omm’ comm’ hann’ esser tutt’ l’uommene, un uomo pazzo, nella sua pazzia libero di dire quel che pensa: a quanti è concesso tale inestimabile privilegio? Un uomo che si ribella ai soprusi, alle ingiustizie dei potenti. Nei canti si accenna ai migranti: quale genitore manderebbe il proprio figlio incontro a probabile morte se non per fuggire, scampare dall’inferno in terra che cercano di lasciare. Inevitabile il pensiero corre al “Pianto della Madonna” di Jacopone da Todi, quando la Madre chiede per il Figlio “chiodi sottili per carni gentili. Talvolta il dolore assume forme di delicatezza dilaniante, le voci si fanno tenere ma è come se urlassero. Io sento artigliarmi con dita gelide viscere e pensieri, no, non esiste al mondo un dolore che somigli a quello di veder morire il proprio figlio, di perdere il proprio nato: non è soltanto, come si dice, contro natura, la Madonna è una donna che ha sentito quell’uomo, da bimbo, nuotarle dentro, nutrirsi del suo corpo; è un dolore senza rimedio o redenzione. Piango, non mi interessa. una volta scrissi che le lacrime sono il serto d’alloro degli artisti. Il pubblico, numeroso e compatto, sembra sospendere il respiro, siamo come in un uovo, simbolo di rinascita,  la Domus Ars è gremita malgrado la partita del Napoli e il rito della zuppa di cozze. L’emozione cresce con l’accorata Rose e spine di Carlo Faiello, cantata da Antonella Morea, che esprime lo spreco, l’inutilità di tutto che travolge dopo uno strappo, una perdita senza uguali o paragoni, o “Miettece ‘e mane”, una richiesta di aiuto di chi  ha smarrito la voce per chiedere. Qui vorrei menzionare Ciro Pasquale, artista delle luci, che fonde queste ultime con suono e parola. Alle donne è data la nascita, la crescita, la cura anche nella morte. Dopo il lancinante appello “ditemi che dopo morti si torna a nascere” di Maria, le fa eco una voce “ iatevenne, chist’ è nu lavoro ‘e femmene, l’ommo nun ‘o sape fa”.  Ognuna indossa un drappo scarlatto, quasi una danza, una tammuriata, un inno e il più bel “gracias a la vida” che io abbia mai visto e sentito. La vita, se lo ricordiamo, se glielo concediamo, vince sempre la morte, solleva sepolcri con uno sguardo, qualcosa mi batte nel sangue, Pasqua ricorda e celebra una resurrezione. Forse la nostra, magari da noi. Fuori un plenilunio dalla bellezza surreale, lo guardo,  un dono pasquale e non soltanto per me. Crediamoci, speriamolo, forse “il dolore non è sempre un compromesso” e una risata inaspettata è comunque un buon inizio. Sempre o quasi, direi.

Antonella Stefanucci nel ruolo della MadonnaAntonella Morea , corifea.
Patrizia Spinosi, Marianita Carfora, Fiorenza Calogero, Elisabetta D’Acunzo: seguaci di Gesù.
Santa Chiara OrchestraPasquale Nocerino, violino. Ivana Pisacreta, cello, Edo Puccini, chitarra. Francesco Sicignano, clarinetto.
Elementi Scenici: Bruno De Luca. Luci: Ciro Pasquale, Direttore di palco: Jacky Lerouvillos.
Direzione: Carlo Faiello.

Foto Pietro Previti©tutti i diritti riservati 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.