Camille Lellouche & Grand Corps Malade: “Mais je t’aime” (2020) – di Jennifer Radulovic

Camille Lellouche è una boxeuse, in tutti i sensi. In prima istanza, perché per tenersi in forma ha scelto questo sport che pratica quotidianamente, ma soprattutto perché in senso figurato la boxe la rappresenta davvero molto bene: Camille infatti di grinta ed esuberanza ne ha da vendere. La cantante che in pochi anni è salita prepotentemente alla ribalta nel panorama artistico francofono – che include, oltre alla Francia, i bacini belga e svizzero – è uscita con un nuovo singolo, Je remercie mon Ex (Ringrazio il mio ex 2020) che in appena un mese dalla pubblicazione ha raggiunto quasi due milioni di visualizzazioni sul profilo ufficiale Youtube. Camille, nata a Parigi 34 anni fa, sta dimostrando un talento eclettico che la vede di volta in volta calcare le scene in veste di attrice, cantante, comica, autrice e Youtuber di successo. Fisico scultoreo incorniciato da un’onda di lunghi capelli castani, sempre più dorati, la voce di Camille Lellouche arriva a toccare note altissime, alternate a sfumature profonde molto apprezzate dal pubblico.
Se la musica era il suo chiodo fisso sin dall’infanzia, Camille ha saputo declinarsi con maestria in ambiti diversi. A quattro anni inizia a prendere lezioni di pianoforte a cui associa presto il canto e la ferma intenzione di diventare chanteuse, ma la strada è lunga e per formarsi ulteriormente, vista la brillante attitudine alla scena, decide di studiare recitazione e impegnarsi nel teatro. Mentre lavora in una brasserie è “scoperta” dalla regista Rebecca Zlotowski che nel 2012 la sceglie per il lungometraggio “Grand Central” in cui compare pure Léa Seydoux, lavoro selezionato l’anno dopo al Festival di Cannes. Dopo quell’esperienza, la sua incontenibile voglia di comunicare si riversa sui social: da Youtube a Facebook passando per Instagram eccola farsi “humoriste” (comica, diremmo in Italia, in maniera forse meno elegante) e musicista-cantautrice, raggiungendo nel 2014 una schiera invidiabile di followers. La consacrazione arriva l’anno dopo, quando nel 2015 partecipa alla quarta edizione francese del talent-show The Voice, dove arriva in semifinale e si fa notare per lo straordinario talento canoro e anche per la personalità anticonformista. A quel punto la sua carriera si può considerare decollata tra musica e cinema, dove tra i vari film recita anche in “Planetarium“, sempre diretto dalla Zlotowski, con protagoniste Natalie Portman e Lily Rose Depp, figlia del divo Johnny Depp e della ex moglie Vanessa Paradis, affermata cantante francese.
Nipote del partigiano Yvon Sallaud, mancato nel dicembre 2018 a 92 anni, Camille Lellouche in una recente intervista l’ha ricordato come un eroe e, d’altra parte, il dramma della Seconda Guerra Mondiale è tutto racchiuso nella vita fiera di questo deportato, sopravvissuto alle brutalità di Dachau. La sua storia è raccontata nel libro autobiografico “Le Coquelicots de la Liberté (I papaveri della libertà) scritto a quattro mani con Madeleine Kichelewski. Se la profonda sensibilità di Camille si è già espressa in più occasioni, se la sua vena comica emerge quasi ogni giorno dai profili social, è invece alla sua indomita vitalità che ha attinto per l’ultimo singolo. Per comprenderlo appieno però, occorre fare un piccolo salto indietro al suo penultimo favoloso lavoro. Un amore importante che finisce passa innanzitutto per un periodo di dolore, il lutto della perdita. Lo ricorda molto bene la belle Lellouche in duo con il poeta francese Grand Corps Malade, usciti l’estate scorsa con un singolo eccezionale, Mais je t’aime, contenuto nell’album “Mesdames” (2020). Si tratta di un lavoro raffinato, di delicatezza e intensità superbe, espresso in un clima vibrante ed emotivo. In appena sei mesi dall’uscita è già Disco di Platino in Francia e Disco d’Oro in Belgio, e ha raggiunto pressoché 55 milioni di visualizzazioni su Youtube: è freschissima la notizia della nomination nella categoria “Miglior canzone originale” alla 36esima edizione dei Victoires de la Musique, il festival della canzone francese, che si terrà il prossimo 12 febbraio presso La Seine Musicale.
A chiamarla per questo progetto d’eccezione è appunto Fabien Marsaud, in arte Grand Corps Malade (GCM), classe 1977, magnifico cantore dagli occhi blu osannato d’Oltralpe. Lo pseudonimo non è casuale: lo slameur infatti ha un corpo oggettivamente “grande” – nel senso lessicale francese di “alto” con il suo metro e novantaquattro – ma è al contempo “malato”, perché nel 1997 a soli vent’anni Fabien subisce una grave lesione vertebrale a causa di un tuffo mal calcolato in piscina, sebbene fosse uno sportivo professionista. Sembrava destinato a perdere l’uso delle gambe, ma buona volontà e un lungo periodo di riabilitazione gli hanno concesso di tornare a camminare, seppur con l’uso del bastone. Il ragazzo allora ha iniziato a esibirsi come performer nei piano-bar di Parigi (proprio come Camille un tempo) e si è presto imposto tra i più importanti giovani poeti del paese, fino a farsi musicista, cantante, scrittore e regista. La critica l’ha accolto con entusiasmo nel 2018 per il film “Patients“, tratto dalla sua autobiografia, che tra i numerosi premi e riconoscimenti annovera pure quattro nomination al César.
La splendida Mais je t’aime porta un testo redatto da entrambi con l’apporto personale di Camille che riprende per questa canzone vecchi appunti del 2017, scritti dopo la fine di un amore. Il brano si apre con la grazia del solo pianoforte su cui man mano si innesta il dialogo commovente di una donna e di un uomo, preceduto dal lungo sospiro della pars femminile, quasi dovesse prendere coraggio. Il videoclip si muove in un’atmosfera intimistica scandita dalla pellicola in bianco e nero e dall’inquadratura essenziale dei due protagonisti, visti sempre di profilo su piano americano, dapprima uno di fronte all’altra. A un certo punto, mentre si continua a udire la voce di Camille, le sue labbra restano serrate, perché è colta da commozione e non riesce a trattenere le lacrime. Sono lacrime autentiche: nessun artificio attoriale, nessuna scelta di copione, ma la reazione a un nodo irrisolto che si svela davanti alle telecamere. In fin dei conti, il grandioso successo di questo pezzo, come in ogni cosa, sta tutto lì, nella sua soave e struggente autenticità. Alla fine del brano Fabien e Camille non sono più l’uno di fronte all’altra, bensì uno di spalle all’altra, perché l’amore nella vita è drammaticamente proprio questo: guardarsi negli occhi e all’improvviso non vedersi più, continuando ognuno a sussurrare “mais je t’aime” con voci ormai non più sincronizzate, proprio come nella canzone.
Dopo il dolore è la volta del superamento e veniamo finalmente a Je remercie mon Ex, pubblicato i primi giorni di dicembre 2020 per le etichette indipendenti Belem e Turenne, insieme alla Wagram. Il testo è firmato da Camille che ha composto le musiche in collaborazione con Yaacov e Meïr Salah. Il titolo della canzone è già una dichiarazione di intenti: forte, determinata, arrabbiata, Camille attraverso la sua esperienza si fa portavoce di tutte le donne che sono state lasciate in malo modo. Ma da questa sofferenza si può e si deve risorgere per riprendere in mano la propria vita con felicità e sicurezza, al punto da arrivare a ringraziare chi ci ha lasciato per averci dato l’occasione di crescere e di scoprire un’esistenza migliore, libera dall’amarezza di un rapporto che ha inflitto troppe ferite. Scevra stavolta da qualsivoglia tono drammatico, la hit francese si gioca su una rapida parlata iniziale che strizza l’occhio al rap, esplodendo poi in ritmi disco molto ben calibrati che inducono al ballo.
Anche il videoclip è degno di nota con le diverse situazioni che bene sottolineano seppur in toni vivaci le posizioni di Camille contro la discriminazione razziale o di orientamento sessuale. La clip si conclude con un (finto) fuori ripresa che vede un membro della troupe (che è tutta in mascherina, perché siamo pur sempre in mezzo a una pandemia) avvicinarla con modi galanti per scambiare il numero di telefono. Il ragazzo è molto carino e l’ultima occhiata ammiccante di Camille, portata via giocosamente da due amici, vuole dirci che la vita continua e che dopo un amore finito arriva il momento di rimettersi in gioco. E aprirsi con rinnovata energia al futuro è appunto il miglior auspicio che la cantante potesse donare a tutti noi all’inizio di questo 2021.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: