Budgie: “Never Turn Your Back On A Friend” (1973) – di Pietro Previti

Trio gallese formatosi nel 1967, i Budgie arrivano alla pubblicazione del primo, omonimo, album soltanto nel 1971. All’epoca sono ancora giovanissimi, poco più che ventenni. Burke Shelley (basso elettrico e voce), Tony Bourge (chitarra elettrica ed acustica, voce) e Ray Philips (batteria) sono figli, anzi nipoti, del British Sound della seconda metà dei Sixties. Nella loro musica vi è una forte matrice di blues e di psichedelia, la propensione a perdersi in lunghe e tiratissime jam che con il passare del tempo diventeranno sempre più dure, violente, tanto da coinvolgere la band nell’onda del nascente filone dell’Hard Rock. Dopo un buon secondo lavoro, “Squawk” (1972), il capolavoro arriva con  “Never Turn Your Back on a Friend” (MCA Records) edito appena l’anno successivo.
La band arriva in forma smagliante e con le idee chiarissime, tanto da prendersi in carico anche la produzione del lavoro. La matrice blues resta ancora rinvenibile nelle sette tracce del long-playing, ma appare soltanto come punto di partenza per un suono nuovo e potente, avvincente ed originale. È difficile comprendere perché ai giorni nostri i Budgie siano così poco considerati. Eppure, ascoltati oggi, non sfigurano per niente accanto ai colossi dell’epoca del genere Hard&Heavy. Anzi. Per nulla onanisti, il loro approccio alla materia è efficace  e lineare, privo di sbavature, superfluità o inutili spunti solistici. Ecco perché nella vostra collezione di dischi questo album non può mancare, fosse solo per la bella copertina affidata all’impareggiabile Roger Dean e per le foto di Fin Costello presenti all’interno della versione gatefold dell’album.
Il brano di apertura è Breadfan. La traccia iniziale è anche quella loro più famosa e non è un caso che venga esibita per prima, quasi a volere abbattere subito l’ascoltatore. Difficile resisterle, soprattutto se sparata ad alto volume nel vostro impianto Hi-Fi. Sono sei-minuti-sei di chiamata alle armi e di forsennato rincorrersi heavy, avvincente e dirompente fino all’interruzione di inaspettati e delicati arpeggi acustici. Dopo la classica ripresa di Baby Please Don’t Go, tratta dal repertorio del bluesman Big Joe Williams, offerta in versione allucinata e stravolta, è la volta di You Know I’ll Always Love You, dolcissima canzone d’amore di appena due minuti, piccola e preziosa perla nella set list, cui è affidato il compito di concedere un attimo di tregua. A chiudere il lato A ci pensa You’re The Biggest Thing Since Powdered Milk, sinfonia di nove minuti affidati in apertura alla sonica batteria di Philips che prelude all’ingresso del resto della band. Pesanti come un macigno eppur leggeri allo stesso tempo, i Budgie suonano come forse avrebbero fatto i Cream se non si fossero sciolti un lustro prima. Dirompente è In The Grip Of A Tyre Fitter’s Hand, altra cavalcata heavy particolarmente riuscita anche per la presenza di un assolo di Bourge di ispirazione psichedelica. Segue Riding My Nightmare, intermezzo acustico e sognante ed il lunghissimo finale di Parents.
Oltre dieci minuti di Hard-Rock Blues che permettono di collocare  “Never Turn Your Back On A Friend” tra i migliori album di quel formidabile anno musicale che fu il 1973. Non solo. L’ulteriore evoluzione del genere Heavy Metal, preso in carica da bands quali Iron Maiden e Judas Priest nella seconda metà degli anni Settanta, deve molto a questo lavoro. Bourge, Shelley e Philips possono considerarsi a ragione tra i precursori più autorevoli della corrente “New Wave of British Heavy Metal” che sarebbe seguita dopo poco tempo. Se ne ricorderanno, anni dopo, gli stessi Metallica che riproporranno Breadfan alla loro maniera, offrendola ad una nuova generazione di fans.

A1. Breadfan. A2. Baby Please Don’t Go. A3. You Know I’ll Always Love You.
A4. You’re The Biggest Thing Since Powdered Milk.      
B1. In The Grip Of A Tyre Fitter’s Hand. B2. Riding My NightmareB3. Parents.

Tony Bourge: lead guitar,  acoustic  guitar,  vocals. Burke Shelley: bass, vocals.
Ray Philips: drums. Roger Dean: artwork. Fin Costello: fotografia.
Kingsley Ward e Pat Morgan: Ingegneri del suono. Budgie: produzione.

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