“Bombe” – di Andreas Finottis

Sono abbastanza complottista, portato alle dietrologie, credo perché sono rimasto turbato dagli anni di piombo, creati dalla strategia della tensione. Uno dei fatti che mi hanno più impressionato è che il 2 agosto 1980 era un sabato e volevo andare a Bologna, invece mi alzai pieno di sonno e di pigrizia, non avevo voglia di stare delle ore sui mezzi pubblici e in giro… così andai a prendere l’autobus che mi portò alla stazione dei treni, dove presi il treno per Bologna. Quella mattina, alle ore 10.25, scoppiò una bomba nella sala di aspetto per la seconda classe della stazione dei treni di Bologna, causando 85 morti e oltre 200 feriti, il più grave attentato terroristico nella storia della Repubblica Italiana. Non so, se fossi andato… avrei allungato l’elenco delle vittime? Penso di no, allora di solito arrivavo prima di quell’ora o dopo se perdevo il treno, a meno che non avessi trovato qualcuno che conoscevo e mi fossi messo a parlare con lui, attardandomi in stazione. Fatto sta che quel giorno io non c’ero, ma 85 persone da allora non ci sono più. Ai balordi cani sciolti che organizzano questi attentati ho sempre creduto poco o niente. Gli anni 70 erano stati flagellati da infiniti atti terroristici e attentati, pesantemente manovrati dall’alto, da chi voleva creare un clima di terrore con un preciso disegno, che è poi lo stesso… dalla strage di Portella delle Ginestra in poi: allontanare la partecipazione popolare dalla sinistra parlamentare, sabotando la libertà democratica. Possono servirsi di manovalanza fascista o mafiosa o di altri balordi, ma il fine è sempre quello e chi organizza è gente che ha potere. Ricordo che qualche anno prima, quando andavo alle superiori, vedevamo che era spesso posizionata una macchina di agenti in borghese della digos, che sorvegliavano la casa dei genitori di un terrorista fascista, vicina alla scuola che frequentavo. Quella presenza era inquietante, portava un pezzo reale di piombo nei nostri sogni di adolescenti. Tra noi giovani di allora il clima era più gioioso di quello che si pensa adesso, nonostante l’atmosfera plumbea, con cui cercavano di spaventarci. Anche le bombe dagli studenti erano usate solo per saltare qualche impegno scolastico. Succedeva che qualcuno, se voleva evitare un’interrogazione o un compito prestabiliti quella mattina faceva dal bar una telefonata anonima alla segreteria della scuola, dicenva che era un terrorista, che aveva messo una bomba nella scuola e che sarebbe scoppiata da un momento all’altro. Arrivava la polizia e faceva uscire tutti da scuola per controllare: eravamo oltre mille persone dentro, perciò si perdeva quasi tutta la mattina. Poi però, considerando che erano sempre falsi allarmi, hanno cominciato a dare solo una rapida occhiata nelle classi, senza farci uscire. Veniva in aula un bidello e ci chiedeva di guardare tutti sotto il banco se c’era una bomba, mentre lui dava un’occhiata nell’armadietto e nei cassetti della cattedra. Finché un giorno arrivò una telefonata che indicava un’aula specifica e raccomandava di guardare in un particolare cassetto della cattedra. Andò un bidello a vedere e trovò veramente il pacco… si sentiva il timer ticchettare. Terrorizzato corse a chiamare la polizia e fu il caos. Sgombrarono la nostra scuola e anche le scuole adiacenti, con scene di isterismo diffuse. Apparvero forze dell’ordine di ogni tipo e luogo. Vennero sgombrate anche le case circostanti. Cominciarono ad arrivare gli immancabili giornalisti, tenuti come tutti a distanza di sicurezza. Arrivò anche l’esercito con gli artificieri. Il clima era tesissimo, dicevano che la telefonata aveva rivelato che l’esplosione era programmata per le 11.15… mancavano pochi minuti. Con estrema cautela gli artificieri tentarono di disinnescare l’ordigno. Aprirono il pacco. Trovarono quattro bottiglie di coca-cola piene e una vecchia sveglia con la carica a molla. Quando venimmo a saperlo noi studenti, dietro le transenne o sparsi nei bar della zona, le risate sommersero tutti e tutto. Da quella volta non ci fecero più uscire da scuola neanche una volta, a costo di farci esplodere tutti, nel caso di un allarme vero… magari avrebbe fatto pure piacere a più di qualcuno, ormai stavamo sul cazzo a ogni autorità esistente.

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