Photo album – Bol&Snah all’Off Club: i Settanta ben portati – di Pietro Previti


Con la data napoletana dello scorso 26 Novembre all’Off Club (ex Casetta della Musica) ha avuto termine la breve tournée italiana dei Bol&Snah, formazione nata dalla collaborazione di Snah, al secolo Hans Magnus Ryan, fondatore e chitarrista dei celebri Motorpsycho, con il trio norvegese dei BOL attivo da diversi anni  in ambiti di impro sperimentale con forti rimandi a sonorità Jazz, Noise ed elettronica. I BOL sono formati dalla cantante Tone Åse che si occupa anche di campionamenti, dal marito Ståle Storløkken, già tastierista dei Motorpsycho nell’album “The Death Defyng Unicorn” del 2012  e dal batterista Tor Haugerud. L’occasione è stata propiziata della pubblicazione lo scorso 14 Ottobre di “So? Now?”, secondo album del gruppo dopo l’iniziale “Numb, Number” (2012) pubblicato dall’etichetta Gigafon Records. Si tratta di un lavoro ispirato dalle liriche di Rolf Jacobsen, il “poeta verde” norvegese noto per le tematiche ecologiche e per avere dato voce al precario equilibrio tra uomo e natura nella lotta quotidiana verso il progresso. Va detto subito che si tratta di un disco ben riuscito, assolutamente godibile, che affonda le sue radici saldamente nei primi anni Settanta, tanto da potersi  collocare in uno scaffale immaginario tra album Prog e Hard Rock, magari quelli più venati di psichedelia. Sarà forse per l’efficacia dei testi particolarmente sentiti di Tone Åse ma anche per l’ottima intesa raggiunta dai musicisti coinvolti in questo insolito e saltuario percorso artistico (attivo dal 2010) che il concerto napoletano dei Bol&Snah ha ampiamente incontrato i favori del pubblico, non deludendo assolutamente le attese ma anzi, riuscendo a coinvolgere anche quella parte di spettatori non propriamente avvezzi a questo tipo di sonorità. Dal vivo i brani più lirici e sinfonici come The Sidewalks e Reality acquistano inevitabilmente uno spessore diverso, certamente più grezzo e hard, talvolta con suggestioni acide, tuttavia meno psych di come potevano aspettarsi i fans dei Motorpsycho. Per tutto il concerto la chitarra di Snah non eccede, né prevarica gli altri tre compagni. Non certo rincalzo di lusso ma membro paritario di un complesso composto da quattro musicisti assolutamente fuori dal comune ed in perfetta armonia, capaci di dare voce in maniera credibile ad una proposta sonora (Prog e sue diramazioni nobili) certamente né attuale, né facile da riproporre con siffatta convinzione. In questo contesto la voce di Tone Åse abbandona i versanti più sperimentali per collocarsi idealmente accanto ai nomi femminili più classici e nobili del genere (Sonja Kristina dei Curved Air o Annie Aslam dei Renaissance) mentre Ståle e Tor accompagnano con evidente misura e gusto, evitando di imporre al pubblico i magniloquenti assoli che un tempo avviluppavano il genere su se stesso. Così, quando in conclusione si giunge a Epilogue il miracolo è concluso. I dieci minuti della suite non sono anacronistica riproposizione di una musica superata ed irritante o semplice esercizio di stile ma rappresentano una convinta ed intima necessità di espressione dei musicisti. A questo punto, sperando di rivederli passare presto dalle nostre parti, non appare anacronistico gridare “Long Live Prog”!

Foto e articolo di Pietro Previti © RIPRODUZIONE RISERVATA

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