Cantanti da Autogrill – di Alessandro Menabue

Nello smisurato catalogo di generi e sottogeneri del pop-rock, meriterebbe di essere inserita una nuova voce che potrebbe agevolmente conquistare la vetta nella classifica della mestizia musicale: quella dei cantanti da Autogrill. Molti di loro sono artisti che, con immane disprezzo per il loro considerevole passato, hanno gettato alle ortiche il talento quasi sempre con caparbia meticolosità, scivolando di disco in disco nella più anonima mediocrità.
La mediocrità è la cifra stilistica prediletta dall’utente medio degli Autogrill, quello che dopo essersi sorbito un caffè al sapore di sconforto percorre l’itinerario obbligato che porta all’uscita facendo incetta di marshmallows, pacchi di pasta tricolore, presunti vini locali che a volte contengono perfino tracce di uva fermentata e libri di Paulo Coelho scontati del 185%. Spesso durante il loro peregrinare queste persone si imbattono nel famigerato cestone musicale e qui, rovistando freneticamente tra una “Lambada Compilation” e un “Best Of” di Joy Salinas, puntualmente incappano nel cd dell’artista da Autogrill. E’ naturale che se fino a quel momento l’album di maggiore spessore pescato dallo sventurato è stato “Le Persone Inutili” di Paolo Vallesi, quando si troverà tra le dita “No Protection” degli Starship avrà la sensazione di essere entrato in possesso della Sinfonia n. 9 di Mahler. Non starà a cavillare con se stesso ricordando che la Grace Slick di quell’album non è che la pallidissima ombra dell’immensa (nonché bellissima) artista di “Surrealistic Pillow”… è così che gli artisti da Autogrill riescono ad evadere dal maledetto cestone, per mancanza di concorrenza.
Tutti gli album di Venditti da “In Questo Mondo Di Ladri” in poi, i dischi senili di Rod Stewart, la Nannini iperenfatica delle ultime due decadi, l’intero catalogo di Bryan Adams, le raccolte dei Chicago più dozzinali e quelle di Chris Rea; mezza produzione di Sting da solista, Gainluca Grignani, Lenny Kravitz dopo aver realizzato che era più remunerativo essere considerati fighi piuttosto che talentuosi.
Giusto per citarne alcuni, senza dimenticare il sovrano incontrastato tra i cantanti da Autogrill: Biagio Antonacci e la sua poco avvincente parabola… da cantautore di discrete speranze (almeno nelle sue intenzioni) a stucchevole idolo di quarantenni inappagate. Tutti loro – e molti altri – felicemente e disordinatamente accatastati nel cestone. In attesa di svignarsela dall’area di servizio Pioppa Ovest.

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Un pensiero riguardo “Cantanti da Autogrill – di Alessandro Menabue

  • Ottobre 20, 2016 in 10:35 am
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    Ricordo mio padre, indefesso acquirente di cassette da autogrill: sull’A1, in pochi mesi, si compro’ l’intera discografia di Fred Bongusto e Julio Iglesias 🙂

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