Bobby Bare: “Things Change” (2017) – di Claudio Trezzani

Bobby Bare è una leggenda della musica country americana. Quando si parla di Outlaws, ecco, senza di lui quel movimento negli anni 70 non esisterebbe. Lui ha scoperto il grande Waylon Jennings, quando attorno alla metà degli anni 60 era un bravo cantante conosciuto solo a livello locale. Grazie a Bobby Bare cominciò la sua carriera a Nashville e diventò il “re del country fuorilegge”. Quindi parliamo di un uomo che oggi, a 82 anni, dopo 40 album usciti a suo nome, potrebbe tranquillamente godersi la vecchiaia, bevendo whiskey all’ombra del suo portico, sapendo di aver contribuito in maniera determinante a scrivere pagine fondamentali della musica d’autore americana. Invece, dopo il suo eccellente ritorno nel 2013 con “Darker Than Light”, lo ritroviamo nel 2017 con questo ancor più bello “Things Change”,un ritorno alla maniera di Willie Nelson e Johnny Cash. Un disco stupendo, di country ora elettrico ora acustico, violino e liriche di vita vera. Già dalla title-track, posta all’inizio, Bare mette subito le cose in chiaro su quale sia la direzione del disco e lo fa con una bella canzone dal sapore honey tonk dedicata al compianto Hoyt Axton, amico e altra assoluta leggenda del country più vero. Splendido l’assolo centrale di chitarra e violino. Le cose cambiano e la vecchiaia te lo fa capire ogni giorno in maniera più forte. Al centro del disco troviamo la canzone secondo me più riuscita, un piccolo gioiello che pare sia anche l’ultima canzone autografa di Guy Clark, altro eroe fuorilegge scomparso nel 2016, scritta in collaborazione con Mary Gauthier, e cioè I Drink. Un pezzo che la sua voce roca e profonda rende alla perfezione, una di quelle canzoni che il country chiama “drinking song”, uno di quei pezzi che le radio texane passerebbero senza soluzione di continuità. Bellissimo e ispirato. Altro pezzo da ricordare è The Trouble With Angels, una ballad che parla dell’amore in maniera originale, una riflessione sulla sua natura sfuggente e quasi effimera: “Mi ha cantato dolcemente / Il suo tenero canto d’amore / E lei mi ha cullato dolcemente / Tutta la notte / Mi guardò diventare forte / Più forte ogni giorno / Quando diventai irrequieto / Volò via”. I ricordi, la consapevolezza del tempo che passa, la tristezza di invecchiare filtra da canzoni come Mercy Now… i testi sono sempre acuti e mai banali e la musica è all’altezza. Il disco si chiude con una collaborazione riuscitissima, con uno degli eredi dell’Outlaw Movement, forse la sua voce più bella e cioè Chris Stapleton, ormai un’istituzione a stelle e strisce. Il duo si esibisce in un remake di una canzone dello stesso Bare del 1963, Detroit City. Una stupenda versione di uno dei suoi più grandi successi, un country rock sanguigno che chiude un disco splendido. Graditissimo ritorno di un artista che superate le 80 primavere non ha smesso di regalare al mondo musica di altissima qualità. Leggenda vera. Buon ascolto.

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