Bon Jovi: “This House Is Not For Sale” (2016) – di Domenico Tiburzi

Curiosità, voglia di sperimentare e mettersi in gioco, originalità: caratteristiche che mai hanno intaccato la musica dei Bon Jovi, una delle band più scontate e convenzionali degli ultimi decenni. Il gruppo capitanato dal cinquantaquattrenne Jon Bon Jovi ha pubblicato da pochi giorni “This House Is Not For Sale”, tredicesimo album di studio, il primo inciso in seguito all’abbandono dello storico chitarrista Richie Sambora. La speranza che l’addio del musicista potesse indurre i Bon Jovi ad azzardare un radicale cambiamento di rotta compositivo si infrange all’ascolto della prima traccia del disco, la title-track scelta come primo singolo: un innocuo hard-pop sulla falsariga di It’s My life (da “Crush”, 2000) o di altre dozzine di brani della band. I Bon Jovi sono una certezza, come il vino in cartone. Può cambiare la confezione ma il contenuto sarà sempre lo stesso, circostanza che per un certo tipo di pubblico non particolarmente esigente può anche risultare rassicurante. Le composizioni della band seguono gli stessi moduli da più di trent’anni (il loro primo album, “Bon Jovi”, è del 1984) mentre a cambiare nel corso degli anni è stato l’abito sonoro rimodellato a seconda delle esigenze e del passare del tempo. E’ questo dato che ha consentito loro di sopravvivere a uragani musicali come il grunge che spazzarono via decine di loro colleghi inseriti in quel filone che negli anni 80 veniva chiamato hair rock. “This House Is Not For Sale” non rappresenta un’eccezione: gli ex-ragazzi del New Jersey anche in questa occasione non rischiano nulla proponendo ai loro fan – che restano comunque numerosi, specialmente negli States – l’ormai consunta miscela di hard-rock e AOR (Knockout, Roller Coaster, Reunion), echi springsteeniani e leziose ballate (Scars On This Guitar). L’unica variazione che si può riconoscere al gruppo sta appunto nel sound: in questo caso i modelli di riferimento paiono essere i Coldplay (Born Again Tomorrow) e soprattutto gli U2 senili (New Year’s Day, tuttavia, non è una cover del celebre brano della band di Dublino). Non proprio il massimo come cambiamento, considerando che si parla di due band ormai placidamente in cammino lungo il viale del tramonto artistico. Nella sua grigia monotonia “This House Is Not For Sale” non mancherà comunque di essere apprezzato dagli ammiratori della band. Anche il vino in cartone, dopotutto, ha i suoi numerosi estimatori.

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Un pensiero riguardo “Bon Jovi: “This House Is Not For Sale” (2016) – di Domenico Tiburzi

  • Novembre 5, 2016 in 1:45 am
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    Dal punto di vista artistico il “nuovo” Bon Jovi mi lascia completamente indifferente, ammetto però che vederlo così invecchiato invece mi fa un certo effetto. Porca miseria!

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