Carducci Street High School – di Eder

Nel settembre 1981 i miei mi iscrissero alla scuola media “Francesco Savini”, ubicata in Via Carducci. Da quel momento in poi il mondo non fu più lo stesso. Ci arrivavo a piedi, da solo o con altri ragazzi, attraversando Piazza Dante e dopo aver imboccato il leggendario primo tratto di via Carducci. Non senza essermi prima fermato a comprare la colazione al Bar Europa. Andata e ritorno. A volte l’andata era più interessante del ritorno… è lì che distinguevi i veri professionisti, quelli delle 7,30. Alle 13,30 trovavi il popolo. Scoprire giorno dopo giorno il microcosmo che componeva Piazza Dante e Via Carducci, con tutte le maschere e le nude verità… non c’era un cazzo da fare, diventò, inesorabilmente, la strada maestra, col suo fascino, le sue contraddizioni, i suoi opposti. Figli di blasonati e figli di proletari, figli di commercianti e figli di ennenne. Ognuno aveva il suo pedegree. Quella piazza e quella strada erano il punto in cui quei mondi così distanti, almeno fino alla generazione precedente, venivano a contatto. Le divisioni politiche e sociali della seconda metà degli anni settanta scomparvero in poco tempo. L’eroina mise tutti d’accordo. Come le sue conseguenze. Intanto crescevo… medie, superiori, le ragazze del classico e delle magistrali, e la strada era sempre li, sempre più ingorda; paziente come un ragno ai bordi della tela, finché catturò anche me, grande promessa del basket. I tipi foschissimi che la frequentavano divennero osservati speciali, da me oltre che dalle forze dell’ordine. Gente di bassa macelleria, menti sopraffine, gente già finita e gente nel fiore dei vent’anni… anche dei quindici. Tra i tanti però c’era un alieno… se ne andava in giro con una Night Hawk 450, uno che non ha mai smesso di essere principe, fino alla fine: si chiamava Davide, come mio figlio. Guardo i ragazzi oggi camminare in Via Carducci o in Piazza Dante… per loro è come una qualsiasi altra via. E va bene così. Eppure io le vedo ancora le Dyane, le R4 da cui usciva musica incredibile, mai ascoltata prima. Da una macchina… vabbè Baglioni, ma da altre Keith Richards, Tom Waits, James Taylor, Hendrix, Janis, i Jethro Tull. Fu così che scoprii Lou Reed… da una macchina parcheggiata fuori al bar. Vedo ancora ragazze e ragazzi bellissimi seduti sugli scalini delle magistrali o del liceo classico, seduti quasi a terra fuori alle vetrine di fronte al Bar Europa. Commuovendomi o sorridendo di un episodio divenuto ormai leggenda, pensando ad un amico che se ne è andato, ricordando un amore sbocciato o finito in Via Carducci… o un pusher entrato nella storia. Nel 2006 quando venne Lou Reed, volevo fare il concerto lì, a Piazza Dante, sugli scalini del Classico… ma era marzo e non fu possibile. Nonostante il sold out, in teatro lasciai una poltrona vuota in prima fila… per tutti gli amici di Via Carducci e Piazza Dante che, se fossero stati in vita, avrebbero goduto del concerto con me. In Via Carducci è passata tutta la mia vita, anche in anni più recenti è stata la scena di un incontro con un’essere proveniente da un altro pianeta. Un incontro magico in una strada magica.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *