Bruce Springsteen: “You’re missing” (2002) – di Cinzia Pagliara

“Everything is everything,but you’re missing”… Anche per quest’anno ce l’aveva fatta a superare le commemorazioni ufficiali, gli uomini in divisa nei picchetti d’onore, i nomi declamati uno alla volta. Infiniti. Anche quest’anno, mentre i nomi si accavallavano in un elenco che toglieva il fiato, la sua mente si era rifugiata altrove, nella sua comfort zone (come le aveva spiegato il suo psicoterapeuta), nel suo appartamento, dove le bastava nascondersi anche solo mentalmente. Coffee cups on the counter, jackets on the chair,papers on the doorstep, you’re not there”… Era rassicurante osservare le scarpe in fila, accanto all’ingresso, le giacche appese con cura non eccessiva ma attenta, le tazze ad asciugare sul lavello in cucina. Niente polvere, la sua ossessione era toglierla, continuamente: la polvere riempiva i suoi polmoni di ricordi, e non faceva respirare. Come quel giorno in cui, d’un tratto, il cielo era diventato polvere, le vite erano diventate polvere, e lei le aveva respirate mentre sul marciapiede lo aspettava. Era certa che quel giorno aveva respirato anche lui. E poi le avevano tolto la polvere di dosso, le avevano versato acqua sul volto, e la polvere era scivolata via e lei aveva cominciato a piangere, perché dopo la polvere non era rimasto niente. Everything is everything,but you’re missing”Non era vero, no, che lei fosse un angelo. Odiava questo termine. Non era un angelo, e non avrebbe voluto diventarlo. Era una tosta, questo sì, che non amava piangersi addosso per la sua vita così complicata, che sapeva godere dei suoi spazi e dei suoi tempi, tra un turno e l’altro, tra una fila al supermercato e una coda in metropolitana, una che non avrebbe detto “mi arrendo”.
“Pictures on the nightstand, TV’s on in the den, your house is waitnig, your house is waiting”Quando l’aveva riconosciuta in quella immagine così assurdamente immobile di un volo rapidissimo (forse aveva già raggiunto il sessantesimo piano, forse era già incosciente, forse l’aria le aveva già tolto il respiro) non gli era sembrata un angelo. Gli era sembrata un frammento di terrore. Era rimasto a guardarla, aveva immaginato i suoi ultimi minuti, perché tutti hanno potuto immaginare esattamente cosa è accaduto dentro quelle stanze, e pensare esattamente gli stessi pensieri. Lui aveva provato il suo terrore, lo aveva sentito scorrere dentro le sue vene: non si era arresa, non aveva scelta, solo l’inferno sotto, sopra e intorno. E anche dentro. Ogni volta che sentiva il suo nome e la parola angelo, rivedeva quella foto. E poi quella che teneva sul comodino, accanto al letto, quella davanti al mare, con il cielo rosso del tramonto, niente fuoco, solo futuro.
“You are missing when I close my eyes,you’re missing when I see the sun rise”Lei non era un angelo, lei era il mare. Ma questo non lo sapeva nessuno. “The evening falls, I have too much room in my bed, too many phone calls,how’s everything,everything?” Quando si erano conosciuti a lei era sembrato un supereroe, con la sua divisa e l’elmo, mentre si arrampicava per far scendere il suo gatto, rimasto incastrato con una zampetta sul tetto. Poi il suo lavoro aveva mostrato i suoi aspetti umani e quelli pericolosi, e si era tinto di ansia e di attese, e ogni ritorno era una festa e una nuova storia da raccontare ai bambini. A lei piaceva aiutarlo a togliersi il giaccone e farlo sedere sul divano, lo osservava mentre raccontava con gli occhi lucidi di soddisfazione e di stanchezza, di dolore, a volte perché non sempre si riesce a salvare chi chiede aiuto. Non sempre si arriva in tempo. Non sempre si è supereroi. Quel giorno era stato tutto “troppo”: troppo fumo, troppo fuoco, troppo difficile salire, troppo terrore nei volti di tutti, troppo poco il tempo. Troppo l’orrore del crollo. Lo aveva visto accadere in diretta e il cuore si era fermato e poi aveva ripreso a battere velocissimo e troppo, troppo forte da poterlo quasi sentire. Non sapeva quanti supereroi fossero stati inghiottiti. Il suo non era più tornato. Era, per sempre, “missing”.
“I Got dust on my shoes,nothing but tears drop”.

Shirts in the closet, shoes in the hall / Mama’s in the kitchen, baby and all
Everything is everything / Everything is everything / But you’re missing
Coffee cups on the counter, jackets on the chair / Papers on the doorstep, but you’re not there
Everything is everything / Everything is everything / But you’re missing
Pictures on the nightstand, TV’s on in the den / Your house is waiting, your house is waiting
For you to walk in, for you to walk in / But you’re missing, when I shut out the lights
You’re missing, when I close my eyes / You’re missing, when I see the sun rise / You’re missing
Children are asking if it’s alright / Will you be in our arms tonight?
Morning is morning, the evening falls I got / Too much room in my bed, to many phone calls
How’s everything, everything? / Everything, everything / You’re missing, you’re missing
God’s drifting in heaven, devil’s in the mailbox / I got dust on my shoes, nothing but teardrops.

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