Burial: “Dark Gethsemane” (2021) – di Girolamo Tarwater

William Emmanuel Bevan in arte Burial non sembra uno che pubblica le cose a caso. Sia come tempistica che come capacità o intuizione di cogliere il senso del tempo. La sua Londra brumosa post-rave è una delle espressioni poetiche più belle di questo bislacco inizio millennio, che si tratti della silente, scricchiolante versione dub-step o di quella imbastardita con il pop vocale. Con Dark Gethsemane – brano dell’ultimo suo lavoro, “Shock Power of Love” (2021) – siamo, ora, dalle parti di “Rival Dealer” (2013). La costruzione del pezzo è simile con varie trame ritmiche e melodiche che si giustappongono con una curata, rallentata transizione che tramuta le discontinuità in fattori di continuità. Simili sono anche le tematiche sviluppate, di deciso impegno sociale. Questa volta c’è un aspetto che mostra – se mai ce ne fosse bisogno – come Burial sia attento ai particolari. Il titolo potrebbe richiamare un famoso inno per la Quaresima e la Settimana Santa pubblicato nel 1820 da James Montgomery, Go to dark Gethsemane. Il riferimento non è casuale. “Shock Power of Love” (2021) che contiene il pezzo, infatti, è stato pubblicato il 30 aprile, che quest’anno corrisponde al Venerdì Santo per le chiese ortodosse. In realtà per le chieseoccidentali” quest’anno la Settimana Santa era già passata da un po’, ma la coincidenza non può passare inosservata.
In realtà il titolo viene da un altro canto religioso, un gospel, un cui sample (“dark Gethsemane”) dà il titolo al pezzo di Burial. Si tratta di Not my will but thine in una versione a cappella (e Acappella è anche il gruppo che la canta): “Jesus prayed in the garden and poured out His heart for me / There has been no love shown my mortal as in dark Gethsemane / He could have chosen not to suffer treatment of the cruelest kind / But the lips of my pure savior uttered not my will but thine”. Questo riferimentoliturgico” non è l’unico nel pezzo di Burial. Un altro sample utilizzato da lui viene addirittura dalla predica di un matrimonio. Si tratta di due frammenti tratti dal sermone dello statunitense Michael Curry, primo primate afroamericano della Chiesa Episcopale, in occasione del matrimonio tra il Principe Harry e Meghan Markle: “We must discover the power of love (…) for love is as strong as death”. Sempre da un predicatore, ma in un contesto diverso, l’altro, decisivo sample. “we must shock this Nation with the power of love”. Si tratta di una frase pronunciata dal Rev. William J. Barber II durante la Convention nazionale dei Democratici nel 2016: un accorato invito a impegnarsi (“not now not ever” un altro dei sample campionati da Burial) per far riprendere il “cuore della democrazia”.
L’immagine (che richiama per certi versi il riferimento caro a papa Francesco della Chiesa come ospedale di campo) è quella di chi ha ricevuto una chiamata di emergenza per un infarto ed è richiesto l’intervento del defibrillatore. Questo è lo shock di cui c’è bisogno. Una bella botta salvavita. Questa serie di riferimenti è decisamente pregnante da un punto di vista dei riferimenti teologici impliciti a partire dalla Pasqua in cui “morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello” (Sequenza pasquale). I tre riferimenti dei sample vocali sono come tre punti di vista prospettici che indagano la forza redentrice dell’amore e della vita non nonostante il buio, la sofferenza o la morte ma in esse. In questo senso il richiamo a Come down to us (da “Tunes 2011–2019) è inevitabile: stessi trapassi ritmici, stessi incisi melodici, stesse pause e – soprattutto – un testo altrettanto compassionevole sulla capacità di affrontare e superare le avversità della vita (in quel caso nella battaglia personale/sociale per la conquista della propria identità sessuale) emotivamente convincente. Le parole si inseriscono in modo fluido nelle folate ritmiche e melodiche che danno vita ai pezzi, come se si trattasse di ondate o di maree in vari momenti del giorno. Se fosse tutto qui, sarebbe già qualcosa, ma c’è un elemento (evidentemente non programmabile da Burial) che in questi giorni mi ha turbato all’ascolto di Dark Gethsemane. Abbiamo assistito all’escalation di violenza a Gerusalemme. Era da anni che nella Città Santa non scoppiava una violenza così forte. Tutti abbiamo visto le immagini degli scontri sulla spianata delle moschee. Dall’altra parte delle mura, oltre la valle del Cedron c’è proprio il Getsemani. Vista in questa congiuntura Dark Gethsemane può essere ascoltata come un blues per Gerusalemme, città che raccoglie in sé le gioie e i dolori di tutto il mondo. Ora, ci sono i dolori, c’è il buio. È un attacco al cuore della città. Stato di emergenza (parola che ormai non ha più nessun senso). Ci sarà mai uno shock rivitalizzante invece di attacchi mortiferi? È un salmo che non si smetterà mai di cantare.

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