“Blues Made In Italy 2015” in compagnia di Mississippi John Hurt – di Emanuele Cinelli

Durante il raduno nazionale Blues Made In Italy che si è tenuto sabato 11 ottobre 2015 presso l’Area Expo di Cerea (Verona) abbiamo visto esibirsi sul palco principale oltre 50 artisti provenienti da tutta Italia, mentre nell’adiacente secondo palco coperto, gradita novità di quest’edizione, sono state protagoniste le novità editoriali e i seminari, come quello tenuto da Fernando Jones (bluesman di Chicago già intervistato tempo fa dalla nostra rivista http://www.magazzininesistenti.it/fernando-jones-jonas-blues-band-di-emanuele-cinelli/) che ha visto coinvolti oltre 250 alunni delle scuole medie della bassa veronese. Questa esperienza didattica, oltre che essere stata un’assoluta novità, ha offerto ai giovani partecipanti moltissimi stimoli e spunti  per i progetti futuri, come il prossimo “Travel For Fans”, un viaggio di gruppo negli USA alla scoperta delle radici del Blues, che coinciderà con la settimana dello spettacolare festival North Mississippi Hill Country Picnic, un evento molto importante per la comunità Afro Americana del sud. (www.travelforfans.net.).
Il nuovo potenziamento della manifestazione ha influito molto positivamente sulla riuscita e sull’affluenza, che ha sfiorato le 5.000 presenze durante l’unica giornata della manifestazione, costruendo così altre solide fondamenta su cui poggiare i contenuti della prossima settima edizione (www.bluesmadeinitaly.com.)
Mentre gironzolavamo tra i vari Stand di strumenti musicali artigianali made in Italy e di collezioni di dischi, abbiamo avuto anche l’opportunità di conoscere meglio il contenuto del cofanetto riassuntivo delle prime cinque edizioni di Blues Made In Italy, contenente anche il film-documentario “Blues Made In Italy 2010-2015”,
del quale parleremo nei prossimi articoli.
Durante la piacevole conversazione con Lorenz Zadro, ideatore di questa incredibile kermesse, abbiamo anche parlato di classici del Blues… e del disco di questa serie che lo ha condotto, da musicista e organizzatore, sulle orme della Musica del Diavolo. Dopo qualche secondo di esitazione Lorenz ci ha rivelato, non senza emozione, l’arcano…
“Mississippi John Hurt 1928 Session”, registrato per la Okeh Records tra il 21 e il 28 dicembre del 1928 a New York City. John “Mississippi” Smith Hurt (del quale non si conosce esattamente la data di nascita, collocata dagli storici tra il marzo e il luglio del 1892) crebbe ad Avalon, una sperduta cittadina dello stato del Mississippi, è diventò rapidamente un importante esponente del Country Blues e del Blues modale, praticato soprattutto nell’est degli Stati Uniti.
La figura di M.J. Hurt è molto lontana dallo stereotipo prettamente occidentale del Bluesman, raffigurato come un vagabondo dall’esistenza travagliata sì ma avventurosa… costellata di donne, alimentata dall’alcol e dal gioco d’azzardo. Un’immagine pretestuosa e autodistruttiva, spesso interpretata a bella posta da qualche artista di razza bianca, che non ha molto a che fare con la tradizione povera e rurale dell’afroamericano, ma che piuttosto rispecchia un luogo comune dell’uomo bianco colto e benestante.
In verità M.J. Hurt fa parte di quella generazione di afroamericani “Liberi”, cioè nati da genitori schiavi che dopo il 1865, con l’abolizione definitiva della schiavitù, poterono scegliere senza vincoli il loro destino.
Molti di questi, non avendo le risorse necessarie, rimasero a coltivare i campi, trasformandosi così in schiavi di se stessi. John Hurt come la maggior parte dei suoi coetanei ha passato gran parte della sua vita a lavorare i campi e a suonare nelle feste private o nelle gite estive, conducendo una vita modesta e decorosa.
Nel 1928 John Hurt suonava già da tempo con Willie Narmour, violinista bianco molto attivo nei pubblici conviviali dell’epoca. In quell’anno Narmour ebbe la possibilità di registrare un disco per la Okeh Records, come premio di un concorso musicale e, finite le registrazioni, consigliò l’ingaggio di John Hurt al produttore
Tommy Rockwell che gli concesse un’audizione, tenutasi poi nella modesta casa del musicista.
Convinto delle ottime qualità del chitarrista, Rockwell condurrà M.J. Hurt a Menphis per registrare ben otto brani, dei quali solo due vennero pubblicati. Visti gli ottimi risultati dell’esordio il Nostro sbarcò poi a
New York… ma non ebbe la sorte di chi si trova nel posto giusto al momento giusto.
Purtroppo con la Grande depressione del 1929 alle porte, le case discografiche furono costrette a limitare la produzione o a chiudere i battenti. La perduta occasione riportò John Hurt alla sua vita da bracciante per altri lunghi decenni, fino a quando, nel 1963 verrà riscoperto da Tom Hoskins, il quale rintracciò il musicista nell’omonima, natia cittadina cantata in Avalon Blues.
Questo incontro tra musicista e musicologo determinò una rinascita dell’artista e portò alle incisioni poi realizzate a Washington per Folksong And Blues e alle sessions per la Library Of Congress
oltre che alle partecipazioni al Festival di Newport (’63, ’64 e ’65). Data l’intensa attività artistica e concertistica, Hurt decise di trasfersi in pianta stabile a Washington con tutta la sua famiglia… purtroppo però, in uno dei suoi viaggi verso sud
, nel 1966 morirà a Grenada nel Mississippi e verrà sepolto in un cimitero di campagna proprio nella sua Avalon.
L’arte di M.J. Hurt non verrà mai contaminata dai cliché e dal succedersi delle mode
pervasa da uno stile unico, caratterizzato dalla sua voce gentile e dal fingerpicking delicato, rimarrà sempre indissolubilmente legata alle sue origini contadine.
Tra i
 brani che di più rappresentano queste sue peculiarità c’è sicuramente Candy Man Blues, di cui esistono splendide registrazioni anche degli anni ’60. Canzone solare, dal tepore primaverile, trascinante e avvolgente con il suo andamento sincopato, scandito dai bassi della chitarra, nel tipico stile del Piedmont Blues. Non mancano poi i brani della tradizione come Stack O’Lee Blues e Frankie, oppure quelli religiosi come Blessed Be the Name e Praying on the Old Camp Ground.
Tutti i brani di M.J. Hurt hanno una matrice ben definita e rintracciabile… ma Avalon Blues è una sorta di carta d’identità del grande musicista. Molti bluesmen hanno dedicato brani simbolici alle loro città natie o d’adozione; una sorta di messaggio, come per dire: “io esisto… non sono solo la voce che esce dal grammofono”;
un concetto un po’ difficile da comprendere nella società in cui siamo malcapitati, priva di fisicità e molto più dedita allo sterile virtualismo. A confermare lo spessore di questo grande Artista, negli anni a venire saranno molti i musicisti che canteranno le sue canzoni, primo tra tutti Bob Dylan e molti esponenti del British Blues; Mentre altri gli renderanno omaggio con composizioni originali, come il celebre brano strumentale Requiem for John Hurt composto e registrato da John Fahey, oppure la delicata canzone Did You Hear John Hurt? scritta da Tom Paxton e reinterpretata anche da Doc Watson.

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“Mississippi John Hurt 1928 Session” (New York City LP – Yazoo – 1065).

  1. Ain’t No Tellin’ 2:55.
  2. Stack O’ Lee Blues 2:57.
  3. Candy Man Blues 2:46
  4. Spike Driver Blues 3:15
  5. Avalon Blues 3:03.
  6. Louis Collins 2:59.
  7. Frankie 3:21.
  8. Big Leg Blues 2:51
  9. Nobody’s Dirty Business 2:53.
  10. Got the Blues (Can’t Be Satisfied) 2:51.
  11. Blessed Be the Name 2:47
  12. Blue Harvest Blues 2:53.
  13. Praying on the Old Camp Ground 2:36.

hurt cinelli

3 pensieri riguardo ““Blues Made In Italy 2015” in compagnia di Mississippi John Hurt – di Emanuele Cinelli

  • febbraio 12, 2016 in 1:41 pm
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    Bello, mi piace, e concordo con il fatto che la nostra società è dedita al “virtualismo”..

    Risposta

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