Caparezza: “Il Sogno Eretico” (2011) – di Nicholas Patrono

Caparezza, pseudonimo di Michele Salvemini da Molfettam, è conosciuto dai più per la sua singolare capigliatura e per la hit Fuori dal Tunnel che, ai tempi – correva l’anno 2003 – invase letteralmente le radio. Quasi un condizionamento pavloviano, l’associazione di quel brano al rapper pugliese. Il fatto è che c’è ben altro, una produzione che va ben oltre Fuori dal tunnel. La più grande hit di Caparezza, confrontata con la maturità artistica raggiunta dall’artista negli anni, non può che impallidire e, se una profondità di linguaggio invidiabile e una sapiente scelta musicale avevano iniziato già a palesarsi dai primi lavori, nel tempo il rap controcorrente e di spessore culturale di Michele si è concretizzato in quello che è, se non il magnum opus, uno dei picchi più elevati della carriera artistica di Caparezza: “Il Sogno Eretico”, uscito per la Universal nel 2011, prodotto da Carlo Ubaldo Rossi e Caparezza stesso. 16 tracce totali, 17 nell’edizione di iTunes, per più di un’ora di durata che scorre fin troppo veloce. Artista sui generis, cantautore che non ha niente a che fare con gli altri cantautori italiani contemporanei, molti impegnati in una gara a chi produce le melodie più banalmente struggenti e il testo più trito e ritrito sull’amore o sul dolore per una persona scomparsa. A tale esempio, si vedano le ultime edizioni di Sanremo, fenomeno che di musicale ha sempre meno. Caparezza è tuttavia anche un rapper che non ha niente a che fare con gli altri rapper: in primis perché la genialità dei suoi testi trova pochi rivali. Nemico delle volgarità gratuite tipiche della nuova sotto-corrente del rap, la trap, nonché dotato di uno spessore culturale che a molti altri manca. Negli ultimi anni Caparezza sembra essersi appassionato all’arte e alla cultura più di quanto già non fosse, tanto che i richiami a storia, filosofia e arte sono divenuti i fili conduttori dei suoi ultimi tre dischi: “Il Sogno Eretico” (2011), “Prisoner 709” (2017), “Museica” (2014). “Il Sogno Eretico”, un gioco di parole, il primo di molti; un ricorso all’ironia, il primo di…moltissimi. Frasi che vogliono dire due, anche tre cose allo stesso tempo, in un gioco a matrioska che costringe a scavare nei significati più a fondo, ascolto dopo ascolto. Critiche ai dogmatismi religiosi e all’ipocrisia della Chiesa, al mondo della politica, al mercato musicale, all’ignoranza dell’italiano medio: temi più che attuali… e non è una cosa di cui andare fieri. Difficile trovare una traccia manifestamente superiore o inferiore alle altre, perché si viaggia sempre su un livello piuttosto alto. Sorprendono certe scelte musicali, che spaziano dal rock (Il dito medio di Galileo, Messa in moto) alla dance (Goodbye Malinconia) al raggae (Legalize the premier): una scelta per tutti i gusti, insomma, e se può risultare a tratti scarsamente coeso, il timbro caratteristico di Caparezza funge da filo conduttore. Tra gli altri, vi sono picchi di eccellenza, come la superba Il dito medio di Galileo, o la tagliente Sono il tuo sogno eretico, dai tratti Medievali e,  infine, il capolavoro del disco, , una canzone tanto d’impatto da rischiare di evocare il fantasma di Guy Fawkes, ma questa volta per fare esplodere il Parlamento italiano, non quello inglese. “Il Sogno Eretico” ha tutto quello che serve per essere un prodotto molto valido, a modo suo anticonformista, che necessita più di un ascolto perché ogni sfumatura ne venga compresa. Un giusto disco di platino per un artista che, nonostante il successo, meriterebbe ben altri riconoscimenti.

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