Brian De Palma: “Redacted” (2007) – di Dario Lopez

Non saprei da dove cominciare per scrivere qualcosa su “Redacted”, tanti sono gli spunti di riflessione che il film offre. Proviamoci, iniziamo dal regista: Brian De Palma. Chiunque mastichi un po’ di Cinema sa che quello di De Palma è un nome grosso, per tutti gli altri sui film spendiamo velocemente qualche titolo: “Carrie – Lo sguardo di Satana” 1976, “Blow out” 1981, “Scarface” 1983, “Omicidio a luci rosse” 1984, “Gli intoccabili” 1987, “Vittime di guerra” 1989, “Carlito’s way” 1993, “Mission: impossible” 1996. Su un regista con un curriculum del genere chi è che non punterebbe? Chi non investirebbe in una sua opera? “Redacted” in Italia non è uscito nei cinema, non ha trovato distribuzione qui come non ne ha trovata in altri paesi (parliamo del vincitore del Leone d’oro a Venezia) il film è stato un grandissimo flop commerciale, pur essendo stato girato senza grossi investimenti di budget, nel primo weekend di programmazione negli Stati Uniti “Redacted” raccolse circa 25.000 dollari, una cifra ridicola se pensiamo alla vastità del pubblico americano e al rango del regista coinvolto. Allora qual è il problema? “Redacted” è un film così brutto? No, non è un film brutto, forse se guardiamo solo all’aspetto dell’intrattenimento (che sicuramente non è lo scopo principale di questo film) non è nemmeno un film esaltante, ma sicuramente non è stato questo a determinarne lo scarsissimo successo. Diciamo pure che si è cercato di far circolare “Redacted” il meno possibile, di boicottarlo, perché ciò che De Palma mette in scena è una grandissima spina sul culo di tutto un certo establishment guerrafondaio che con due parole potremmo definire avido e prevaricante (per definirlo qualcun’altro usa invece le parole “fottuti” e imperialisti”). Noi, si sa, si segue la corrente e quindi nelle sale del belpaese del film nessuna traccia. Qui voglio precisare che chi scrive vive di cultura americana (cinema, letteratura, fumetto, serie tv, musica) chi scrive ama l’America, non di meno non bisogna esimersi dal dare a Cesare quel che è di Cesare e ai “fottuti imperialisti” quel che è dei “fottuti imperialisti” (questo non implica che poi dall’altra parte siano tutte rose e fiori: sia chiaro, la merda puzza un po’ in tutto il mondo). Oltre a chi tira i fantomatici fili del potere, penso che il film abbia fatto venire più di un mal di pancia a tanti cittadini americani (almeno i pochi che hanno potuto vedere il film) che faticano ad ammettere come i “nostri ragazzi” a volte si possano rivelare poco più che bestie senza controllo.
È un film politico “Redacted”, quindi scomodo per molti, agghiacciante per tantissimi altri. Brian De Palma riprende un tema già trattato in uno dei suoi film precedenti, “Vittime di guerra”, raccontando ancora una volta, più o meno con le stesse dinamiche, uno stupro ai danni di una giovane indigena del paese occupato (allora era il Vietnam, oggi l’Iraq) perpetrato da un gruppo fuori controllo di soldati americani, giovani ragazzi imbarbariti dalla guerra e dalle sue brutture (ma probabilmente bestie immonde già da prima) incapaci di dare un seppur minimo valore a una vita umana, indifferenti alle sofferenze di quello che considerano ciecamente “il nemico” (poco importa che magari si tratti di bambini) e poco empatici anche con le disgrazie e le morti dei loro stessi compagni. La vicenda è liberamente ispirata allo stupro e all’omicidio della giovane Abeer Qassim Hamza e all’assassinio dei suoi familiari da parte di soldati dell’esercito statunitense. Da quello che si conosce della vicenda, avvenuta nel 2006, il resoconto di De Palma sembra essere abbastanza fedele, ciò nonostante il film è stato aspramente criticato dai sostenitori del buon nome dell’esercito americano, additando De Palma per non aver sottolineato come i feroci assassini siano stati in seguito condannati con pene severissime dalla giustizia americana. Vero, ma forse non è proprio questo il punto. Le riflessioni, tantissime, andrebbero fatte a monte per evitare che determinate situazioni si creino, una volta in atto è inevitabile che non portino mai a nulla di buono e costruttivo. Lo stesso De Palma è stato costretto a etichettare la vicenda come opera di fantasia. Dal punto di vista estetico il regista ibrida l’immagine del reale a quella della finzione, mostrandoci come il confine tra vero e falso, autentico e finzionale si possa disciogliere in un calderone indistinto.
Uno dei protagonisti filma e viene filmato, con la sua camera personale riprende il suo gruppo di commilitoni per avere materiale per la scuola di Cinema che lo aspetta al suo ritorno in America. Alla sua camera, che restituisce immagini di qualità fin troppo alta (è in fondo sempre diretta da De Palma) si mischiano visori a infrarosso, telecamere di sicurezza, inquadrature a campo lungo e altro ancora; è l’immagine alla portata di tutti, la realtà offerta in un fermo immagine, apparentemente democratica, sempre pericolosamente più alterabile. “Redacted” è un’opera alta nella sua bassezza, è prima di tutto una denuncia, è uno sguardo sul presente, è una riflessione sull’immagine e sulla verità, anche sul Cinema contemporaneo se si vuole; è un film importante “Redacted”, peccato che non l’abbia visto quasi nessuno.

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